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Incinta di 5 mesi, riempita di botte dal marito e per evitare lamenti le infilava le dita in bocca. Terribile episodio di violenza su una donna a Trento

La Squadra Mobile ha arrestato un uomo in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia, un trentottenne straniero, ma da anni residente a Trento, in esecuzione di un provvedimento restrittivo della libertà personale, richiesto dalla Procura della Repubblica di Trento 

Pubblicato il - 15 giugno 2021 - 08:52

TRENTO. Segregata in casa, la riempiva di botte e la costringeva a non lamentarsi e a non urlare per non destare sospetti nei vicini di casa. Addirittura le infilava le dita in bocca, mentre la picchiava, per evitare che lei potesse emettere alcun lamento. E' un racconto terribile quello che ha fatto una donna incinta residente a Trento alle forze dell'ordine sugli episodi di violenza costretta a subire da mesi.

 

Un inferno che ieri mattina è terminato con l'arresto del marito di 38 anni per il reato di maltrattamenti in famiglia. Ad intervenire la squadra mobile e la sezione specializzata nei reati di “Codice rosso”. Le indagini sono iniziate pochi giorni fa quando è stato richiesto l’intervento di un’ambulanza per una donna incinta di cinque mesi che aveva, a suo dire, alcuni ematomi causati da alcuni incidente domestici.

 

La situazione è apparsa subito sospetta agli agenti della Squadra Mobile che si sono portati in ospedale per verificare la situazione e approfondire quanto inizialmente aveva riferito dalla vittima ai sanitari come un comunissimo infortunio domestico.

 

In un primo momento la donna ha avuto difficoltà nel raccontare cosa fosse successo. La situazione è stata resa difficile anche dal fatto che la vittima non parlava la lingua italiana. Un po' alla volta, però, sono emersi particolari del rapporto di convivenza tra i coniugi, tali da far ritenere che vi fosse un quadro di violenze, fisiche e psicologiche, da parte del marito nei confronti della moglie.

 

La donna è stata rassicurata sul fatto che sia lei che il nascituro sarebbero stati tutelati dall’aggressore con tutti i mezzi previsti dalla legge. Così ha iniziato, frammentariamente, a raccontare qualche episodio di violenza. Solo dopo diverse ore trascorse a parlare e a tranquillizzare la vittima, che appariva molto scossa e soprattutto impaurita per la salute del bambino che poteva essere pregiudicata dal forte stress subito dalla madre, la donna si è decisa a fornire un quadro completo della situazione.

 

Da mesi il marito ubriaco abitualmente picchiava la moglie e la costringeva a non lamentarsi e a non urlare per non destare sospetti nei vicini di casa. Gli investigatori sono riusciti a guadagnare la fiducia della vittima, al punto tale da riuscire a fare in modo che la donna fosse disponibile a mostrare le foto di diverse lesioni riportate negli ultimi sei mesi, in seguito alle aggressioni patite dal marito.

 

Inoltre, è venuto alla luce un vero e proprio stato di segregazione a cui è stata sottoposta la donna dal suo arrivo in Italia, circa 6 mesi fa, tale da determinare che non potesse uscire dalla propria abitazione senza il permesso del marito e quest’ultimo avesse fatto in modo che la moglie non avesse neppure le chiavi di casa.

 

Dalle sue parole è emerso un forte timore a denunciare quanto subito per paura di ritorsioni da parte del marito. Immediatamente la donna è stata collocata in una struttura protetta al fine di impedire al marito di poterla raggiungere.

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