Pascoli delle terre alte: un progetto per riqualificare i terreni di sei malghe: ''Per difendere e rilanciare l'agricoltura di montagna''
L'iniziativa vede in campo 370mila euro e coinvolge sei strutture del Bellunese: ''Con lo spopolamento della montagna e il declino della pratica alpicolturale degli ultimi decenni, molte superfici prative e pascolive sono state dismesse, andando incontro a processi di rinaturalizzazione per certi aspetti inediti e problematici, che ne stanno compromettendo la stessa sopravvivenza''

BELLUNO. ''L’abbandono del territorio montano, oltre a creare un impoverimento paesaggistico e della flora selvatica, favorisce il rischio idrogeologico mentre il suo mantenimento consente di mitigare il rischio oltre che di favorire una gestione più oculata della risorsa idrica anche a favore del pascolo''. Queste le parole della vicepresidente della Provincia di Belluno Silvia Calligaro pronunciate durante la presentazione del progetto “Pascoli delle terre alte: patrimonio da salvaguardare e rigenerare” che ha come obiettivi la riqualificazione del pascolo circostante a sei malghe bellunesi. Le strutture sono state scelte perché particolarmente significative dal punto di vista della diversità ambientale riscontrabile tra una e l’altra ed è anche previsto che venga, poi, steso un vademecum di buone pratiche risultate dalla sperimentazione, che verrà effettuata nei prossimi 3 anni.
L'iniziativa è stata presentata ieri. Il progetto ha un valore complessivo di 370mila euro, dei quali 290mila messi dalla fondazione Cariverona e la restante parte da Veneto Agricoltura. ''Le zone di media e alta montagna - spiega la Provincia di Belluno - sono state in passato oggetto di un utilizzo pascolivo che ha determinato da una parte una crescita economica e sociale dall’altra ha plasmato il loro aspetto e la loro morfologia. Con lo spopolamento della montagna e il declino della pratica alpicolturale degli ultimi decenni, molte superfici prative e pascolive sono state dismesse, andando incontro a processi di rinaturalizzazione per certi aspetti inediti e problematici, che ne stanno compromettendo la stessa sopravvivenza''.
E i numeri lo direbbero chiaramente. La perdita delle superfici di pascolo è notevole: tra il 1990 e il 2014 sono stati persi in Italia 15.800 ettari all’anno di prati e pascoli. E il dato è ben visibile anche in provincia di Belluno, dove molte aree pascolive sono state abbandonate dopo l’arrivo dell’industrializzazione e oggi sono diventate bosco. ''In questa situazione si è riscontrata la necessità di supportare ulteriormente i pionieri della montagna ossia i proprietari dei terreni e i gestori delle malghe, in un momento in cui comunque sempre più giovani si stanno riavvicinando all’agricoltura che si sta svestendo degli antichi panni per diventare un settore produttivo specializzato e attrattivo'', ha aggiunto la vice presidente della Provincia, Silvia Calligaro, delegata all’agricoltura.
Il progetto prevede alcune mirate azioni di ripristino e miglioramento quali-quantitativo della vegetazione delle aree di pascolo. Ma anche la realizzazione di pozze di abbeveramento, la sistemazione della rete viaria e la creazione di punti di sosta. Le malghe coinvolte sono la Malga Col Toront in Nevegal a Belluno, la Malga Casera Pal a Chies d’Alpago di proprietà della Regola di Molte Salatis, la Malga Foses a Cortina d’Ampezzo di proprietà delle Regole d’Ampezzo, la Malga Cherz in Comune di Livinallongo del Col di Lana, la Malga Chivion in Val Visdende di proprietà del Consorzio Val Visdende e la Malga Dignas a Santo Stefano di Cadore di proprietà della Regola di Casada.
Il cronoprogramma vedrà il progetto dividersi in varie fasi: nell’autunno 2024 verranno effettuati con tutti i partner i sopralluoghi nelle malghe, nell’autunno-inverno verrà fatta la stesura delle necessità operative di ciascuna malga per poi concentrarsi nel maggio-giugno 2025 nella definizione dell’iter burocratico e nell’approvazione degli interventi che verranno realizzati nelle estati del 2025 e 2026 per poi effettuare la restituzione dei dati e stendere l’elenco delle buone pratiche.
Corposo l'elenco di partner pubblici, accademici e culturali coinvolti tra i quali la Provincia di Belluno come ente capofila, Veneto Agricoltura come partner cofinanziatore, l’Università di Padova, con il Dipartimento di Agronomia, Alimenti, Risorse naturali, Animale e Ambiente, il Circolo Cultura e Stampa Bellunese, l‘Istituto agrario Della Lucia e il Comune di Livinallongo come partner operativi percettori e poi ancora la Malga Toront, le Regole d’Ampezzo, la Regola di Monte Salatis, la Regola di Casada, il Consorzio Val Visdende che comprende le Regole di San Pietro, di Costalta, di Valle e di Presenaio e Lattebusche.












