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Chiude il Cinema Astra, la famiglia Artuso: ''Il nostro commosso saluto a Trento e al quartiere di Cristo Re''

Il Cinema Astra ha arricchito il mondo culturale trentino a partire dal 1952 con ben 3 generazioni. "Crediamo di aver contribuito a disegnare una pezzetto della storia culturale della città, non solo per il valore dei film proiettati, ma anche per lo sforzo di portare a Trento, ogni volta che è stato possibile, autori ed attrici/ori che stimolassero con la loro presenza e con le loro parole riflessioni, sensibilità, partecipazione" 

Di Nereo Pederzolli - 17 marzo 2021 - 11:30

TRENTO.  Altro che ciack si gira! Trento perde il suo storico cinema perché il 31 dicembre chiude l’Astra. Definitivamente. Luci spente dei 3 proiettori del multisala e via alla demolizione. Proprio così. Al posto della struttura sorgerà un complesso residenziale incastonato tra la il vialone che fiancheggia la ferrovia e la sponda sinistra del fiume Adige. Decisione sofferta, ma che non ammette deroghe. La famiglia Artuso – come ha sintetizzato in un comunicato Antonio, l’istrionico preparatissimo proprietario gestore – abbandona l’attività iniziata nel 1952 e proseguita con grande impegno, strategie per certi ‘visionarie’, proprio come s’addice ad una sala cinematografica interprete dell’evoluzione dei tempi.

 

L’Astra è stato davvero il cinema dei trentini. Inizialmente come sala cittadina leggermente decentrata, ideale per micro fughe romantiche, per sostare comodamente sulle poltrone e ‘visionare’ uno schermo decisamente panoramico. Cinema davvero ‘per tutti’, facilmente raggiungibile anche dai cinefili delle valli vicine, perché il parcheggio era comodo e pure i prezzi dei biglietti erano decisamente popolari.

 

Gestione strategica quanto oculata sempre saldamente in mano agli Artuso.

 

Fondato da Antonio – nonno dell’attuale omonimo proprietario – assieme al figlio Ernesto, al termine di un iter burocratico che aveva chiamato in causa veti ecclesiastici, diatribe politiche ( la Democrazia Cristiana vigilava su ogni anelito liberatorio del costume e andare al cinema, allora, era quasi un peccato…) e sviluppi urbanistici di una Trento alle prese con la ricostruzione post bellica e le prime ‘contaminazioni’ culturali con il mondo dello spettacolo e del cinema internazionale. Subito dopo le prime proiezioni dei film del Neorealismo e quelle dei tecnicolor Made in USA l’Astra s’è imposto per la qualificata ‘scaletta’ delle pellicole in calendario, per la dotazione tecnica della cabina di proiezione e pure per la simpatia, la gentilezza di Ernesto Artuso e di sua moglie Emma. E ancora: come non ricordare la nonna Maria, che ha gestito la cassa del cinema per oltre mezzo secolo. Una passione di famiglia subito rilanciata dal giovano Antonio, l’unico maschio dei cinque figli di Ernesto Artuso.

 

Tutti gli Artuso però non hanno mai smesso di promuovere e rinnovare l’offerta del loro ‘salone en Cristo Re’, trasformando l’Astra non solo in un multisala ma dotando la struttura pure di una bellissima osteria, per coniugare cibo di tradizione, squisiti vini e altrettanto godibili visioni.

 

Astra pronto a recepire le novità protagoniste dei vari Festival, proiettando immediatamente a ridosso della Mostra di Venezia i titoli più osannati dalla critica, ma anche pellicole di produzioni alternative, indipendenti, realizzate da cineasti coraggiosi.

Anteprime di docufilm, ospitando registi e cineasti tra i più autorevoli. Mixando cinema con dibattiti, aprendo le porte anche al mattino, per qualche domenica speciale.

 

Cinema d’essai per antonomasia con una sequenza incredibile di titoli, proiezioni articolate sugli schermi del multisala, per accontentare le esigenze più disparate di un pubblico decisamente ‘astraffezzionato’. Che ora rischia di rimanere senza particolari schermi di riferimento.

 

Qui la lettera della famiglia Artuso

 

 

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