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A Passo Giau vogliono costruire un mega hotel, l'allarme degli ambientalisti: ''Una colata di cemento che distruggerebbe tutto''

"No all’edificazione di 40.000 metri cubi sul passo Giau" l'appello contenuto in una lettera che le associazioni ambientaliste hanno inviato alle istituzioni. "Un eco-mostro in quota" e poi spiegano: "Siamo intenzionati a tenere alta l’attenzione e ad avvalerci di tutti i mezzi legali a disposizione per impedire che si realizzi questo ulteriore scempio nel territorio dolomitico”

Di Giuseppe Fin - 21 July 2021 - 11:58

BELLUNO. “No all’edificazione di 40.000 metri cubi sul passo Giau”, è questo l’appello lanciato negli scorsi giorni da Italia nostra, Mountain Wilderness, Wwf, Comitato Peraltrestrade Dolomiti e Gruppo Promotore Parco del Cadore contro l’ipotesi di costruzione di un hotel di lusso, con circa 24.500 metri cubi nel sottosuolo, in luogo dell’attuale hotel “Enrosadira”, località conosciuta anche per essere stata la scenografia del famoso film Ladyhawke.

 

In una lunga lettera inviata alle istituzioni le associazioni chiedono che il progetto venga bloccato. “Siamo intenzionati a tenere alta l’attenzione – scrivono - e ad avvalerci di tutti i mezzi legali a disposizione per impedire che si realizzi questo ulteriore scempio nel territorio dolomitico”.

 

L’impatto del progetto

Le associazioni nella lettera definiscono il progetto “un eco-mostro in alta quota” che genererebbe un danno incalcolabile all’immagine delle Dolomiti ed avrebbe inevitabili ricadute negative sul turismo e l’economia locale.

Il progetto, spiegano sempre le associazioni, consiste nell’edificazione di circa 40.000 metri cubi di cui 24.500 metri cubi fuori terra per la costruzione di un grande albergo in sostituzione dell’esistente, a suo tempo acquistato e lasciato in stato di abbandono.

 

“Forse – spiegano le associazioni - ai non addetti ai lavori può sfuggire l’imponenza della dimensione e ciò può spiegare perché una tale ipotesi edificatoria, pur così scriteriata, possa aver già ottenuto di essere presentata in sede di Conferenza dei Servizi. Tuttavia, per coloro che si occupano di architettura e urbanistica è ben chiaro che 24.500 metri cubi corrispondono, ad esempio, a 3 edifici di almeno 7 piani o a una settantina di appartamenti di taglia media”.

 

Non è quindi difficile immaginare quali possano essere le problematiche conseguenti all’approvvigionamento idrico e allo smaltimento dei reflui, quali disastri sarebbero causati dalle esplosioni con mina, necessarie per la frantumazione del banco roccioso dolomitico e quali conseguenze potrebbero ricadere su ambiente e paesaggio per la sola formazione e conduzione del cantiere.

 

L’appello

“Chiediamo alle autorità competenti – concludono le associazioni – di escludere qualsiasi intervento edilizio che possa deturpare la località. In particolare, chiediamo che il Ministero per i Beni ambientali eserciti le funzioni di tutela previste dalla normativa ed esprima parere negativo, senza possibili spiragli di fattibilità. Interventi di questa natura rappresentano infatti l’esatto contrario di quello che chiamiamo sviluppo sostenibile in quanto comportano consumo del suolo, danno al paesaggio e all’ambiente, danno irreversibile per tutta la collettività. Da parte nostra, siamo intenzionati a tenere alta l’attenzione e ad avvalerci di tutti i mezzi legali a disposizione per impedire che si realizzi questo ulteriore scempio nel territorio dolomitico”.

 

QUI IL DOCUMENTO DELLE ASSOCIAZIONI 

 

 

 

 

 

 

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