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Coronavirus, terremoto in Upipa: ''Non me la sento di stare con chi si ostina ancora a negare agli anziani i loro diritti''. La presidente Parolari si dimette

L'epilogo delle tensioni emerse all'interno dell'Unione provinciale istituzioni per l'assistenza che rappresenta il maggior numero di Rsa in Trentino. Parolari: "Autonomia vuota e priva di concretezza se non associata alla responsabilità"

Pubblicato il - 20 marzo 2021 - 11:58

TRENTO. "Rassegno le mie dimissioni dalla carica di presidente Upipa". Così Francesca Parolari formalizza il passo indietro. L'epilogo delle tensioni emerse all'interno dell'Unione provinciale istituzioni per l'assistenza che rappresenta il maggior numero di Rsa in Trentino. Ora la dimissionaria numero uno delle Case di riposo chiarisce le ragioni di questa frattura: "Grandi contraddizioni latenti nel nostro sistema. A partire dalla concezione di autonomia delle Apsp - si legge nella lettera - riconosciuta dal legislatore regionale, purtroppo vuota e priva di concretezza, portata solo come bandiera se non è associata al concetto di responsabilità".

 

Il Cda di Upipa nella riunione di inizio marzo aveva nei fatti sfiduciato Parolari a causa di quello che è stato definito "un insanabile contrasto tra il consiglio e la presidente". Una vicenda partita dal progetto di aprire alcune Rsa alle visite in questa fase dell'emergenza Covid-19 e la somministrazione dei vaccini nelle strutture per anziani (Qui articolo).

 

Cinque Case di riposo presenti sul territorio hanno aperto, in via sperimentale, le porte le per visite dirette dei familiari (Qui articolo). Una decisione, questa, che ha coinvolto l'Apsp Ubalda Campagnola di Avio, Residenza Valle dei Laghi di Cavedine, Cesare Benedetti di Mori, Opera Romani di Nomi e Margherita Grazioli di Povo.

 

La decisione di proseguire con questo progetto, però, sembra non essere stata comunicata da parte della presidente Parolari al Consiglio di amministrazione. L'organo, davanti al mancato coinvolgimento, ha deciso di convocare immediatamente un consiglio straordinario per chiederne conto e alla fine esprimere il proprio dissenso nei confronti della presidente. All'origine della frattura interna all'Upipa, però, ci sarebbero anche altre decisioni prese in passato e non condivise.

 

Negli scorsi giorni la struttura di Mori aveva preso posizione per quanto riguarda l'apertura alle visite dei familiari e la conseguente sfiducia alla presidente delle Rsa: ''Dibattito che a tutto serve fuorché al benessere degli anziani'' (Qui articolo).

 

"Credo - si legge - sia giunto il momento per me di scegliere da che parte stare. Lo sento come un dovere etico e morale. Non me la sento di stare con chi si ostina ancora, ingiustificatamente, ad aspettare, a negare agli anziani questi loro basilari diritti".

 

La lettera in forma integrale di Francesca Parolari.

 

Con la presente rassegno le mie dimissioni dalla carica di Presidente Upipa. Si tratta di una decisione maturata sulla base di riflessioni che, con la presente, intendo rendere pubbliche. L’evolversi della vicenda, che ha visto coinvolte alcune Apsp del sistema Upipa (fra cui quella che presiedo) che hanno autorizzato le visite dei familiari in presenza, dopo un anno di chiusura delle Rsa, ha messo in evidenza le grandi contraddizioni latenti nel nostro sistema.

 

A partire dalla concezione di Autonomia delle Apsp riconosciuta dal legislatore regionale, purtroppo vuota e priva di concretezza, portata solo come bandiera se non è associata al concetto di Responsabilità. Si vorrebbe essere autonomi ma quando l’esercizio dell’Autonomia significa assunzione di Responsabilità, allora si arretra, si vorrebbe imporre a tutti di operare "sotto l’egida" della Pat, a cui si chiede e da cui, anzi, si pretendono “ordini”.

 

Avremmo potuto, esercitando legittimamente la nostra Autonomia, in collaborazione con Pat e Apss che ci hanno invitato più volte a farlo, far seguire al grande lavoro messo in campo per le vaccinazioni di ospiti e personale un conseguente allentamento delle misure di protezione nelle nostre Rsa, arrivando collettivamente ad autorizzare le visite in presenza su indicazione dei nostri direttori sanitari. Se lo avessimo fatto come sistema, saremmo state l’esempio in Italia di strutture organizzate che hanno vaccinato appena possibile e che hanno fatto seguire alla vaccinazione una immediata revisione e riorganizzazione del proprio modello assistenziale, coerentemente con il mutare della tipologia di ospiti, passati da suscettibili a vaccinati.

