Dal bostrico alle 23 nuove specie, gli effetti della crisi climatica sulla natura Bellunese: ''Conoscere per tutelare e amministrare correttamente il territorio''
Gli studi sull'impatto del cambiamento climatico raccolti nel nuovo numero di "Frammenti", la rivista scientifica annuale della Provincia di Belluno. De Bon: "Conoscere rende consapevoli della ricchezza di cui le Dolomiti Bellunesi sono scrigno. Questa è la base su cui costruire la tutela delle eccellenze e il buon amministrare"
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BELLUNO. Il cambiamento climatico, con il proprio impatto sempre più visibile sulla natura che ci circonda, è al centro di Frammenti, la rivista scientifica annuale edita dalla Provincia di Belluno in collaborazione con il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi e il Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo.
La dodicesima edizione, accoglie numerosi contributi di studiosi del territorio bellunese, dedicando un focus particolare agli effetti diretti e indiretti della crisi climatica e del consumo del suolo. Ma non solo. I contenuti dell’ultimo numero affrontano con un taglio scientifico avanzato vari argomenti, spaziando dalla fauna alla vegetazione, dall’ecologia alla geologia. Ogni approfondimento è accompagnato da una documentazione iconografica notevole.
Le ripercussioni dei cambiamenti climatici sull’ambiente rappresentano il filo conduttore che lega numerosi contributi. L’articolo di apertura, firmato da Lorenzo Bonometto e Riccardo Poloni con il biologo Alessandro Minelli, dimostra come le conseguenze dei cambiamenti climatici siano già tangibili sugli invertebrati delle montagne bellunesi. In particolare, molteplici esempi studiano la distribuzione di alcune specie di libellule e coleotteri mostrandone le variazioni di distribuzione e, in alcuni casi, le estinzioni locali.
L’emergenza climatica ha un impatto visibile anche sulla flora. Juri Nascimbene e i suoi collaboratori illustrano, infatti, le modifiche che stanno interessando le praterie d’alta quota e le vallette nivali del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. La composizione della flora sta cambiando, e lo si evince grazie al ricampionamento recente di alcune aree che erano già state esaminate tra il 1998 e il 2003.
La rivista affronta poi il tema del bostrico, una problematica che affligge moltissime aree boschive del territorio già colpite da Vaia. Il contributo di Davide Nardi, Valerio Finozzi e Andrea Battisti riguarda proprio gli aspetti ecologici dell’epidemia di bostrico tipografo innescata dagli schianti boschivi provocati dalla violenta tempesta di acqua e vento di ormai quasi cinque anni fa.
L’articolo fa riflettere sugli effetti a catena che gli eventi meteorologici estremi, oggi sempre più frequenti, possono avviare negli ecosistemi e su come le dinamiche e gli equilibri che li caratterizzano saranno alterati dal progredire dei cambiamenti climatici.
Parla invece dell’uso del suolo sui prati montani il contributo di Alberto Scariot, Gabriele De Nadai ed Ernesto Riva. Lo fa presentando i primi risultati del “Progetto pilota per la tutela della biodiversità dei prati a narciso” sulla dorsale del Monte Garda, sulle prealpi. Un’iniziativa virtuosa, che sta già dando dati incoraggianti. Infatti, i risultati mostrano come promuovere pratiche di gestione del suolo più vicine a quelle tradizionali possa apportare delle notevoli migliorie su questi ecosistemi.
Proseguendo nella lettura si scopre poi che ci sono ben 23 nuove specie di ragno in provincia di Belluno, e altre 4 in Veneto. È quanto emerso da uno studio, curato in particolare dai ricercatori del Muse di Trento, sugli aracnidi del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che ha permesso di ampliare notevolmente le conoscenze in materia. Il contributo di Marco Lozza, Giovanni Morao e Dino Scaravelli è dedicato alla lepre bianca e alla presenza in provincia di Belluno di questa specie animale elusiva, sulla quale finora c’erano pochi dati.
Spazio anche alla geologia: l’articolo di Costantino Zuccari, Gianluca Vignaroli e Giulio Viola (Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Bologna) descrive la zona di sovrascorrimento di San Donato - Costa, che si trova sopra l’abitato di Lamon ed è stata individuata di recente. In aree a rischio sismico, come quella bellunese, lo studio dei fenomeni deformativi delle rocce è essenziale per una pianificazione territoriale sempre più razionale ed efficace.
Dal presente al passato: gli ultimi contributi del dodicesimo numero di Frammenti indagano su come le aree montane della provincia di Belluno erano abitate nei tempi antichi. L’articolo di Chiara D’Incà e Luca Rinaldi riporta i primi esiti degli scavi archeologici svolti al di sopra dell’abitato di San Gottardo, nel Comune di Sospirolo, grazie ai quali è stata rilevata la presenza di strutture murarie di varie epoche, alcune riconducibili all’età tardo romana.
Il pezzo di Davide Visentin presenta invece il Progetto LiMPH, che mira a ricostruire come gli ambienti alpini sono stati sfruttati dai gruppi umani che per primi li hanno colonizzati dopo l’ultimo periodo glaciale, circa 8.500-14.000 anni fa. Inoltre, espone i primi risultati prodotti da alcuni degli scavi archeologici connessi al progetto.
Completano il quadro le rubriche sulle ricerche in corso e sulle ultime pubblicazioni di interesse naturalistico relative al territorio bellunese. La rivista Frammenti è nata nel 2009 da un’idea di Cesare Lasen, che ancora oggi è il coordinatore scientifico. Tutti i numeri precedenti possono essere acquistati sul sito della Provincia di Belluno.
Il consigliere provinciale Franco De Bon, componente del comitato di redazione della rivista, commenta così l’ultima uscita: “Frammenti rappresenta uno strumento scientifico e conoscitivo importantissimo per il nostro territorio ed è il motivo per cui la Provincia si è posta come soggetto editore. Conoscere, possedere elementi di conoscenza, rende consapevoli della ricchezza di cui le Dolomiti Bellunesi sono scrigno. E la consapevolezza è la base su cui costruire la tutela delle eccellenze e il buon amministrare”.













