Contenuto sponsorizzato
Trento
16 marzo | 20:18

"Quale montagna si lascerà alle generazioni future?". Le domande di Mountain Wilderness: "I dati di Legambiente inconfutabili, quelli di Anef discutibili"

Gli impiantisti hanno replicato al report NeveDiversa di Legambiente, l'intervento di Mountain Wilderness con il presidente Luigi Casanova: "Un aspro confronto che però deve far riflettere sul futuro della montagna italiana e le sbrigative affermazioni dell'assessore Roberto Failoni non aiutano percorsi costruttivi"

TRENTO. "L'attuale generazione quale montagna lascerà a quella futura? Quali scompensi porta la turistificazione nelle vallate? Effetti ambientali ma anche sociali?". Questo si chiede Luigi Casanova, il presidente di Mountain Wilderness mette sul tavolo una serie di domande alle associazioni di categoria. "L'accelerazione dei cambiamenti climatici e le severe ripercussioni che impongono al vivere in montagna dovrebbero essere valutate da un'equipe multidisciplinare capace di coinvolgere in un confronto diretto di tutti i soggetti portatori di interessi generali, su tutti la cultura ambientalista". Una riflessione che andrebbe aperta con urgenza.

 

Nella querelle tra Legambiente e gli impiantisti che segue la pubblicazione del report NeveDiversa, si inserisce così anche Mountain Wilderness. 

 

Il punto di partenza è l'annuale report dell'associazione che parla, tra le altre cose, di 273 impianti dismessi106 chiusi temporaneamente98 operativi a singhiozzomentre 231 sopravvivono per "accanimento terapeutico". Gli altri impianti invece mantengono l’attività grazie a bacini artificiali e cannoni. Purtroppo, i riusi e gli smantellamenti restano casi sporadici: solo 37 quelli finora conteggiati (Qui articolo).

 

A stretto giro dalla pubblicazione, l'intervento di Anef per ribattere che Legambiente "continua a raccontare solo metà della realtà di montagna". Gli impiantisti, con il supporto dell'analisi affidata a Pwc Italia, si avvale di un'altra serie di numeri. Ogni milione di ricavi turistici dei gestori di impianti genera oltre 5 milioni di spesa turistica, circa 8 milioni di giro d’affari e più di 68 Ula (occupati diretti e indiretti) a livello locale; il totale degli investimenti per la realizzazione o il rinnovo delle infrastrutture (impianti, innevamento, macchinari, fabbricati) tra Lombardia, Valle d'Aosta, Veneto, Trentino e Alto Adige è stato di 291 milioni di euro, il 94% del totale nazionale; per ogni giornata sugli impianti di risalita, il gettito locale fiscale medio per primo ingresso è di 15,5 euro e nel sistema montagna operano 552 mila unità locali delle imprese e 1,8 milioni di addetti (Qui articolo).

 

Una critica che viene mossa a Legambiente è di non tenere conto sufficientemente del peso economico e sociale della presenza degli impianti in quota. La produzione di valore non è solo la vendita di skipass, per Anef, ma c'è tutta una filiera che coinvolge alberghirifugiristorantiscuole di scinoleggi, trasporti localicommercio e servizi turistici. 

 

In Trentino gli esempi di impianti che sopravvivono per "accanimento terapeuticoBolbeno (ormai da anni), destinazione a misura di bambini, e Panarotta, località ripartita dopo tre anni di black out. I risultati? Ottimi in val Giudicarie e in Valsugana (Qui articolo). Stazioni sciistiche difese dal sistema, così come dalla Provincia. "Un successo, non di certo un fallimento", il commento dell'assessore Roberto Failoni. "Alle polemiche strumentali di alcuni il Trentino risponde con ottimismo e concretezza. Continueremo a investire su queste palestre a cielo aperto per lo sport dei nostri ragazzi e sullo sci che è e rimane il prodotto turistico principale dell’inverno" (Qui articolo). Un'industria delle neve che si avvia a chiudere, nonostante tutto, una stagione invernale positiva.

 

"L’aspro confronto che vede su tesi opposte il prezioso documento NeveDiversa e la risposta di Anef deve fare riflettere sul futuro della montagna italiana", aggiunge Casanova. "Certo le sbrigative affermazioni dell’assessore al turismo del Trentino Roberto Failoni non aiutano percorsi costruttivi fra società e imprenditoria, tra politica e diritto di cittadinanza attiva. Legambiente ci ha offerto un’ampia fotografia della situazione del turismo della neve a livello nazionale. I dati riportati sono inconfutabili".

