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Trento
16 novembre | 09:47

“La montagna impone dei limiti”, nei rifugi delle Dolomiti l’allarme. Dall'aumento dei flussi ai visitatori senza consapevolezza: “Non siamo ristoranti o alberghi”

Una riflessione corale è stata fatta sul concetto di limite: quello ormai raggiunto da alcune località delle Dolomiti per quanto riguarda arrivi e presenze, i limiti delle strutture stesse dei rifugi d’alta quota, che non sono e non devono diventare ristoranti o alberghi fino al il limite dettato dalla crisi climatica

Foto tratta da https://www.dolomitiunesco.info/
Foto tratta da https://www.dolomitiunesco.info/

TRENTO.  Flussi sempre più complessi da gestire e un “senso del limite” che torna a imporsi come parola chiave. È da queste preoccupazioni che si è sviluppato il nono incontro tra i gestori dei rifugi delle Dolomiti Patrimonio Mondiale, riuniti a Sèn Jan, in Val di Fassa. 

Decine di gestori hanno messo a nudo le problematiche ormai croniche dell’alta quota: dall’approvvigionamento idrico sempre più fragile alla gestione dei reflui, fino all’aumento di un’utenza spesso impreparata e poco consapevole dei limiti imposti dalla montagna e dalle strutture che la presidiano. 

 

Un focus sulle due principali sfide per il futuro, ovvero i cambiamenti dell’ambiente geologico e il ruolo dei gestori davanti alle mutate aspettative dei frequentatori. 

 

Una riflessione corale è stata fatta sul concetto di limite:  quello ormai raggiunto da alcune località delle Dolomiti per quanto riguarda arrivi e presenze, i limiti delle strutture stesse dei rifugi d’alta quota, che non sono e non devono diventare ristoranti o alberghi, il limite dettato dalla crisi climatica, che ha acuito il problema dell’approvvigionamento idrico e quello di un approccio prudente alla montagna, soggetta a rapidi e spesso imprevedibili mutamenti.

Tante le esperienze portate all’attenzione dell’assemblea da parte di gestori che operano in contesti ambientali, economici e sociali molto diversi tra loro. Una differenziazione che, se da un lato rende impossibile individuare una ricetta univoca per una frequentazione sostenibile delle Dolomiti, dall’altro stimola la riflessione sulla complessità del "sistema montagna" e sulla necessità di proseguire sulla strada del dialogo e del confronto di buone pratiche.

 

“Quest’anno – ha spiegato Mara Nemela, direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco - abbiamo parlato di flussi e di senso del limite, un tema che non chiama in causa solo misure gestionali, ma anche la rappresentazione che di un territorio viene offerta sui media, in generale, e sui social, in particolare. I gestori di rifugio hanno evidenziato come il tema della gestione dei flussi sia da considerare dal punto di vista qualitativo e non solo quantitativo e come occorra dunque proseguire sulla formazione e l’educazione verso i frequentatori, affinché siano sempre più consapevoli dei limiti che la natura stessa impone”.

 

A parlare delle caratteristiche dei frequentatori è stato Mario Fiorentini, gestore del Rifugio Città di Fiume, ai piedi del Pelmo. “La frequentazione negli ultimi anni è aumentata – osserva- ma le problematiche più grosse si riferiscono alle caratteristiche dei frequentatori: percepiamo il peso di questo cambiamento in base a quanto si mostrano consapevoli di dove si trovano e dei limiti delle nostre strutture”.

 

 D’accordo anche Ivo Piaz, del rifugio Preuss, nel gruppo del Catinaccio: “È sempre più difficile trovare il tempo da dedicare alla clientela, per aiutarla a comprendere dove si trova. Anche questo è un limite: noi siamo solo l’ultimo scalino, occorrerebbe un’educazione di base alla montagna, a partire dalle scuole”. 

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