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| 25 maggio | 18:40

Festival dell'Economia di Trento o del Sole 24 Ore a Trento? Dall'orgia di ministri al meta selfie di Gerosa 'vincono' la Zanzara e gli ululati davanti a casa di don Lauro Tisi

DAL BLOG
Di Luca Pianesi - 25 maggio 2026

Direttore de il Dolomiti

C'era una volta il Festival dell'Economia di Trento. Una festa della città dove negozianti, baristi, ristoratori, enti di ricerca, università e associazioni del territorio si vestivano di arancione e partecipavano a un evento di comunità con lunghe file fuori dai teatri, piazze piene di persone che guardavano i maxischermi, qualche ministro a rompere il ritmo 'convegno' e i ''nostri'' politici a spostarsi da un luogo all'altro per contribuire al dibattito, ascoltare, intervenire nei panel. 

 

Gli addetti ai lavori ricorderanno Ugo Rossi, allora presidente della Provincia, che più di 10 anni fa si spostava in bicicletta da un incontro all'altro come un velocista al Giro d'Italia, perché il Festival rappresentava un'occasione di crescita eccezionale prima di tutto per i trentini dai politici, ai residenti passando anche per i giornalisti. Un'occasione di confronto.

 

Oggi non è più così. Il Festival è parso ancor più autoreferenziale che in passato e d'altronde 830 relatori in 5 giorni (che poi sono 3 e qualcosa perché mercoledì e domenica il menù è ristretto) rappresentano plasticamente come l'evento sia sempre più un qualcosa ad uso e consumo di chi lo fa prima che di chi lo dovrebbe ricevere. Quest'orgia di ministri che arrivano, dicono qualche banalità sentita due ore prima a Roma e tre ore dopo a Milano a cosa servono? Ai cittadini? A Trento? Aggiungono bellezza al Festival dell'Economia? Servono a dare un titolo ai giornali così che si parli del Festival in quei giorni? Opinione personale: no.

 

L'edizione appena conclusa ha segnato, probabilmente, il passo dando il senso di un cambio pelle forse definitivo. Più che il Festival dell'Economia di Trento è parso essere il Festival del Sole 24 Ore a Trento. Nulla di grave o scandaloso (il Sole poi è una garanzia di qualità e contenuti) ma soprattutto chi amministra la città e la Provincia una riflessione, forse, potrebbe anche starci. Gente vera, in giro ce n'era? Opinione personale: così così. Gli esercenti del centro, a parlarci, sono parsi tutt'altro che soddisfatti. La città è parsa un po' bistrattata, quasi invasa, costretta a subire una presenza ingombrante con i ministri di qualsiasi dicastero a sfilare per le strade con inevitabile esercito di forze dell'ordine al seguito. Piazze quasi militarizzate con più poliziotti e carabinieri che residenti.

 

E quella Zanzara piazzata davanti al palazzo del Vescovo? Una ''roba da foresti'' che Trento non sanno nemmeno com'è fatta. Ma come si fa a mettere Cruciani e i suoi freak in Piazza Fiera? L'evento in sé è discutibile, a prescindere, ma chi siamo noi per giudicare gli zanzarofili. Il trash piace, c'è chi ride, chi si sfoga, chi pensa sia un manifesto politico e, indubbiamente, è stato l'evento più partecipato del Festival. Il più riuscito. Posizionarlo, però, davanti alla finestra di don Lauro Tisi con quel qualche migliaio di persone a gridare ''figaaaaaa'', ululare dei gran ''merdaaaa'' e cantare a squarciagola ''everybody viva il Duce''...mmm...insomma...forse poteva essere pensata meglio. 

 

 

Scherza coi fanti, diceva qualcuno, ma lascia stare i santi...almeno a Trento (se conosci Trento). Poi se era una provocazione all'ennesima potenza studiata a tavolino è un altro discorso. Non lo sappiamo. Magari gli amministratori di città e Provincia che dicevamo prima potranno chieder numi anche su questo.

 

Ieri poi c'è stato il classico momento finale con gli organizzatori che l'hanno definita ''un’edizione eccezionale, per contenuti e partecipazione, che ha avuto i numeri più alti di sempre: 45mila presenze di pubblico, 830 relatori350 eventi in cinque giornate e un richiamo unicocon il 95% delle strutture ricettive occupate a Trento". Nulla da dire. Un successo dal punto di vista quantitativo strepitoso, evidentemente. Ma 350 eventi in 5 giorni (3 e mezzo) hanno senso? Un potenziale partecipante al festival ha bisogno di 70/90 eventi in un giorno solo? Il formato fast food con 5/8/10 incontri in contemporanea è vincente per un festival che dovrebbe, prima di tutto, dare valore alla città che lo ospita, trasmettere qualcosa, aprire dei confronti? Sembra il modello del selfie. Click, fuori uno, dentro un altro, click, nuovo sorriso, ancora un abbraccio. Chi sei? Non lo so ma gli altri ti fotografano e allora lo faccio anche io.

 

In questo senso una nota di merito va all'assessora all'istruzione Francesca Gerosa. L'anno scorso correva da un ministro all'altro per fargli dire: ''Gerò è tanto brava, Fuga' a ripensace, ripigliala a fa 'a vicepresidente''. Non era andata bene e per lei fu un boomerang comunicativo pesantissimo e indimenticabile. Quest'anno è stata più sobria. Qualche video. Qualche foto ma soprattutto il meta selfie: una foto dove lei viene immortalata mentre fa un selfie a sé stessa con il ministro Giuli e i fratelli d'Italia presenti sullo sfondo. Roba che Salvini scansate proprio. 

 

 

Insomma c'era una volta il Festival dell'Economia. Sono passati 20 anni da quando cominciò questa storia. Il tempo si sente. Il mondo è cambiato, ci sono state crisi economiche, pandemie, guerre, sono crollati modelli di sviluppo. Eppure tra i relatori alcuni sono gli stessi di 20 anni fa. Il cambio di gestione (che poteva essere un modo per risvegliare l'evento e dargli nuova spinta) sta portando la kermesse dello scoiattolo in un'altra dimensione. Forse è giusto così. Trento, però, rischia di diventare incidentale. Si fa qui per quale motivo? Cosa cambierebbe farla a Bologna, Perugia o Bari? La risposta è facile. Potrebbero gridarla in coro anche gli zanzarofili di Piazza Fiera. Il vescovo terrà ben chiusa la finestra.

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