Per Legambiente sono "impianti sottoposti a accanimento terapeutico": "Dobbiamo arrenderci preventivamente?". I casi di Bolbeno e Panarotta (dopo un anno alla grande)
Ancora una volta Bolbeno trova spazio nel report NeveDiversa di Legambiente, la new entry è la Panarotta che è ripartita dopo tre anni di blackout. Sono effettivamente gli esempi e le destinazione da mettere dietro la lavagna?

TRENTO. Una destinazione ormai trova quasi sempre spazio tra le "bandiere nere" del report NeveDiversa, la stazione sciistica più bassa d'Italia, quella di Bolbeno, ormai è presenza fissa nella pubblicazione di Legambiente. La new entry di quest'anno, sempre nel capitolo "Impianti sottoposti a accanimento terapeutico" è la Panarotta, la destinazione che è ripartita proprio questa stagione invernale dopo tre anni al palo.
Il report di Legambiente parla di 273 impianti dismessi, 106 chiusi temporaneamente, 98 operativi a singhiozzo, mentre 231 sopravvivono per "accanimento terapeutico". Gli altri impianti mantengono l’attività grazie a bacini artificiali e cannoni. Purtroppo, i riusi e gli smantellamenti restano casi sporadici: solo 37 quelli finora conteggiati (Qui articolo).
"Una lettura del turismo invernale che tende a rappresentare gli impianti di risalita quasi esclusivamente come un problema ambientale e come un costo pubblico", il commento di Massimo Fossati, vice presidente dell'associazione nazionale esercenti funiviari. "E' una narrazione che rischia però di risultare fortemente parziale, perché trascura un elemento fondamentale: nelle aree alpine e prealpine il turismo legato alla neve non è soltanto un’attività sportiva, ma una vera infrastruttura economica territoriale".
E Anef, con il supporto dello studio affidato a Pwc Italia, snocciola qualche numero: ogni milione di ricavi turistici dei gestori di impianti genera oltre 5 milioni di spesa turistica, circa 8 milioni di giro d’affari e più di 68 Ula (occupati diretti e indiretti) a livello locale; il totale degli investimenti per la realizzazione o il rinnovo delle infrastrutture (impianti, innevamento, macchinari, fabbricati) tra Lombardia, Valle d'Aosta, Veneto, Trentino e Alto Adige è stato di 291 milioni di euro, il 94% del totale nazionale; per ogni giornata sugli impianti di risalita, il gettito locale fiscale medio per primo ingresso è di 15,5 euro e nel sistema montagna operano 552 mila unità locali delle imprese e 1,8 milioni di addetti (Qui articolo).
Nella sezione di NeveDiversa che passa in rassegna in rassegna gli impianti che sopravvivono per "accanimento terapeutico" gli esempi sono Bolbeno (ormai da anni) e Panarotta. La premessa è che gli effetti della crisi climatica sono evidenti in montagna, dati e analisi più che evidenti nel fotografare una montagna in trasformazione e che affronta un contesto complesso, in particolare se si parla di neve, merce sempre più rara per un settore che si affida ai sistemi di innevamento programmato. Un'industria ancora troppo strategica, alla quale non avrebbe a ogni modo senso rinunciare di punto in bianco.
Un sistema chiamato a una riflessione, anche a un cambio di passo in alcune situazione. Ma Bolbeno e Panarotta sono effettivamente da mettere dietro la lavagna? Sono l'esempio di "accanimento terapeutico" oppure rischiano di distogliere l'attenzione da qualche altra destinazione con costi (per esempio di skipass) decisamente più elevati per l'offerta in campo e più refrattaria a spostarsi sul cambio di modello per progressivamente puntare sulle alternative?
"Si tratta della stazione sciistica più bassa d’Italia", si legge nella motivazione di Legambiente. "Nonostante l’altitudine molto bassa, la Provincia autonoma di Trento è intervenuta con ingenti lavori di ammodernamento: la pista è stata rifatta e ampliata, l’impianto di innevamento artificiale adeguato, per un investimento complessivo superiore ai 6 milioni di euro. Tuttavia, considerando che l’impianto è operativo solo per un periodo molto breve, la spesa appare eccessiva, soprattutto in una provincia già ricca di strutture in quota e con numerose alternative per i campi scuola, spesso più vicine ai luoghi di residenza delle scolaresche".
Quota e investimento della Provincia per l'ammodernamento i nodi. I dati sono corretti. Un intervento dell'ente pubblico criticato anche su queste pagine non tanto per l'importo quanto per la scelta di piazza Dante di rendere Bolbeno un "manifesto" della ripartenza post Covid in un momento particolarmente difficile per moltissimi settori economici. Perché sì l'altitudine è di 575 metri e l'offerta di avviamento sciistico in Trentino è abbondante ma appare anche necessario considerare nella disamina una proposta peculiare del Centro di Borgo Lares, che gode di un microclima molto favorevole per la sua posizione geografica. Un punto di riferimento sociale e che, nel suo innegabile piccolo, ha saputo costruire una filiera. Un punto di riferimento sociale e che, nel suo innegabile piccolo, ha saputo costruire una filiera.
