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Belluno
24 maggio | 17:36

"Stiamo fabbricando un clima ostile per l'umanità", Luca Mercalli a Dolomiti Emergency: "C'è bisogno di dialogo tra i saperi, e di prevenzione"

Dopo gli appuntamenti con Simone Moro e Fausto De Stefani, si è chiuso il ciclo di incontri organizzato da Dolomiti Emergency su alpinismo, soccorso e sicurezza. Ospite dell’ultima serata Luca Mercalli, che parlando di clima ha offerto un'interessante analisi anche sotto il profilo sociologico e filosofico

BELLUNO. Dopo gli appuntamenti con Simone Moro e Fausto De Stefani, si è chiuso il ciclo di incontri organizzato da Dolomiti Emergency su alpinismo, soccorso e sicurezza. Ospite dell’ultima serata Luca Mercalli, che parlando di clima ha offerto un'interessante analisi anche sotto il profilo sociologico e filosofico. “Dai precedenti incontri abbiamo imparato che quando qualcuno ha un sogno nel cassetto o sente di dover fare qualcosa, bisogna parlarne: crediamo che serate come queste siano un esempio per parlare e aumentare la cultura che ci potrà salvare in questi territori tanto belli quanto fragili”, ha affermato Dimitri De Gol, vice delegato del Soccorso alpino per le Dolomiti Bellunesi.

 

Iniziare a programmare il fenomeno delle migrazioni climatiche

 

Negli ultimi anni le nostre montagne stanno conoscendo un crescente fenomeno migratorio legato al clima. Come rileva De Gol, se i soccorritori di vent’anni fa soccorrevano le persone soprattutto nei weekend da metà giugno a metà settembre, ora lo fanno ogni giorno tutto l’anno perché si cerca sempre più questo tipo di migrazione. Quando però diventerà di massa, e non più stagionale o giornaliera, come tutelare le popolazioni di montagna?

 

“La mia scelta di vivere in montagna - risponde Mercalli - è stata una migrazione preventiva in relazione al futuro climatico. Nelle Dolomiti bellunesi, montagne abbastanza povere salvo i grandi siti turistici, lo spopolamento si risolverà da sé, tra qualche decina d’anni, non appena nelle città di pianura i 45 gradi diventeranno la norma d’estate e la gente cercherà rifugio nelle vicine Alpi, o negli Appennini. Questo processo va però governato: bisogna programmare già da oggi le dimensioni della migrazione, altrimenti finiremo solo per gestire l’emergenza. E in particolare prevedere una regola molto semplice: si ristruttura solo quello che c’è già, senza un metro quadrato di cemento in più”.

 

Clima e civiltà: grazie alla scienza oggi possiamo decidere il nostro futuro

 

Questo stretto rapporto tra il clima e lo sviluppo e il declino delle civiltà è storicamente sempre esistito. Nel suo ultimo libro (Breve storia del clima in Italia), Mercalli ripercorre la storia del clima, dall’ultima glaciazione ai giorni nostri, in relazione anche alle vicende umane. “Il clima di 24 mila anni fa - spiega - con l’ultima grande glaciazione era severissimo. Siamo sopravvissuti sviluppando il nostro cervello, quindi ci sappiamo fare con il freddo. Oggi però la domanda è: ci sappiamo fare con il caldo, oltretutto mai sperimentato nella storia umana?”.

 

Mercalli descrive il clima come una sorta di “detonatore”, che storicamente ha agito su società già fragili e che nulla potevano contro qualsiasi anomalia climatica. Lo stesso continua a fare oggi, ma noi abbiamo qualche chance in più per superarle con gli strumenti a nostra disposizione. “È fondamentale - prosegue - mettere insieme i saperi, creare una relazione tra scienze umane, confini dell'esplorazione dell'universo e la nostra quotidianità. Chiudersi ognuno nella propria disciplina non funziona: c’è bisogno di dialogo tra la società, i saperi più astratti e il sapere scientifico. Oggi però cresce la mancanza di fiducia: dopo il Covid, a causa di una grande incomprensione, la scienza ha perso importanza e autorevolezza e oggi tutti sono esperti di tutto, complice anche la cassa di risonanza dei social media e quel bias per cui il nostro cervello tende a scegliere l’informazione che vuole sentirsi dire. Diventa quindi più facile ascoltare il complottista piuttosto dell’esperto che lavora da 40 anni sul clima, al quale invece bisogna credere non perché occupa una posizione gerarchica, ma perché fornisce delle prove del suo sapere. Oggi invece la frammentazione è arrivata al massimo livello: ci si aggrega solo per sentirsi parte del gregge, pronti ad abbandonare una posizione nel momento in cui la precedente ci va stretta, ed è deleterio in un momento storico in cui abbiamo invece bisogno di ancorarci ai fatti per capire dove puntare l’ago della bussola e non finire nel baratro".

 

"Temo invece - conclude Mercalli - che questa frammentazione stia moltiplicando i problemi: stiamo fabbricando un clima ostile per l’umanità e continuando così intere aree diventeranno inabitabili, generando grandi migrazioni e sconvolgendo gli equilibri geopolitici. Il rischio è esistenziale, ma con la conoscenza scientifica possiamo decidere il nostro futuro: dobbiamo guardare ai dati e prendere decisioni razionali il più vicino possibile a essi. Invece, stiamo facendo scelte irrazionali, si pensi all’attacco alla scienza negli Usa, dove non si vuole parlare di cambiamenti climatici perché toccano gli interessi petroliferi, o al riarmo europeo, con 800 miliardi di euro che si potevano investire in transizione energetica e nel sociale. In pochi mesi abbiamo insomma buttato nel cestino tutto il nostro sapere scientifico e filosofico, mentre i grandi interessi economici si incuneano nelle crepe e abbattono quanto costruito nei decenni precedenti. Tuttavia, c’è sempre tempo di opporsi ed è proprio questo il mio invito, per evitare un futuro che questa volta, a differenza del passato, avrà due problemi: uno, quello di sempre, il massacro tra gli uomini, e l’altro è il clima. Possiamo quindi sfruttare i vent’anni che abbiamo davanti per fare prevenzione, o andare incontro a problemi che saranno irreversibili, perché le forze in gioco sono così grandi che non potremo più tornare indietro”.

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