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Un'operatrice trentina: ''Distruggono i motori delle barche dei migranti'', sale la tensione in Grecia dopo la riapertura dei confini della Turchia

Sarebbero 19 le imbarcazioni che domenica 1 marzo sono attraccate sulle coste delle isole greche Lesbo, Samos e Chio nel mar Egeo. Isole che da molti mesi stanno soffrendo a causa del sovraffollamento dei loro campi di accoglienza messi in piedi e gestiti con grande fatica da diverse Ong. Sarebbero oltre 42.000 i richiedenti asilo ammassati nei campi, contro una capacità che supera di poco le 6.000 unità 

Di Cinzia Patruno - 02 marzo 2020 - 20:05

SAMOS (Grecia). Sono pesanti e destinate a peggiorare le conseguenze della decisione del presidente turco Erdogan di riaprire il confine, lasciando circa 4 milioni di rifugiati ospitati ad Ankara liberi di circolare. Una decisione che ci riporta al 2015, quando migliaia di migranti risalirono l'Europa orientale attraverso la cosiddetta rotta balcanica, e alla quale la Grecia ha riposto sospendendo le richieste di asilo per coloro che entreranno nel paese illegalmente.

 

Sarebbero 19 le imbarcazioni che domenica 1 marzo sono attraccate sulle coste delle isole greche Lesbo, Samos e Chio nel mar Egeo. Isole che da molti mesi stanno soffrendo a causa del sovraffollamento dei loro campi di accoglienza messi in piedi e gestiti con grande fatica da diverse Ong. Sarebbero oltre 42.000 i richiedenti asilo ammassati nei campi, contro una capacità che supera di poco le 6.000 unità con un conseguente aggravamento delle condizioni di vita. 

 

La convivenza dei richiedenti asilo in attesa dei documeti che consentirebbero loro di spostarsi attraverso il continente e la popolazione locale ha portato forti tensioni, che negli ultimi giorni sono sfociate in comportamenti violenti (una manifestazione particolarmente violenta è stata riportata dal quotidiano britannico The Guardian (martedì 25 febbraio, ndr). È innegabile che tali manifestazioni siano state legittimate dall'atteggiamento xenofobo di una parte della politica greca.

 

Massimiliana Odorizzi, di Trento, è da due anni operatrice dell'organizzazione Action for Education che opera sulle tre isole fornendo assistenza ai richiedenti asilo. "Alcune imbarcazioni – spiega la trentina - dirette verso le isole sono state boicottate. La falange locale di estremisti di destra sta utilizzando delle imbarcazioni per distruggere i motori delle navi cariche di migranti che cercano di sbarcare sulle isole greche". 

 

"A Samos, in particolare, le navi che hanno attraccato sono state due – continua Massimiliana -. Tra le isole è indubbiamente quella più tranquilla. A parte alcuni episodi circoscritti, non ci sono state delle minacce importanti da parte dei locali. Ma tutto fa presagire che non tarderanno ad arrivare anche qui". La situazione di grande tensione è stata documentata anche dal giornalista tedesco Michael Trammer attraverso un tweet corredato dall'immagine di una ferita alla testa che gli è stata provocata da alcuni attivisti di destra durante gli scontri al porto di Lesbo.

 

"La situazione a Lesbo è diventata estremamente tesa negli ultimi giorni – ha raccontato Trammer al quotidiano tedesco Tagesspiegel -. Quando una delle barche ha cercato di attraccare oggi (ieri, 1 marzo, ndr), circa un centinaio di persone erano in piedi al porto, gridando 'Tornatevene in Turchia' e lanciando oggetti alla gente". Gli attacchi fisici e verbali a migranti e giornalisti sono stati riportati da numerose testate internazionali e il giornalista tedesco Trammer ha annunciato di voler lasciare l'isola di Lesbo per ragioni di sicurezza.

 

Uno dei gommoni che cercava di avvicinarsi al porto di Lesbo si è ribaltato e l'incidente, secondo quanto riportato da Cnn.gr, è morto un bambino, mentre 46 persone sono state portate in salvo dalla Guardia costiera greca.

 

Nonostante la protesta non sia diffusa tra tutta la popolazione ma sono nella falange di estrema destra, sembrerebbe che nessun locale abbia cercato di contrastare le violenze dei tentativi di respingimento.

 

Le organizzazioni, tra cui Action for Education, hanno deciso di redigere una petizione rivolta al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e ai presidenti degli Stati membri della Ue. "L'Europa deve agire per il decongestionamento immediato delle isole dell'Egeo", titola la petizione che è stata firmata da più di 80 enti.

 

"La Grecia è stata lasciata sola ad affrontare questa crisi - e le isole più di chiunque altro. Oggi l'Europa deve agire per correggere 5 anni di politica negligente. [...] Poiché la situazione umanitaria peggiora al di là di ogni previsione, è vostra responsabilità, in quanto leader dell'Ue, assicurare un'azione decisa e coordinata per proteggere le vite umane".

 

I firmatari chiedono un'azione immediata da parte di tutti gli Stati membri per decongestionare le isole dell'Egeo di Lesbo, Chios, Samos, Kos e Leros attraverso un'equa ricollocazione dei richiedenti asilo nei paesi europei; l'immediata fornitura da parte degli Stati dell'Ue di sostegno e supervisione ai centri di accoglienza e la creazione di un registro europeo condiviso di personale legale, medico e di protezione per sostenere il governo greco nel trattamento delle domande di asilo in modo umano, dignitoso e legale.

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