Picchiata, minacciata e violentata dal marito. La donna è stata salvata dagli agenti della Polizia Locale di Trento. Il racconto del vice commissario Claudio Battisti
Battisti e i colleghi Mirko Bortolameotti, Walter Dallapiccola, Matteo Valentinotti, Angelo Turiano e Diego Ravanelli sono riusciti a porre fine ad un'escalation di violenza che durava ormai da mesi. La donna si è "fidata" degli agenti: l'uomo è stato arrestato dopo averla picchiata ripetutamente. "Per tre volte lei non ha denunciato, poi ci è riuscita". E, con una grande intuizione, in regine di "codice rosso", gli agenti sono riusciti a sottrarla dalle grinfie del marito diventato aguzzino

TRENTO. Una vicenda terribile, che avrebbe potuto concludersi con un femminicidio.
Un'escalation di violenza senza soluzione di continuità: da un lato un marito geloso, violento, pericoloso, dall'altro una moglie spaventata, ferita e soggiogata da un uomo che, nel suo delirio di possessività, una volta non ha esitato a picchiarla sulla pubblica piazza, davanti alle forze dell'ordine e, in un'altra circostanza, è arrivato a violentarla in un capannone abbandonato dopo averla ripetutamente colpita.
Botte, minacce (anche di far male al figlio o alla mamma), privazioni, sino all'ultimo episodio, verificatosi ai primi di ottobre del 2024, quando la donna ha detto finalmente "basta": grazie anche al grande lavoro di un gruppo di agenti della Polizia Locale Trento e Monte Bondone, la vittima finalmente ha trovato il coraggio di sporgere denuncia, "fidandosi" dei propri interlocutori e facendo arrestare quello che, da marito, si era trasformato in un vero e proprio aguzzino. Che, come emerso successivamente, più volte l'ha riempita di botte, anche per un semplice "ciao" rivolto ad un altro uomo.
Per questo motivo i Vice commissari Claudio Battisti e Mirko Bortolameotti, il Sovrintendente capo Walter Dallapiccola, gli Assistenti capo Matteo Valentinotti e Angelo Turiano e l'Agente scelto Diego Ravanelli hanno ricevuto un elogio per aver gestito al meglio una vicenda complicatissima e aver salvato, da morte certa, una donna di 37 anni che, nei mesi da giugno a settembre 2024, è stata vittima di violenze continue da parte del marito, un uomo di 29 anni.
"Nell'occasione gli agenti dimostravano grande professionalità e senso del dovere, operando con particolare competenza in una situazione di grande fragilità" si legge nella motivazione dell'elogio concesso qualche settimana fai ai sei rappresentanti della Polizia Locale del comune di Trento.
Le violenze duravano da quattro mesi e gli ultimi quattro episodi si sono verificati nell'arco di appena venti giorni. Tutti commessi a Trento dove, i due coniugi di nazionalità marocchina, erano arrivati dalla Sicilia e vivevano senza fissa dimora. L'ultima aggressione dell'uomo ai danni della moglie (Qui articolo) ha visto anche la "partecipazione" decisiva di due turisti francesi, che hanno scelto di non voltarsi "dall'altra parte", ma sono intervenuti, facendo scappare il marito violento che stava picchiando la moglie nei pressi del Muse.
"I fatti si sono sviluppati nell'arco di venti giorni, nel mese di settembre - esordisce il vice commissario Claudio Battisti, che opera in forza al Nucleo Sicurezza Urbana, operando anche con il cane "Boti", uno dei due meravigliosi esemplari in forza al Nucleo Cinofilo -, con un'escalation preoccupante di violenza, che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche. Il primo episodio si è verificato in piazza Leonardo Da Vinci, davanti ad una nostra pattuglia, che ha assistito al pestaggio della moglie da parte del marito, con calci e pugni. L'intervento è stato immediato: entrambi sono stati condotti in caserma e, con l'ausilio di un interprete - un nostro collega d'origine marocchina - abbiamo parlato con lei, che era molto reticente nell'esporsi e non ha voluto sporgere querela. Proprio il giorno successivo, mentre mi trovavo in città per servizio, la incontro e lei mi saluta con un cenno di una mano. Il marito, presente, la rimprovera duramente e io, che negli anni ho imparato qualche parola di arabo, capisco che all'origine della reprimenda c'è proprio quell'innocente "ciao". Trascorrono ancora alcuni giorni e due nostri agenti s'imbattono nuovamente nella ragazza che è turbata e provata: racconta che, a seguito del saluto rivolto, l'uomo l'ha condotta in un luogo isolato dove l'ha picchiata nuovamente. Ma, anche in quel caso, a precisa richiesta lei ha deciso di non denunciare".
In assenza di denuncia, come procedere per tutelare la donna?