"E' stata un'ottima stagione, ancora una volta da record", commenta Roberto Marchetti, presidente della Pro Loco Bolbeno, ente gestore della stazione sciistica. "Quest'anno abbiamo aperto con il ponte dell'Immacolata, in anticipo rispetto al passato, e la finestra fredda di inizio inverno ci ha permesso di risparmiare sull'innevamento: abbiamo smesso di produrre neve il 10 gennaio". I numeri? "Più di 800 bambini partecipano ai corsi dello sci club, più di 2 mila piccoli sciatori delle scuole scendono lungo i due tracciati tracciato e quasi 60 Comuni si sono convenzionati all'area, c'è una valenza extra provinciale e siamo cresciuti ancora nelle collaborazioni".
E c'è la catena. "Abbiamo 12 dipendenti, senza dimenticare che così possono lavorare il noleggio, il ristorante e i maestri di sci. Il resto poi è tutta forza del volontariato, questo ci permette di ridurre i costi", prosegue Marchetti. "Non mettiamo in dubbio gli effetti della crisi climatica e ci attrezziamo per affrontare le difficoltà ma cosa dobbiamo fare? Arrenderci preventivamente e fermare una tradizione molto sentita, storica e apprezzata sul territorio?".
Una vocazione chiara per una skiarea creata circa 50 anni fa su iniziativa della Pro Loco. Poi c'è il caso della Panarotta, destinazione ripartita, seppur in forma sperimentale e più leggera, dopo un lungo blackout. Qui il percorso potrebbe essere appena iniziato.
"Dopo tre anni di chiusura e un bando per l’affidamento degli impianti andato deserto, con un nuovo bando, a dicembre 2025 è stata avviata un’apertura sperimentale nei giorni festivi di una delle tre seggiovie del comprensorio", la bocciatura di Legambiente. "La Provincia Autonoma di Trento, tramite Trentino Sviluppo, ha installato una macchina in grado di produrre neve anche con temperature superiori ai 10 gradi".
Nulla da discutere, il percorso per arrivare all'oggi è stato accidentato e difficile. Ma Provincia, Trentino Sviluppo, Comunità di valle e Comuni non hanno rinunciato all'avvio degli impianti. Il macchinario Snow4ever di Demaclenko è stato un fattore piuttosto dirimente per mettere a punto le piste. C'è stata anche una falsa partenza che, tale l'attesa per la riapertura, qualche polemica l'ha generata sul territorio.
Il bilancio? "E' stata un'esperienza particolarmente positiva, la stagione è andata molto bene", dice Lorenzo Morelli, artefice con Stefano Frisanco e Franco Pedrotti attraverso la società Lagorai 2002 dell'accensione dei motori sulla Panarotta. Abbiamo avuto la fortuna di essere sostenuti da Trentino Sviluppo e dalla Provincia, ma sono stati fondamentali il grande impegno e la preparazione dei collaboratori". La Panarotta è stata anche un laboratorio per il percorso di avviamento delle professioni funiviarie con il progetto della Trentino ski academy. "Un vivaio per questo settore e spesso sono stati in località anche nei giorni di riposo perché si sono innamorati di questa montagna".
La società Lagorai 2002 evidenzia in particolare il gioco di squadra che ha portato ai primi segnali di sospirato rilancio. "Un equilibrio tra esperienza e nuove forze. I risultati sono positivi: c'è stato il ritorno delle famiglie e degli sci club, ma anche la convenzione per skipass gratuiti per bambini e ragazzi ha registrato numeri importanti", aggiunge Morelli. "Oltre all'investimento sociale, c'è anche un aspetto economico perché c'è stata la riapertura della scuola dei maestri di sci, il rifugio e il noleggio hanno lavorato, così come le strutture ricettive e altri professionisti collegati all'indotto. Inoltre la scelta di essere operativi durante le festività e i week end ci ha permesso di contenere i costi e di gestire nel miglior modo possibile la neve tanto da poter allargare l'offerta con la pista Malga. In definitiva siamo estremamente soddisfatti delle risposte".
Un'apertura invernale che non vuole essere un punto di arrivo ma di partenza. Sembra ci sia la consapevolezza di non compiere il passo più lungo della gamba per una ripartenza che guarda in prospettiva. "Adesso ci aspettano gli ultimi giorni di questo inverno, poi ci confronteremo con Trentino Sviluppo per un progetto programmatico pluriennale per sviluppare l'estate e le altre stagioni con la sostenibilità e il rispetto della montagna come concetti chiave", conclude Morelli.












