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L'Ue spende meno di Israele e Usa per Pfizer, su twitter l'ironia di Burioni: "Grazie ai nostri burocrati per non aver sprecato soldi in un vaccino efficace"

Sono molte le critiche piovute sulla gestione dei vaccini all'interno dell'Unione nelle ultime settimane. Al coro si è unito anche Burioni, che si chiede in poche parole se le contrattazioni portate avanti dalla Commissione per risparmiare quei circa 5$ a dose siano state uno sforzo utile

Di Filippo Schwachtje - 18 marzo 2021 - 18:32

TRENTO. “Israele ha pagato i vaccini Pfizer intorno ai 25$ a dose, gli Stati Uniti 19,50$. L'Unione europea è riuscita a pagarli solo 14,30$. Ringraziamo i nostri burocrati per avere evitato di sprecare soldi su cose inutili come un vaccino efficace”. Questo il tweet apparso ieri sulla bacheca del noto virologo Roberto Burioni, che ha rilanciato un articolo di RT News (l’emittente televisiva finanziata dal Cremlino) in cui sono riportate le cifre relative ai contratti stipulati con il gigante farmaceutico americano.

 

Con l'Europa intera rimasta in attesa dell’esito della valutazione dell'Agenzia europea del farmaco e il via libera in merito alla sicurezza del vaccino AstraZeneca e con la campagna vaccinale che nel Vecchio Continente prosegue a rilento – se paragonata ad esempio a quella americana o, a maggior ragione, a quella israeliana – sono molte le critiche piovute sulla gestione dei vaccini all'interno dell'Unione nelle ultime settimane.

 

Al coro si è unito anche Burioni, che si chiede in poche parole se le contrattazioni portate avanti dalla Commissione per risparmiare quei circa 5$ a dose siano state uno sforzo utile, quando ogni giorno aumentano ricoveri e decessi e interi settori dell'economia attendono l’immunizzazione di massa per poter ripartire. Perché, quindi, non pagare il prezzo (più alto) che pagano americani o israeliani ma garantire una campagna di vaccinazione veloce ed efficace? Domanda di grande attualità, visti anche i problemi sorti con AstraZeneca – sul cui vaccino l'Europa aveva inizialmente basato l’inoculazione di massa – sia dal punto di vista delle consegne che nell’efficacia nei confronti delle varianti.

 

Le ragioni alla base del prezzo ottenuto dall’Ue sarebbero però da ricercare, secondo un articolo del 19 dicembre scorso sul Washington Post, nel numero di dosi comprate e non nel tentativo da parte della Commissione di risparmiare sul prezzo. Come specificato da Pfizer infatti, in un primo momento gli europei avevano acquistato 200 milioni di dosi, il doppio rispetto a quelle americane, con un'opzione per ulteriori 100 milioni, poi esercitata dall’Unione a gennaio.

 

“Pfizer e BioNTech – si legge sul Post – basano la formulazione dei prezzi sul volume di vendita e le date di consegna”. Unico invece il caso di Israele che – oltre a pagare di più – ha deciso di condividere con l'azienda farmaceutica americana una parte delle informazioni raccolte dal sistema sanitario nazionale durante la campagna vaccinale in cambio di consegne più veloci, suscitando critiche da parte di molti per la mancanza di rispetto della privacy nei confronti dei propri cittadini. Anche in questo caso inoltre, come specificato dal ministro della salute israeliano Yuli Edelstein in un’intervista radiofonica “avremo pagato le dosi più dell’Unione Europea, ma al loro valore di mercato: gli europei hanno negoziato per centinaia di milioni di dosi, noi per molto meno”. 

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