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Coronavirus, la “rivoluzione” di Ferro per dare una svolta alla campagna vaccinale: “Un’unica dose per la fascia d’età 65-79 e per chi si è già ammalato”

La campagna vaccinale sta procedendo troppo lentamente la “ricetta” di Ferro per cambiare passo: “Recuperare più dosi e valutare la possibilità di offrire un’unica somministrazione alla popolazione tra i 65 e 79 anni in modo da riuscire in fretta a coprire questa coorte di età”

Di Tiziano Grottolo - 02 March 2021 - 09:23

TRENTO. Ormai è appurato: la campagna vaccinale sta procedendo troppo lentamente. Come messo in evidenza da Il Dolomiti, procedendo con questi ritmi, per per vaccinare il 70% della popolazione trentina e raggiungere la cosiddetta immunità di gregge si finirebbe più o meno a ottobre 2023. Un tempo infinito considerando che la pandemia corre veloce e soprattutto tende a mutare di frequente. Per non perdere questa “corsa” dunque è necessario un cambio di passo.

 

Anche Antonio Ferro direttore del dipartimento prevenzione di Apss, in veste di presidente della Società Italiana di Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, ha chiesto che si faccia qualcosa. In questo momento così delicato per il Paese, ha spiegato Ferro, e con un numero così limitato di dosi per il vaccino anti-Covid grazie al supporto di un gruppo di esperti riteniamo utile dare una serie raccomandazioni.

 

Secondo il direttore del dipartimento prevenzione di Apsscoloro che hanno avuto un’infezione da Covid devono ricevere un’unica dose dopo almeno 4 mesi dal tampone di guarigione”. Inoltre bisogna impegnarsi per recuperare le “dosi in più” che si possono ottenere dai flaconcini dei vaccini grazie a siringhe di precisione, che però non sempre sono disponibili. “Dobbiamo recuperare il più possibile la settima dose dal vaccino Pfizer/BioNTech e l’undicesima dose da quelli di Moderna e AstraZeneca”.

 

 

Infine, per dare una svolta alla campagna vaccinale per Ferro è necessario cambiare drasticamente alcuni approcci: “Bisogna valutare la possibilità di offrire un’unica dose di vaccino Pfizer/BioNTech o Moderna alla popolazione tra i 65 e 79 anni in modo da riuscire in fretta a coprire questa coorte di età”. Il motivo è semplice: “Le corti di età sopra i 65 anni da soli fanno il 70% dei ricoveri è più del 95% dei morti”.

 

Resta da capire se in poco tempo sia possibile ricalibrare una campagna vaccinale che già in queste condizioni stenta a decollare. Le incognite non sono poche, senza dimenticare che c’è anche un problema strutturale, infatti per accelerare con la somministrazione delle dosi servono strutture adeguate, personale ma soprattutto un’organizzazione migliore.

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