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| 07 lug 2021 | 19:20

Covid, oltre il 16% dei trentini over 70 che ha contratto l’infezione è deceduto. Più di un terzo dei contagi è avvenuto nelle Rsa

Fino al 31 dicembre 2020 in Trentino si sono contati 6.173 contagi fra gli over 70, purtroppo i morti legati all’infezione sono stati quasi 1.000. L’indagine dell’assessorato alla Salute: “Il 60% degli anziani positivi al Covid ha frequentato luoghi nella comunità”. Negozi, ambienti sanitari, abitazioni di amici e luoghi di culto gli spazi più visitati

Covid, oltre il 16% dei trentini over 70 che ha contratto l’infezione è deceduto
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Dall’inizio della pandemia (fino al 31 dicembre 2020) sono stati 6.173 gli over 70 trentini che contagiati dal Sars-Cov-2. Questo il dato che emerge dalla risposta fornita dall’assessora alla Salute, Stefania Segnana, a un’interrogazione di Lucia coppola dei Verdi che chiedeva conto delle ragioni della diffusione del Covid-19 tra gli ultrasettantenni. Di questi 6.173 over 70, ben 2.112 sono stati ricoverati e 150 sono stati finiti in terapia intensiva, mentre i casi di decesso per causa attribuibile al virus Covid-19 risultano essere 998 (più del 16%). Gli ultrasettantenni contagiati provenienti da Rsa sono stati stati 2.315 (circa il 37%).

 

“Per poter avanzare qualche ipotesi sull’origine del contagio degli anziani – persone con 65 anni o più, specifica l’assessora nella sua risposta – durante l’indagine epidemiologica routinaria dei casi Covid19 è stato aggiunto un approfondimento per indagare sui comportamenti e condizioni di vita nei 14 giorni antecedenti l’inizio dei sintomi, vale a dire nel periodo nel quale dev’essere avvenuto il contagio”.

 

L’analisi in questione è stata basata su 284 interviste condotte nel periodo dal 13 al 22 gennaio 2021: nel 45% dei casi (129 persone) l’intervista è stata sostenuta direttamente dall’anziano, mentre nel restante 55% le informazioni sono state fornite da un proxy (coniuge, figlio, nipote, badante eccetera).

 

 

Da un confronto con i dati Istat e Passi d’Argento (il sistema di sorveglianza dedicato alla popolazione anziana), per valutare eventuali differenze nella composizione demografica dei casi Covid rispetto alla popolazione generale, è emersa una sostanziale sovrapposizione delle due popolazioni. Secondo l’assessora ciò significa che non emerge nessun fattore di rischio demografico particolare per gli over 65 anni rispetto alla popolazione generale.

 

“Le caratteristiche demografiche delle persone over 65 anni con presenza di Sars-Cov-2 non si discostano dalla composizione della popolazione generale di riferimento”, si legge nella risposta all’interrogazione. Tre quarti degli anziani positivi al Covid vive con qualcuno (percentuale analoga alla popolazione generale) e il 59% circa ha anche contatti con persone non conviventi. Il 17,7% di anziani si relazionano con bambini/ragazzi conviventi o non conviventi. Quando non mangia con le persone non conviventi porta sempre o spesso la mascherina anche in casa nell’occasione di questi incontri. Quando, invece si consuma qualche pasto insieme l’uso della mascherina viene a mancare per ovvi motivi.

 

Il 60% degli anziani positivi al Covid ha frequentato luoghi nella comunità nei 14 giorni prima di avere i primi sintomi. Innanzitutto negozi (compresi supermercati), seguiti da ambienti sanitari (ambulatorio medico, dentista, ospedali), abitazioni di amici e luoghi di culto. Più della metà degli anziani sa di aver avuto un contatto con un’altra persona positiva per la presenza di Sars-Cov-2, quindi non sorprende che alla domanda sulla loro percezione su dove potrebbe essere avvenuto il contagio, venga menzionato un convivente o un non convivente, rispettivamente nel 23% e nel 29% dei casi. Tuttavia il 30% dei casi non riesce a individuare una possibile causa del contagio e il 18% ritiene invece che sia avvenuta in comunità.

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