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Nei ghiacci del Brenta l'alga rossa che accelera lo scioglimento delle nevi, l'esperto: “Grazie alla Sat coinvolti decine di escursionisti per lo studio del fenomeno”

Biagio di Mauro, ricercatore dell'Istituto di Scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche, ha studiato approfonditamente le alghe che colpiscono i ghiacciai, accelerando lo scioglimento delle nevi: dopo alcune prime osservazioni in Val d'Aosta si è spostato in Trentino dove, grazie all'aiuto della Sat, ha coinvolto decine di escursionisti nello studio del fenomeno

Foto Cristian Ferrari e Roberto Garzonio
Di F.S. - 10 ottobre 2021 - 10:48

TRENTO. Giocano un ruolo importante nello scioglimento delle nevi, assorbendo più radiazione solare e quindi accelerando il ritiro dei ghiacciai: sul gruppo del Brenta si studiano le alghe che rendono rossa la neve. Spesso si pensa alle alghe solo come ad organismi marini e lacustri, ma alcuni organismi si sono adattati per riprodursi anche nelle zone nevose; per il loro sviluppo queste specie hanno bisogno infatti di soli tre elementi: nutrienti, acqua liquida e radiazione solare. Riproducendosi le alghe unicellulari riducono in sostanza l'albedo del ghiaccio, favorendone lo scioglimento.

Dopo una prima osservazione in Val d'Aosta, il ricercatore dell'Istituto di Scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche Biagio di Mauro, insieme al collega Roberto Garzonio, si è messo alla ricerca di un sito nel quale le alghe rosse si sviluppino ogni anno, per poter approfondire la natura del fenomeno da un punto di vista scientifico.

 

Grazie all'aiuto della Sat, i due esperti hanno quindi condiviso nel luglio del 2021 un appello sulla pagina Facebook della Società alpinisti tridentini (Qui Articolo) chiedendo agli escursionisti di aiutarli a mappare la distribuzione delle alghe sulle Alpi italiane. In questo modo i ricercatori avrebbero potuto identificare le condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo delle alghe sulla neve in scioglimento.

Per aiutare escursionisti ed alpinisti, i ricercatori hanno fornito anche una serie di fotografie e la risposta è stata incredibile: il post è stato visualizzato più di 40mila volte e sono stati inviati circa 70 report, con la location e l'ora degli 'avvistamenti', permettendo alla Sat di creare una mappa dinamica. Sulla base dei dati raccolti i due hanno individuato un 'hotspot' da dove partire per lo studio delle alghe: il gruppo del Brenta.

 

Visto che la zona sulla quale portare avanti le ricerche deve essere il più possibile piana ed accessibile, spiegano gli esperti, è stato selezionato il campo nevoso della Vedretta degli Sfulmini, nel parco dell'Adamello-Brenta, un piccolo ghiacciaio incastonato tra muri di roccia impressionanti. Oltre a Di Mauro e Garzonio, il team di ricercatori era costituito anche da due studenti di Scienze della terra all'Università di Milano Bicocca (Federico Besana e Giorgia Greco), il ricercatore Gabriele Bramati e il presidente della Commissione glaciologica della Sat Cristian Ferrari.

L'obiettivo della campagna era di collezionare una serie di campioni di alghe, misurando al contempo una serie di parametri sulla neve: riflettanza spettrale, temperatura di superficie, contenuto di acqua liquida, densità della neve e superficie specifiche della neve. Nel corso delle operazioni sul campo l'intera area è stata mappata in tre dimensioni grazie all'utilizzo di un drone e al momento i microbiologi e ecologisti dell'Università di Milano Bicocca stanno analizzando i campioni raccolti, con l'obiettivo di identificare le specie e sequenziare il loro genoma.

 

I ricercatori stanno anche utilizzando dati ricavati dalla spettroscopia di campo per creare un algoritmo per mappare le alghe tramite tecniche di telerilevamento da remoto. Una novità che, spiega di Mauro, potrebbe risultare estremamente importante per riconoscere meglio le fioriture algali in futuro e comprendere l'ecologia di questi organismi.

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