"Essendo entrambi senza fissa dimora - prosegue Battisti -, siamo riusciti a collocare lei alla casa della giovane. Ebbene, qualche giorno più tardi ci arriva una telefonata dalle operatrici che ci chiedono d'intervenire in quanto la ragazza piange, è preoccupata e spaventata. Nuovamente parliamo con lei, che ci racconta di essere uscita, aver incontrato il marito, che l'ha condotta con la forza in un capannone isolato, dove le ha usato nuovamente violenza e obbligata a consumare un rapporto sessuale di cui lei non era consenziente. Con una fatica incredibile, e sempre l'ausilio dell'interprete, riusciamo a farci raccontare l'accaduto. Nemmeno questa volta la donna decide di presentare querela. A fronte di questa sua volontà, secondo la legge italiana, noi non possiamo intervenire. Notiziamo il pm, visto che il reato c'è anche se noi siamo impossibilitati a procedere e, mentre il magistrato valuta - tra mille difficoltà - se procedere con eventuali misure cautelari, accade quello che è stato l'ultimo episodio di violenza perpetrato ai danni della donna C'è un aspetto del dialogo con lei, che ci ha fatto infinita tenerezza. Le abbiamo chiesto: "Ma perché hai accettato d'incontrarlo pur sapendo a cosa potevi andare incontro?" E lei ci ha risposto: "Ma come, è mio marito. Come faccio a dirgli di no". In quel momento era ancora soggiogata e terrorizzata dall'uomo. Quindi incapace di dirgli "no" e preoccupata che lui potesse prendersela con la famiglia d'origine, che vive in Marocco".
Siamo all'inizio di ottobre e, dopo l'ennesimo pestaggio, la moglie trova finalmente il coraggio di denunciare il marito. Grazie anche all'intervento, decisivo, di due turisti francesi, che salvano letteralmente la donna, strappandola dalle grinfie del violento.
"Un giorno, per l'appunto all'inizio del mese di ottobre - ricorda il vice commissario -, la donna è arrivata in commissariato accompagnata da due turisti francesi, che l'avevano salvata dall'ennesimo pestaggio del marito, avvenuto nella zona del Muse. L'uomo è intervenuto in sua difesa e il marito se l'è data a gambe. L'intenzione dei due transalpini era quella di avvisare la polizia o i carabinieri, ma la donna ha chiesto di essere condotta alla Polizia Locale, spiegando che lì conoscevano già la situazione. Abbiamo raccolto la testimonianza dei due turisti e lei, con cui eravamo riusciti finalmente ad entrare "in fiducia", questa volta ha deciso di sporgere querela dopo il racconto che, nei casi di "codice rosso", per tutelare la vittima, deve essere videoregistrato, alla presenza di un interprete e di uno psicologo. A quel punto si "aperta" un'altra questione: come arrestarlo, visto che era venuta meno la "flagranza di reato"? E, allora, abbiamo pescato un "jolly", affidandoci alla "flagranza differita".
Ecco, appunto: la decisione di affidarsi alla "flagranza differita" è stata una grande intuizione del gruppo investigativo. Decisiva.
"Quando si parla di arresto in flagranza di reato - spiega - significa che ti fermo e ti ammanetto perché vedo che stai compiendo il reato, oppure nei momenti immediatamente successivi. Il lasso di tempo è brevissimo e lo "finestra" temporale era già scaduta. Analizzando, però, il cellulare della donna abbiamo recuperato i messaggi che il marito le aveva inviato, che contenevano minacce di morte, minacce di far violentare la madre in Marocco da suoi familiari e la minaccia di far uccidere il figlio che lei aveva avuto prima del matrimonio. Ecco, quando, dai supporti telematici, dalle immagini delle videocamere, si riesce ad estrapolare informazioni di questo tipo, si può procedere all'arresto in "flagranza differita", a patto che l'operazione avvenga, anche in questi casi, in tempi estremamente brevi. Lavorando tutti i giorni sul territorio, abbiamo assoluta contezza di dove dormano i senza tetto e, dunque, ai colleghi ho detto che l'avrebbero trovano o in stazione dei treni o alla stazione della Trento - Malè. E così è stato: abbiamo proceduto all'arresto".
La vicenda è finita? Non ancora, perché gli accertamenti hanno portato alla luce il fatto che le violenze non si erano verificate solamente dal momento in cui la coppia era arrivata in Trentino.
"Nel corso delle successive indagini d'approfondimento - aggiunge il vice commissario della Polizia Locale Trento Monte Bondone - abbiamo appurato che gli episodi di violenza duravano ormai da qualche mese. I due si sono sposati in Marocco, lei è arrivata in Italia a marzo 2024, raggiungendo la Sicilia dalla rotta Balcanica e ha iniziato a lavorare in una ditta di frutta e verdura. Lui l'ha raggiunta a giugno e, sin da subito, le ha imposto di non lavorare più. Per gelosia: non accettava che la moglie lavorasse in un ambiente dove fosse a contatto con altri uomini. Gli episodi di violenza sono iniziati già all'epoca e si verificavano ogniqualvolta lui riteneva lei gli mancasse di rispetto. E per "mancanza di rispetto" s'intende anche rivolgere la parola ad uomo, sia in sua presenza che in sua assenza. Una volta scaduti i termini per la custodia cautelare, lui è uscito dal carcere in attesa del processo: noi abbiamo notificato alla moglie questo fatto, come previsto nei casi di "codice rosso" e lei, a quel punto, ha deciso di lasciare Trento. E, da allora, ne abbiamo perso le tracce. Se n'è andata definitivamente e, speriamo, possa vivere una vita migliore. Glielo auguriamo con tutto il cuore".