 

Avremmo cioè fatto il nostro dovere di salvaguardare la salute, psichica e fisica insieme, dei nostri anziani. Assistiamo invece ad un immobilismo fondato su concezioni che non hanno nulla di scientifico, a richieste reiterate alla Pat di provvedimenti che garantiscano la tutela degli amministratori, alla ricerca di protezioni esterne che indichino puntualmente la strada da percorrere, arrivando persino ad affermare che la condizione imprescindibile per aprire alle visite sarebbe quella di ottenere il benestare da Roma. Tutto ciò rifiutandosi, a prescindere, di esaminare insieme il protocollo elaborato da alcune nostre Apsp, validato sotto il profilo tecnico dall’Azienda sanitaria provinciale, sulla base del quale già da due settimane alcune Rsa hanno aperto, in sicurezza, alle visite in presenza.

 

Ebbene, dopo aver accettato l’incarico di presidente di una Apsp, avevo accettato l’incarico di presiedere l’Upipa non solo per prendere atto di direttive provinciali o per ratificare accordi sindacali, ma per esercitare, con competenza e Autonomia, anche azioni di Responsabilità. Ma se le concezioni di Autonomia e Responsabilità che si vogliono esercitare nel sistema Upipa sono quelle sopra descritte, se viene chiesto di abdicare a scelte di Responsabilità che comportano conseguenze sulla salute psicofisica delle persone affidate, personalmente non mi sento più di rappresentare il comparto.

 

Sappiamo come hanno vissuto i nostri anziani nelle Rsain questo lungo anno. Conosciamo le sofferenze che hanno provato, i drammi che hanno sopportato, cosa è significato per loro veder andarsene uno dopo l’altro i compagni di stanza o di piano. Sappiamo quali conseguenze psico-fisiche hanno subìto e subiscono ancora, l’ansia, la depressione, in alcuni casi la morte di chi non ce la fa più e si lascia andare.

 

Conosciamo bene anche le grandi sofferenze dei familiari in questa lunga e, per molti, inaccettabile distanza forzata. Conosciamo infine bene lo stato d’animo dei nostri bravissimi operatori che si sono trovati ad essere, nello stesso tempo, lavoratori e figli, nipoti e psicologi, accompagnatori e confessori, mediatori e portatori di notizie tra anziani e familiari. Eppure, nonostante ciò, molti di Voi si ostinano ancora ad aspettare. Ora, dopo un anno di segregazione forzata dei nostri anziani, è arrivato finalmente il vaccino.

 

Un vaccino che sugli anziani funziona benissimo, come ha detto recentemente anche il Dirigente generale di Apss, dott. Benetollo. Un vaccino che i nostri anziani si sono fatti inoculare con la speranza di poter tornare, grazie a quello, a rivedere presto ed abbracciare i loro cari. Eppure, nonostante ciò, molti di Voi si ostinano a negare loro questa speranza. Credo sia giunto il momento per me di scegliere da che parte stare. Lo sento come un dovere etico e morale. Non me la sento di stare con chi si ostina ancora, ingiustificatamente, ad aspettare, a negare agli anziani questi loro basilari diritti.

 

Spero che questa mia decisione, togliendo consistenza all’oggetto dell’ordine del giorno dell’assemblea del 31 marzo prossimo, Vi permetta di trovare il tempo per confrontarVi tra voi sul tema vero di questo momento, che non è il processo alla Presidente che si sarebbe comportata in modo lesivo dell’unità del sistema, ma fare di tutto per riportare i nostri anziani e le loro famiglie alla normalità di relazione, fatta dell’odore che emana un corpo conosciuto, di voci che arrivano chiare, di incroci di sguardi limpidi. Cose che solo le visite in presenza permettono, non certo il vetro e nemmeno il nylon, surrogati artificiali ed ora anche inutili.

 

Concludo ringraziando tutti coloro che, nelle Rsa trentine, lavorano cercando di riversare sugli ospiti occhi e mani pieni di cura, di rispetto e di affetto. Ringrazio il personale di Upipa per la grande professionalità ed il grande impegno profusi, specie in quest’ultimo anno. Auguro al sistema Upipa di rinascere su basi nuove, fatte di solidarietà e di valori umani condivisi.

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