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Dall'uso intensivo di pascoli e prati all'abbandono delle zone marginali, anche il Trentino rischia l'impoverimento della propria biodiversità

L'eccessivo sfruttamento del territorio ma anche l'abbandono di diverse aree considerate marginali rischiano oggi di mettere a rischio la biodiversità che è  presente sul nostro territorio ben più del cambiamento climatico che nel mondo, secondo uno studio dell’University College di Londra, ha già provocato un calo di quasi il 50% degli insentti

Di G.Fin - 26 aprile 2022 - 13:10

TRENTO. La perdita di prati causata dall’utilizzo intensivo di vaste aree e l’abbandono delle zone marginali che diventano boschi. Se in Trentino, per il momento, non sembra esserci un calo degli insetti qualche campanello d’allarme arriva dalla biodiversità.

 

A lanciarlo sono stati i ricercatori della Fem ma il tema è stato trattato anche in passato da diverse riviste scientifiche: l'aumento, anche moderato, dello sfruttamento delle aree a pascolo o a prato non porta solo alla diminuzione delle specie che vivono in ciascuna area, ma anche a una progressiva uniformità delle specie presenti a scala regionale o nazionale. Un andamento, quest’ultimo, che si è registrato negli ultimi tempi in Trentino.

 

IL CALO DEGLI INSETTI

Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature dai ricercatori dell’University College di Londra, i cambiamenti climatici e l’agricoltura intensiva hanno causato fino ad oggi una riduzione del 49% del numero di insetti in alcune aree del pianeta.

 

Ecco allora che temperature in aumento e il modo in cui vengono usati i terreni stanno purtroppo determinando perdite diffuse di numerose popolazioni di insetti in tutto il mondo. In particolare, viene spiegato sempre secondo lo studio, dove il 75% del territorio è rimasto naturale, l’abbondanza di insetti è diminuita di circa il 7%, rispetto a una riduzione massima del 63% registrata in aree dove di naturale era rimasto appena il 25%.

 

In Trentino, fortunatamente, una riduzione così forte in insetti per il momento non è ancora avvenuta ma l’attenzione deve essere mantenuta molto alta. In ambienti come quelli trentini il cambiamento climatico non sta compiendo grossi cambiamenti dal punto di vista della presenza degli insetti che, in alcuni casi, sono addirittura aumentati. “Alcune specie che 10 anni fa erano rarissime – spiegano dalla Fem – oggi sono aumentate”.

 

Tutto questo grazie anche alla cosiddetta “complessità” dell’ambiente trentina formata da boschi, vigneti, aree non ancora coltivate. Un valore aggiunto dal quale ne deriva una ricchezza importante per il nostro territorio.

 

GLI EFFETTI SULLA BIODIVERSITA’

Se da un lato la quantità di insetti nel nostro territorio è rimasta pressoché uguale, a rischio potrebbe essere invece la diversità. Ad essere in sofferenza, infatti, è il numero di specie di insetti che si possono trovare e questo principalmente per due cause: la prima  riguarda l’utilizzo di prati e pascoli che vengono sempre più iper-concimati con, per esempio, lo sversamento delle deiezioni degli animali. In queste aree cresce una massa di erba che viene più volte tagliata e si tratta soprattutto delle crescita di graminacee. Tutto questo causa un impoverimento nella biodiversità.

 

C’è però anche il rovescio della medaglia che è rappresentato dall'abbandono delle aree marginali. Da un lato abbiamo alcune aree agricolo che vengono coltivate in maniera intesa e dall’altro altre aree che diventano marginali. Questi prati o pascoli diventano a loro volta dei boschi con effetti devastanti per quanto riguarda la perdita di biodiversità sia dal punto di vista degli insetti che della botanica.

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