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| 12 apr 2021 | 16:04

Era stato condannato a 2 anni e 3 mesi per maltrattamenti alla fidanzata, la Corte d'appello assolve un 30enne: ''Il fatto non sussiste''

La vicenda è partita quando la madre della ragazza decide di rivolgersi ai carabinieri perché la ragazza per 8 anni sarebbe stata picchiata. Un 30enne era stato condannato a due anni e tre mesi. Una sentenza ribaltata in appello

Era stato condannato a 2 anni e 3 mesi per maltrattamenti alla fidanzata
di Redazione

TRENTO. Il fatto non sussiste e la Corte d'appello del tribunale di Trento ha cancellato la condanna di due anni e tre mesi di reclusione per un 30enne, accusato di aver maltrattato la ragazza. 

 

"C'è stata una rivalutazione del caso - commenta Zeno Perinelli, avvocato della difesa - la ragazza è stata ascoltata per la prima volta nel corso dell'appello e ora è arrivata la sentenza che il fatto non sussiste: non è avvenuto nulla di quanto deciso dai giudici nel primo grado".

 

La vicenda è partita quando la madre della ragazza decide di rivolgersi ai carabinieri perché la ragazza per 8 anni sarebbe stata picchiata

 

Da lì erano partite le indagini che avevano portato il questore di Trento a emettere un ammonimento e successivamente da un provvedimento che vietava all'uomo di avvicinarsi all'ex convivente. 

 

Si era arrivati anche a processo e il giudice aveva condannato l'uomo in rito abbreviato a 2 anni e 3 mesi di reclusione. Una sentenza ribaltata in appello

 

"Il caso è stato rivalutato: non c'è allusione nei fascicoli alle minacce di morte o episodi simili. Inoltre la prima sentenza si è basata esclusivamente sulla testimonianza della madre, mentre la ragazza non era mai stata ascoltata. Nel corso dell'appello sono state rivalutate le parole della madre e quanto spiegato dalla ragazza, spontaneamente, in fase di indagine dai carabinieri, dove lei contestava i fatti denunciati e dichiarava di non voler procedere contro il fidanzato. Il giudice evidentemente non ha ritenuto attendibile la versione raccontata dei maltrattamenti in famiglia. Così si è giunti all'assoluzione: il fatto non sussiste", conclude l'avvocato Perinelli.

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