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Didattica a distanza, molti più giorni in presenza al Nord, la denuncia di Svimez: "Il 34% degli studenti senza pc o tablet risiede al Sud"

Con l'arrivo della pandemia e la conseguente chiusura delle scuole il divario fra le regioni del Centro e del Nord con il Mezzogiorno ha giocato un ruolo anche nel numero delle giornate in presenza effettuate dai ragazzi: 66 i giorni in aula negli asili di Bari contro i 135 di Milano, 67 per le scuole primarie di Napoli contro i 143 di Firenze

Di Filippo Schwachtje - 01 maggio 2021 - 11:32

TRENTO. Didattica a distanza e divario Nord-Sud, l'associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno: "Il rischio è che un terzo dei ragazzi italiani venga escluso dal percorso formativo a distanza, con conseguenze rilevanti nei prossimi anni sui tassi di dispersione scolastica". Secondo i dati di Svimez riportati dal Corriere infatti, vivrebbe proprio al Sud il 34% degli studenti che non hanno accesso ad adeguati dispositivi tecnologici, come computer o tablet, per seguire le lezioni a distanza. Una situazione che diventa ancora più preoccupante se si tiene conto del tasso minore di giornate passate dietro ai banchi al Meridione rispetto al Centro ed al Nord del paese. 

 

Secondo una rielaborazione dei dati ufficiali del Ministero dell'Istruzione effettuata da Save the Children infatti, nell'anno della pandemia il numero totale di giorni in presenza nelle scuole di ogni grado in città come Napoli, Bari e Reggio Calabria sarebbe nettamente inferiore rispetto a capoluoghi del Centro e del Nord come Milano, Roma o Firenze. Negli asili di Bari ad esempio, da settembre 2020 al 25 aprile 2021 sono state in tutto 66 le giornate (su 144 previste) passate dai bambini in aula, contro le 143 di Firenze, le 128 di Torino e le 135 di Milano.

 

A Napoli invece gli studenti delle scuole primarie hanno passato in tutto 67 giorni dietro ai banchi (su 134 previsti), a Bari poco meno di 60, ma i loro "colleghi" di Roma sono arrivati a 134 giorni, quelli di Milano a 124 e quelli di Firenze a 143. In generale, in tutti i capoluoghi del Sud analizzati da Save the Children emerge un numero significativamente più basso di giornate in presenza, con l'eccezione di Palermo. Tra le ragioni di questa differenza anche le politiche più o meno "aperturiste" delle varie amministrazioni regionali che hanno aumentato i giorni di stop all'istruzione in presenza già previsti dai Dpcm nazionali.

 

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