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| 08 lug 2021 | 06:01

Incidenti nei boschi, il dramma dei lavoratori dell'Est alla ricerca di un futuro tra rischi e poche regole: ''Mancano controlli adeguati e serve più formazione''

In questi due anni sono moltissimi i lavoratori stranieri arrivati nelle valli trentine per raccogliere in fretta e furia il legname prima che venga intaccato dal bostrico o che perda valore a causa delle intemperie. Nel primo semestre del 2021 all'Inail risultano 20 infortuni denunciati. Non si registrano episodi mortali: "Le ditte estere non sono obbligate ad assicurare i propri lavoratori in Italia" spiega l’Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro 

TRENTO. Giovani, alla ricerca di qualche soldo in più e pronti a tutto. Sono i boscaioli che arrivano dai paesi dell'Est  e che spesso lavorando per aziende con sede in Svizzera e in Austria. Qualcuno li chiama i “Giovani di Vaia” quelli che sono arrivati anche nelle valli trentine per raccogliere in fretta e furia il legname prima che venga intaccato dal bostrico o che perda valore a causa delle intemperie. Purtroppo, però, sono già troppi quelli che proprio in queste valli trentine, in questi due anni, hanno perso la vita. Uomini dai 20 ai 35 anni.

 

“Sono giovani che arrivano spesso dai paesi dall'Est e sono attirati magari dagli stipendi alti che vengono dati per un compito davvero difficile. Si prendono un'aspettativa dal proprio posto di lavoro e vengono in Italia. In due mesi riescono a guadagnare come se ne avessero lavorati quattro nel loro Paese” spiega Manuela Faggioni della Cgil che da anni segue attentamente il settore.

 

Vaia si è abbattuta nel nostro territorio dal 26 al 30 ottobre 2018. Un evento drammatico, imprevisto. Sono 8,7 milioni i metri cubi di legname schiantato, che in parte deve ancora essere recuperato, nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia. Gli alberi sono caduti uno sopra l'altro, si trovano in zone impervie, in terreni per nulla stabili ed è proprio in quei pendii che i giovani boscaioli rimangono infortunati o, quando va peggio, perdono la vita.

 

Gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail di Trento nel primo semestre dell’anno ed occorsi a lavoratori operanti nel settore forestale, con la qualifica di “boscaiolo”, risultano essere complessivamente venti. Sono soprattutto cadute su terreni sconnessi, schiacciamenti dovuti a rotolamento di tronchi, lesioni subite dai rami o contatto con schegge di legno. Sono stati infortuni di media e lieve entità con una prognosi che va dai 5 ai 10 giorni. Un caso avvenuto nel mese di marzo ha avuto conseguenze importanti a seguito del ribaltamento di un mezzo agricolo utilizzato per ripulire il terreno dalle ramaglie. Stiamo parlando però di eventi, ovviamente, denunciati. Gli infortuni mortali non risultano all'Inail e il motivo è molto semplice. "Questi eventi avvenuti nell’ambito della silvicoltura in Trentino negli ultimi anni, hanno riguardato lavoratori dipendenti di ditte estere non obbligate ad assicurare i propri lavoratori in Italia" viene spiegato.

 

Anche questo è uno dei quei settori per i quali l'Inail mette a disposizione annualmente ingenti somme di denaro destinate a finanziare progetti volti a migliorare le condizioni di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, promuovendo campagne informative per la diffusione della cultura della sicurezza.

 

L'ultimo caso è avvenuto martedì 6 luglio in via di Fiemme nei boschi di Panchià. Qui ha trovato la morte Ionut Berta, di 27 anni, trafitto da un grosso ramo dopo essere scivolato. Stava attendendo una teleferica, secondo la prima ricostruzione, e forSe un movimento sbagliato l'ha fatto finire addosso al pezzo di legno. Era dipendente di un'azienda svizzera e con alcune filiali in Italia.

 

“Quello che è successo con Vaia – spiega Faggioni – è qualcosa mai visto prima. In pochissimo tempo abbiamo avuto una grossa quantità di alberi abbattuti e c'era la necessità di prenderli in mano velocemente per evitare l'arrivo del bostrico o di altri problemi che danneggiassero il legname. Anche in Trentino ci sono ditte e operai specializzati ma non sufficienti per la quantità di metri cubi finiti a terra. Per questo sono arrivate le aziende dall'estero e questo ovviamente ci ha consentito di velocizzare le operazioni”. La fretta, però, è sempre stata una cattiva consigliera e questo aspetto unito alle difficili condizioni del bosco, alla situazione intricata dei tronchi a terra, ha creato un mix davvero pericoloso.

 

Manuela Faggioni, in Trentino eravamo abituati a vedere soprattutto lavoratori stranieri a raccogliere la frutta. Negli ultimi due anni in molti sono arrivati per il legname. Ma stiamo parlando di personale preparato e formato?

I dipendenti delle aziende trentine hanno partecipato a dei corsi specifici riguardanti la sicurezza in determinati luoghi di lavoro. Corsi specifici anche proprio per chi nei boschi doveva andarci a lavorare. C'è stata proprio una sollecitazione dei sindaci all'Oupsal. Questi corsi però hanno riguardato lavoratori e imprenditori trentini, non possiamo sapere la situazioni di chi proviene da fuori.

 

Ma questi ragazzi stranieri che arrivano a fare i boscaioli in Trentini chi sono?

Sono persone che arrivano spesso dalla Romania o da altre zone dell'Est e che hanno deciso di fare lavori manuali ad alto rischio. Ovviamente questo dovrebbe comportare un salario elevato e una determinata formazione. Sono attirati dai soldi e accettano spesso purtroppo tutto.

 

Operai con un contratto regolare?

Su questo aspetto non abbiamo alcuna certezza. Un caso eclatante è avvenuto alla fine del 2018. Un giovane boscaiolo di 28 anni è morto e poi è stato scoperto che lavorava in nero. Il titolare dell'azienda per non finire nei guai era arrivato a nascondere il corpo. Tutto questo in Trentino. Ovviamente non possiamo generalizzare perché la maggior parte delle aziende lavorano facendo massima attenzione ma sono campanelli d'allarme che non vanno dimenticati.

 

Ma ci sono controlli per chi lavora nei boschi?

E' da quasi 15 anni che chiediamo fondi per gli organi di vigilanza perché facciano controlli sul territorio. Purtroppo però queste risorse continuano a mancare. Il numero di ispettori e dipendenti Uopsal non sono sufficienti per essere presenti dove serve. Se guardiamo ai dati sugli infortuni, quelli più gravi li troviamo nel settore dell'agricoltura e dell'edilizia. L'ambito boschivo ricade proprio in questi due settori.

 

In Val di Fiemme alcuni dicono che per raccogliere il legname di Vaia si andrà avanti fino ai primi mesi del 2022. Per evitare altri gravi incidenti si può fare qualcosa?

Si deve fare formazione e sensibilizzare i lavoratori sulla pericolosità del lavoro che vanno a fare. Abbiamo chiesto che i soldi delle sanzioni date da chi non rispetta le regole vadano messi nuovamente in circolo per formazione sulla sicurezza nelle aziende, creando un fondo ad hoc. Nel 2019 solo nel settore edile l'importo delle sanzioni si aggirava sui 180 mila euro.

 

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