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| 16 nov 2021 | 12:22

Ritiro dei ghiacciai e perdita di biodiversità, il Muse: “A rischio estinzione flora e fauna”

Il Museo delle scienze di Trento, insieme all'Università degli studi Milano e ad altre istituzioni scientifiche ha coordinato uno studio per analizzare con che modalità gli organismi colonizzano le aree che vengono liberate, anno dopo anno, dai ghiacciai in ritiro: il processo sta mettendo a rischio di estinzione la flora e la fauna che solitamente vivono vicino al fronte dei ghiacciai stessi

Ritiro dei ghiacciai e perdita di biodiversità, il Muse: “A rischio estinzione flora e fauna”

TRENTO. L'innalzamento delle temperature sta portando, a livello globale, allo scioglimento e al ritiro dei ghiacciai, ma quali sono le conseguenze di questo processo sulla biodiversità in questi ambienti estremi? È da questa domanda che è nata una ricerca coordinata dall'Università degli studi di Milano e dal Muse, pubblicata anche sull'importante rivista 'Annual review of ecology, evolution and systematics', e la risposta è chiara: “Il ritiro dei ghiacciai sta comportando la perdita di biodiversità”.

 

In particolare l'arretramento delle masse di ghiaccio sta mettendo a rischio di estinzione le flora e la fauna che solitamente vivono vicino al fronte dei ghiacciai stessi. Visto che lo scioglimento sta interessando tutti i continenti, dicono gli autori dello studio (al quale hanno partecipato l’Université Grenoble Alpes, il Muse con Mauro Gobbi, Cnr Pallanza e Université Savoie Mont Blanc, coordinati da Francesco Ficetola docente di Zoologia dell’Università degli Studi di Milano) da un punto di vista biologico i territori da cui i ghiacciai stanno scomparendo sono “un perfetto laboratorio all'aria aperta” utile a descrivere da chi, come e con che tempi vengono colonizzati substrati vergini e permettono di comprendere come si stabilisce la vita laddove prima non c'era.

 

Batteri, funghi microscopici, insetti e ragni sono tra i primi colonizzatori, seguiti poi da muschi e piante, e si trovano annualmente a dover “inseguire” i ghiacciai in ritiro, visto che per vivere necessitano di ambienti freddi e umidi. I vari organismi però, riportano gli autori dello studio, stanno rispondendo in maniera diversa agli effetti del ritiro glaciale. Una differenza che dipende dalla loro capacità di dispersione e dalla posizione geografica dei ghiacciai.

 

Alcune masse di ghiaccio infatti, anche nelle zone temperate, fino al secolo scorso scendevano a quote relativamente basse e in queste aree la colonizzazione da parte di piante e animali è particolarmente rapida: in meno di un secolo si può formare una foresta dove prima non c'erano che detriti rocciosi. Questo significa che col ritiro dei ghiacciai alla presenza di piante erbacee sparse si sono aggiunti anche arbusti e conifere, modificando visibilmente la tipologia di vegetazione inizialmente presente.

 

Molto più lenta, continuano i ricercatori, è invece la risposta della fauna nelle aree vicino ai poli o nei ghiacciai alle altissime quote. Nella piana proglaciale del Ghiacciaio dei forni per esempio (nel gruppo dell'Ortles-Cevedale) al posto degli alberi cent'anni fa c'era il ghiaccio e di conseguenza una serie di specie “criofile” (amanti del freddo) associate, tra cui il coleottero Oreonebria castanea (Qui Articolo): questa specie ora sopravvive solo alle quote più alte dove è ancora rimasto ghiaccio, ma man mano che il ghiaccio si ritira viene meno il suo habitat.

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