Il cambiamento climatico spinge il turismo in montagna. Andrea Ferrazzi: “Ripensare le strategie del territorio per attrarre anche residenti e talenti”
Su cosa deve puntare la montagna per diventare competitiva e attrarre non solo turisti, ma soprattutto talenti e residenti? L’analisi di Andrea Ferrazzi, direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti: "Il caldo sta riscrivendo la geografia delle vacanze e la demografia delle aree montane. Ma senza un disegno strategico il rischio è replicare in quota gli errori del turismo balneare"

BELLUNO. Mentre sui social si moltiplicano post e foto di stabilimenti balneari privi della solita folla di turisti, la montagna conosce invece un cambio di rotta.
Ad analizzare, sul suo profilo LinkedIn, il legame tra turismo montano e cambiamento climatico, nonché le opportunità per il rilancio del territorio, è Andrea Ferrazzi, direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti.
"Se il cambiamento climatico è un trend strutturale e irreversibile, non è il caso di ripensare le strategie turistiche, i servizi e le politiche pubbliche per attrarre non solo visitatori, ma anche nuovi residenti e talenti, in un contesto globale in rapida evoluzione?".
Le ondate di calore stanno infatti contribuendo a ridurre le presenze sulle spiagge italiane mentre, allo stesso tempo, spingono a spostarsi verso le quote più alte. Sulle Dolomiti si registra infatti un incremento, con tassi di occupazione alberghiera prossimi al 100% già a fine luglio, mentre in Bosnia le località di montagna di media quota (la vetta più alta, il Maglić, arriva a 2.388 metri slm) si stanno convertendo verso un turismo estivo a pieno regime, a causa della crescente penuria di neve.
"Si tratta - osserva Ferrazzi - di un chiaro esempio di climate - driven tourism shift: un fenomeno che non è soltanto congiunturale, ma potenzialmente strutturale, con la montagna che assume un nuovo ruolo competitivo nel turismo europeo". Un tema che inevitabilmente tocca anche molte località bellunesi: come agire per trasformare questo cambiamento in una risorsa per il rilancio della montagna?
Secondo Ferrazzi e la stessa Confindustria Belluno Dolomiti, che molto sta puntando sul tema, la chiave è l’economia della conoscenza. Gianluca Vigne, vicepresidente dell’associazione, ha già spiegato a Il Dolomiti l’importanza di una filiera dell’alta formazione sul territorio (Qui articolo), in sinergia con università e imprese: significa cioè portare nel Bellunese l’istruzione superiore, elevare le competenze, affinché si superi quel punto debole che per la provincia è sempre stata l’innovazione.
“La competitività territoriale - aggiunge Ferrazzi - dipende dalla capacità di attrarre, sviluppare e trattenere capitale umano qualificato. Per la montagna, ciò implica una strategia che vada oltre la mera gestione dei flussi turistici".
Come costruirla? Diversi i punti toccati, ma tutti rivolti all’attrazione di risorse umane attraverso una solida offerta di servizi e opportunità formative. Prima di tutto, secondo Ferrazzi, "green mobility, connettività digitale avanzata, co-working e servizi culturali devono diventare infrastrutture di base": bisogna cioè dare a chi sceglie di trasferirsi la maggiore flessibilità richiesta nel mondo del lavoro odierno. In linea con ciò, il ripopolamento va pensato come capacità di attrarre talenti "con programmi mirati - spiega - di talent relocation (housing agevolato, incentivi fiscali, integrazione professionale) per portare in quota nuove competenze e iniziative imprenditoriali".
Insomma, le esigenze sono cambiate e la montagna deve riorganizzarsi per diventare periferia competitiva: primo passo per farlo è invogliare i giovani a riabitare le terre alte attraverso le opportunità che la tecnologia mette oggi a
disposizione.
In questo modo il territorio può diventare un laboratorio di innovazione: "la montagna - scrive ancora Ferrazzi - può essere banco di prova per energie rinnovabili, filiere corte digitalizzate, agricoltura di precisione, servizi turistici basati sull’intelligenza artificiale". Ma per arrivarci, sono indispensabili una forte identità territoriale e una governance costruita sulla collaborazione tra imprese, ricerca, pubblica amministrazione e società civile.
"Il caldo sta riscrivendo la geografia delle vacanze e, potenzialmente, la demografia delle aree montane. Ma senza un disegno strategico - conclude - il rischio è replicare in quota gli errori del turismo balneare, con saturazione e perdita di qualità".












