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Vietati gli spostamenti fra comuni ma nei centri minori diventa difficilissimo fare la spesa. Pomarolo: “Abbiamo preso accordi con carabinieri e polizia locale”

Con il nuovo decreto è diventato quasi impossibile spostarsi ma in alcuni piccoli comuni non esiste nemmeno un negozio di alimentari. Gianmoena (Anci): “Il problema esiste, stiamo cercando una soluzione”. Il sindaco Adami: “Ho parlato con le forze dell’ordine per permettere ai residenti di Pomarolo di andare a fare la spesa a Villa Lagarina”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 23 marzo 2020 - 11:33

TRENTO. Nella serata di ieri, domenica 22 marzo, il governo ha emanato delle disposizioni ancor più restrittive nel tentativo di ridurre al minimo gli spostamenti delle persone, con il fine ultimo di evitare nuovi contagi da coronavirus.

 

Stando a quanto riportato del decreto da questo momento è fatto divieto a “tutte le persone fisiche” di “trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un Comune diverso da quello in cui si trovano” fatta eccezione per quelle che vengono definite “comprovate esigenze lavorative” o di “assoluta urgenza” come i motivi di salute.

 

A questo punto però sorge un problema che riguarda da vicino anche il Trentino dove ci sono molti comuni di dimensioni ridotte e pertanto anche fare la spesa, alla luce delle nuove disposizioni può diventare un problema. In provincia sono oltre 60 i comuni che hanno una popolazione al di sotto dei 1000 abitanti e in molti di questi (benché molto estesi per superficie) non esiste nemmeno un negozio di alimentari.

 

Le cose però non vanno meglio nei comuni con più abitanti dove magari esiste un solo supermercato o una piccola famiglia cooperativa, è il caso ad esempio di Pomarolo (ma sono circa 130 i comuni con una popolazione inferiore a 2500 abitanti) dove esiste un solo negozio di alimentari.

 

“Il problema esiste – spiega il sindaco Roberto Adamiquasi ogni giorno si formano delle code di una quindicina di persone e in molti ci hanno posto questa domanda”. D’altronde dopo che a novembre è stato chiuso il secondo punto vendita privato è rimasta operativa solo la piccola famiglia cooperativa del paese “già allora – prosegue – avevamo chiesto che l’offerta fosse ampliata così come il personale – richieste che sono state parzialmente accolte – ma il problema delle dimensioni ridotte resta, il negozio comunque deve soddisfare la domanda di circa 2500 abitanti”.

 

L'amministrazione si era attivata anche per far partire un servizio di consegna a domicilio sia per i farmaci che per gli alimentari, ma per quest’ultimi il problema del sovraffollamento resta, la cooperativa fa anche fatica a smaltire gli imballaggi. Infatti, interpretando alla lettera il decreto il dubbio sorge spontaneo, è necessario capire se sia possibile muoversi per fare la spesa, o come nel caso di Pomarolo, se sia possibile farla allontanandosi dal proprio comune.

 

Per adesso il sindaco Adami ha trovato una soluzione momentanea: “Ho parlato personalmente con i carabinieri e la polizia locale per spiegare la situazione, pertanto i residenti di Pomarolo potranno spiegare nell’autocertificazione che si stanno spostando a Villa Lagarina per fare la spesa, visto che lì ci sono più punti vendita”. Ciò non significa “via libera” a tutti gli spostamenti, i casi in cui l'autocertificazione sarà valida saranno limitati a quelli di “comprovata necessità” e gli abusi saranno comunque puniti, ergo non sarà possibile andare a fare la spesa due volte al giorno, l'amministrazione fa appello sempre al buon senso delle persone. 

 

Il problema comunque è noto tanto che, come confermato da Paride Gianmoena, presidente del consorzio dei sindaci trentini, la questione è stata messa all’ordine del giorno della riunione che si terrà oggi: “Stiamo approfondendo, contiamo di trovare una soluzione che rispetti la volontà del governo di limitare il più possibile gli spostamenti. La problematica – continua Gianmoena – è emersa anche a livello nazionale fermo restando l’acquisto di beni di prima necessità dovrebbe rientrare fra le eccezioni ammesse dal decreto”.

 

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