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Il bellunese precipita sotto i 200 mila abitanti. Nel 2020 ne ha persi oltre 1.500: l'allarmante trend in caduta libera fotografato dall'Istat

Un triste traguardo che l'Istat aveva previsto si sarebbe concretizzato entro il 2023. Un dato che mette in evidenza le debolezze di un territorio e la fatica della montagna veneta a tenersi stretti i propri abitanti. Se fino all'inizio del secolo il numero di residenti nel territorio bellunese era costante, dal 2008 questo ha iniziato a diminuire traducendosi in una perdita di quasi 10 mila abitanti in soli dieci anni

Di Lucia Brunello - 12 marzo 2021 - 12:57

BELLUNO. La sirena dell’allarme spopolamento nel bellunese continua a suonare, ma dagli ultimi dati pubblicati dall’Istat la situazione sembra essere più grave di quanto si pensasse. Secondo le stime provvisorie che fotografano la situazione della provincia mese per mese, la popolazione nel novembre 2020 sarebbe infatti scesa a 199.802 mila abitanti.

 

L’Istat aveva previsto nel destino della provincia una quasi inevitabile caduta sotto i 200 mila abitanti, ma non con questa velocità. Le previsioni fatte nel dicembre 2019 parlavano del 2023 come anno entro cui questo allarmante "traguardo" sarebbe stato raggiunto. A fine 2020 questo triste traguardo è stato toccato e in 11 mesi (da gennaio a novembre) si sono persi 1.507 abitanti.

 

La pandemia ha in parte inciso su questo dato, considerato che nel 2020 si sono registrati 320 morti in più rispetto alla media degli ultimi 5 anni (2.947 nel 2020 decessi contro 2.627). Una caduta libera certamente facilitata da questo incremento di decessi ma che, come i dati dell'ultimo decennio testimoniano, era ormai in marcia.

 

Se fino all'inizio del secolo il numero di residenti nel territorio bellunese era costante, persino in leggera salita, dal 2008, anno in cui la crisi economica ha cominciato a farsi sentire, questo ha iniziato a diminuire traducendosi in una perdita di quasi 10 mila abitanti in soli dieci anni.

 

Sempre riguardo il periodo gennaio - novembre del 2020, nel bilancio tra nascite, decessi e cittadini che hanno cambiato provincia di residenza, si vede che la città di Belluno ha perso 115 abitanti, Agordo ne ha persi 31. Auronzo di Cadore ne ha invece persi 64, e Cortina d'Ampezzo ne ha persi 98 mentre Falcade solo 12. La Val di Zoldo invece ha perso 40 abitanti.

 

Si è quindi scesi sotto la tanto discussa soglia dei 200 mila abitanti. Una soglia forse più psicologica che altro ma che di sicuro mette in evidenza la debolezza dei territori di montagna a tenersi stretti i loro abitanti. 

 

Si parla infatti di una provincia con un'età media sempre più vecchia, dove asili e scuole medie sono ben diffusi, ma gli istituti superiori sono concentrati in pochi comuni. Una provincia che perde imprese, anche nel settore del turismo, e che ha legato all’occhialeria la quasi totalità della sua economia.

 

I negozi nel bellunese sono poco più di 2.300, uno ogni 1,6 chilometri quadrati. In dieci anni sono stati chiusi 46 sportelli bancari, rendendo più complicato per i residenti di località ad alta quota compiere semplici azioni come fare un bonifico o un prelievo. 

 

Per quanto riguarda proposte di rimedi immediati per risolvere (o perlomeno arginare) il problema, ancora non sono stati attivati piani adeguatamente efficaci. Lo spopolamento va a braccetto con i servizi, perché è evidente che, se i residenti scenderanno sotto certe entità, non rappresenteranno un mercato sufficiente a coprire le spese delle attività presenti nei comuni. Questi, poi, trovandosi in un contesto privo anche dei servizi più essenziali, si vedranno costretti a prendere in considerazione l'eventualità di abbandonare la loro casa. Un vero e proprio circolo che si alimenta e demolisce da solo. 

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