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| 03 mar 2021 | 09:08

Due nuovi arresti nell'operazione Matrioska, hanno partecipato al riciclaggio di oltre 600 mila euro illecitamente sottratti

Continua la collaborazione tra Guardia di Finanza e Polizia di Stato che insieme hanno arrestato due nuovi indagati nell'ambito dell'ambito dell'operazione Matrioska. I due erano coinvolti nella frode informatica scoperta l'anno scorso in cui erano stati sottratti più di 600 mila euro a due società

di Redazione

TRENTO. Continua l’operazione Matrioska, arrestati altri due soggetti legati alla frode informatica scoperta nei mesi scorsi. Il 13 ottobre dell’anno passato infatti, la squadra mobile e il nucleo di Polizia economica-finanziaria ha arrestato sette indagati (cinque italiani, un rumeno e un cingalese), colpevoli di una truffa che ha sottratto a due aziende oltre 600 mila euro tramite la tecnica del Bec (Business email compromise).

 

Questa tecnica consiste nell’hackeraggio delle caselle di posta elettronica di aziende e professionisti, per poi controllarle segretamente, dirottando così i pagamenti relativi all’acquisto di beni e servizi nelle mani dei criminali. In questa trappola erano finite due società, una trentina del settore siderurgico e una bosniaca, che stavano trattando per la cessione di un costoso macchinario da parte dell’azienda italiana.

 

L’investigazione si è sviluppata sia in Italia che all’estero, con perquisizioni nelle città di Belluno, Bergamo, Brescia, Lodi, Milano, Modena, Reggio Emilia, Udine e Verona che hanno portato alla scoperta degli elementi probatori presso le sedi societarie e i domicili degli indagati. Grazie a questo lavoro gli agenti hanno identificato altri due complici: un italiano di Reggio Emilia ed un nigeriano.

 

I due nuovi accusati hanno partecipato, per tramite di due società, al riciclaggio transnazionale dei 600 mila euro illecitamente sottratti. Il processo di riciclaggio sarebbe iniziato col trasferimento del denaro, tramite numerosi bonifici, presso sei società fantasma a Milano, Modena e Reggio Emilia. Il tutto accompagnato da false causali per il pagamento di fatture inerenti alla cessione di beni. Le somme poi sono state inviate verso:

  • quattro conti correnti esteri di altrettante società con sede in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna;
  • un conto corrente polacco intestato ad un prestanome italiano;
  • un conto corrente italiano di un prestanome senegalese.

Infine il denaro è rientrato in Italia attraverso bonifici verso i conti nazionali di due società fantasma e di due prestanome, per poi essere ritirato in contanti e volatilizzarsi nelle mani degli indagati.

 

Fondamentale anche l’attività investigativa all’estero. In particolare l’analisi dei tabulati telefonici fatta dai poliziotti e dai finanzieri trentini ha permesso alla Polizia Federale Tedesca di localizzare uno degli indagati nella città di Brema, traendolo in arresto.

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