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| 23 ott 2021 | 14:37

"Co2 open park", il progetto nato dai giovani per dire che anche l'ombra fa comunità

A Gardolo, nello spazio per lungo tempo abbandonato dietro un discount (dove ci fu il vecchio campo sportivo), sono state messi a dimora i primi aceri e gelsi bianchi. Verrà creato uno spazio ispirato all'ecologia sociale: benessere in difesa della natura e dei rapporti grazie al coinvolgimento delle comunità e delle associazioni. L'applauso del Comune e della Circoscrizione dovrà trovare ancora più concretezza nel garantire la possibilità tecnica di animazione

TRENTO. Anche l’ombra fa comunità. E fanno comunità, allo stesso modo il silenzio di un ritrovato relax, il vociare dei bambini che giocano, il sovrapporsi dei filò tra adulti. La comunità non chiede miracoli. Si accontenta anche di poco perché spesso riesce – quello sì quasi miracolosamente – a trasformare il poco in tanto. In tanta socialità che è l’antidoto – l’unico – ad un mal di vivere sempre più devastante. Un poco che potenzialmente può diventare tanto ha iniziato a prendere forma questa mattina a Gardolo.

 

 Nello spazio per troppo tempo incolto, degradato e abbandonato collocato dietro un discount, a fianco della strada per il centro (si fa per dire) di Canova si è festeggiata la piantumazione di aceri e gelsi bianchi che negli anni dovranno far crescere assieme al verde anche l’utilizzo consapevole di una duplice funzione ecologica: quella salutare degli alberi che si mangiano il veleno dell’anidride carbonica e quella, ancor più vitale, di un’ecologia dei rapporti. Dello scambio tra le persone, tra le generazioni, a partire dalla frequentazione di uno spazio collettivo.

 

 Come per fortuna accade sempre più spesso nelle innovative dinamiche dei progetti ispirati ai beni comuni quella inaugurata oggi non pare essere solo un’opera pubblica. È infatti più corretto parlare di progetto aggregativo che dall’ideazione alla realizzazione ha saputo mettere in rete singole aspirazioni, realtà associative e istituzioni. Il là lo ha dato un’opzione europea di cui il Comune è partner: uno strumento di finanziamento di azioni ecologiche per le città.

 

 Su questa linea verde hanno camminato le idee giovani e anche un po’ caparbie di ragazze e ragazzi che si sono candidati a costruire un percorso per sé stessi e soprattutto per gli altri, redigendo il progetto “Co2 Open Park” con la determinazione della scoperta agganciata a quella sacrosanta del verde e della salute.


Ecco dunque Green Pact, proposto e accettato in un piano giovani di zona, con gli studenti impegnati nel contestualizzare lo spazio che sarà quasi bosco nella geografia e nella storia del sobborgo. Passeggiate, incontri, confronto tra idee e proposte su un “domani” di “Co2 Park” che ha l’ambizione di proporsi come un laboratorio permanente di attività.

 

 Una scelta che non poteva non trovare l’appoggio di alcune realtà che da anni operano a Gardolo per renderla più accogliente e più includente: le cooperative Carpe Diem e Arianna. Una scelta che non poteva non trovare il sostegno della Circoscrizione e del servizio Parchi e Giardini del Comune. Ognuno a fare la propria parte. Oggi con la zappa in mano, per mettere le piante a dimora. Domani con in mano l’elenco delle proposte che puntano a fare dello spazio ritrovato, recuperato, un punto di riferimento per l’animazione dell’intero sobborgo.

 

 La vera, bella, sfida sta tutta qui. E’ un sfida importante per un sobborgo ad alta densità di differenze, (sociali, economiche, culturali, geografiche, etniche) che la socialità può mutare in scambio, comprensione reciproca, partecipazione. Vita sana, cioè, di una comunità. Senza il rischio della partecipazione e del coinvolgimento i luoghi corrono il pericolo di non avere anima. L’anima di “Co2 Open Park” è tutta da costruire ma se il buon giorno si vede dal mattino – da questa mattina – si può osare un ottimismo lungo un centinaio di metri e largo quanto basta.

 

 Certo, quello di questa mattina è stato solo un bell’inizio. L’open park è già adottato da un gruppo variegato che probabilmente sta già attrezzandosi sul “come” e sul “cosa” fare senza aspettare che gli aceri e i gelsi regalino l’ombra e pranzino con l’anidride.

 

 Dalle istituzioni - dal Comune che col sindaco si è prodigato in elogi - ci si aspettano quelle dotazioni – (acqua, luce, eccetera), che fanno la differenza tra spazi animabili anche con piccoli-grandi eventi e spazi di un frustrante “vorrei ma non posso”.

 

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