 

Dall’altra parte "invece Anef risponde con una serie di numeri, incompleti, discutibili che offrono dignità solo alla lettura economica dell’industria della neve: incassi, ricaduta sull’indotto. Sono numeri che omettono mille altre letture, altre facce del vivere la montagna. Non traggo conclusioni. Attendo analisi serie e complete che andrebbero guidate dalle istituzioni, specie in quelle realtà come Trentino, Alto Adige, Valle d’Aosta dove sono gli incredibili fondi pubblici a sostenere l’accrescimento delle aree sciabili e l’aumento progressivo delle capacità di trasporto degli impianti. Invece di sparare numeri come le associazioni di categoria si dovrebbe rispondere prima a una serie di domande".

 

Eccole: quante risorse, chiede Mountain Wilderness, pubbliche vengono offerte al settore del trasporto persone su impianti? Risorse economiche, risorse naturali, risorse paesaggistiche, fragilità sul tema dei rischi idrogeologici. Veramente queste risorse elargite con tanta facilità rispondono a un interesse generale? Quanto costa all’ente pubblico portare servizi efficienti in alta quota, quindi rifornimento idrico, scarico reflui, viabilità, rifornimento energetico e così via? Quali scompensi porta la turistificazione nelle vallate? Effetti ambientali ma anche sociali?

 

E quali e quante opportunità di sviluppo la turistificazione toglie ai residenti in termini di qualità, di diversificazione delle offerte di lavoro, di cultura? Quali sono le interazioni che comporta l’eccesso di urbanizzazione delle alte quote con la biodiversità, i paesaggi, l’abuso di beni comuni? L’attuale generazione quale montagna lascerà alle future generazioni? La fotocopia delle aree a alta urbanizzazione?

 

In questo contesto Mountain Wilderness propone la revisione totale dei contenuti della pianificazione dei territori. "Un tema da affrontare subito", continua Casanova. "Anche perché per settembre 2026 il governo nazionale dovrà inviare all’Europa il programma di recepimento delle indicazioni del Regolamento europeo 24.06.2024/1991, Nature Restoration Regulation chiamato Regolamento sul Ripristino della Natura. Un passaggio strategico, innovativo, severo della gestione dei territori, approvato dal Parlamento europeo a grandissima maggioranza. E’ legge del nostro caro continente. Bene, in Trentino non si parla di questo. A oggi l’amministrazione provinciale non ha aperto con le rappresentanze territoriali e associative un minimo confronto, non rispettando in questo nemmeno alle sue leggi come la legge provinciale 11 del 23 maggio 2007".

 

Il quadro è complesso, un comparto ancora forte e strategico per molti territori, che richiede una riflessione deve essere approfondita anche perché gli effetti della crisi climatica sono sempre più eventi e ci sono situazioni di difficoltà da affrontare.

 

"Non ho citato numeri. Perché ogni numero guidato da interessi di lobby diventa arido e non propone soluzioni. Certo, nel confronto che auspico si apra subito, si dovrà partire da dati privi di omissioni e chiedersi perché in due province tanto ricche come Trento e Bolzano ogni anno centinaia di giovani fuggano, perché nelle valli non ci sono abitazioni disponibili per residenti e lavoratori stagionali, perché non si investe nella sanità, anche strutturale, mentre il portafoglio pubblico è sempre aperto per gli interessi degli impiantisti. E specialmente rispondere, da subito, con la massima urgenza, a un dramma che coinvolge la montagna alpina italiana. E’ in atto, si intensifica la predazione dei beni comuni, della montagna libera. Certo, questa indicazione definita sommariamente di sviluppo va a vantaggio del mondo degli impiantisti. La categoria lo sostiene apertamente: l’urbanizzazione delle alte quote prepara loro un futuro d’oro, anche per quando la neve sarà evento minimale. Ma siamo certi che chi in montagna ci vive abbia bisogno di uno scenario simile: forte, forse, di sviluppo, ma privo di progresso?", conclude Casanova.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 12 maggio | 20:00
In Alto Adige gli sciacalli dorati si sono diffusi di più rispetto al Trentino, si stima una presenza quattro volte superiore. A Bolzano [...]
Montagna
| 12 maggio | 18:30
Dopo la chiusura dell'estate scorsa per i lavori di ristrutturazione, riapre il Rifugio Sat Tosa - Tomaso Pedrotti. Nella gestione Franco [...]
Società
| 12 maggio | 20:21
La serie “The Four Seasons” di Netflix America ha scelto Trento per la sua seconda stagione. Il sindaco di Trento, Franco Ianeselli comunica su [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato