Contenuto sponsorizzato
Belluno
08 febbraio | 06:50

La Sinistra Piave diventa sentinella climatica: al via un progetto per il ripristino dei pascoli alpini, tra centraline meteo e recinti virtuali per il bestiame

Il progetto prevede il ripristino dei pascoli, la gestione del bestiame e l’utilizzo dell’Internet of Things per monitorare il clima: ecco i dettagli

BELLUNO. La Sinistra Piave punta a diventare sentinella climatica della Valbelluna: parte infatti un progetto innovativo per la valorizzazione del patrimonio naturale, con capofila il Comune di Limana. “Come Fondazione Elserino Piol ci siamo mossi per imbastire il progetto: abbiamo incamerato le esigenze degli operatori agricoli di Valmorel e dei loro fabbisogni e analizzato il trend di diminuzione della superficie pascoliva, poi il Comune ha accolto la proposta e contiamo di partire tra l’estate e l’autunno”.

 

A raccontare a Il Dolomiti di cosa si tratta è Giacomo Piazza, responsabile Agritech della Fondazione Elserino Piol e segretario della cooperativa Pascolando che gestisce Malga Van. Il progetto si chiama “Sinistra Piave Alpina: valorizzazione della biodiversità e del patrimonio agro silvo pastorale” ed è presentato nell'ambito del bando "Capitale Naturale 2025" di Fondazione Cariverona. Oltre a Comune di Limana e Fondazione Piol, collaborano il Comune di Borgo Valbelluna, l’Università di Padova (Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente, Dafnae - che si occuperà di analisi dei pascoli, definizione degli interventi e monitoraggio finale) e diversi partner locali.

 

L’obiettivo è la tutela e il ripristino degli ecosistemi nelle Prealpi. “Il progetto - spiega il Comune - interviene su habitat di eccezionale valore, come torbiere, praterie alpine e lame, minacciati dall'abbandono e dai cambiamenti climatici. Le azioni previste includono il ripristino dei pascoli invasi dalla vegetazione arbustiva e la messa in sicurezza delle riserve idriche fondamentali per la fauna selvatica e il bestiame”.

 

Si tratterà quindi di recuperare gli ecosistemi di praterie alpine in degrado, valorizzare le torbiere, riqualificare la sete dei sentieri, aumentare la consapevolezza ambientale e la partecipazione civica. “Il grosso degli interventi - prosegue Piazza - andrà sul ripristino delle praterie alpine, poiché negli ultimi decenni il loro sottoutilizzo ha determinato una regressione di prati e pascoli a favore di formazioni boschive. L'ecosistema della prateria aperta è infatti ricco di biodiversità ed è essenziale riprendere una parte di quel territorio e gestire il margine boschivo per evitare che si allarghi ulteriormente”.

 

Centrale poi il tema acqua. “Vogliamo creare abbeveratoi supplementari partendo dall’acquedotto - spiega - affinché il bestiame vada a pesare meno sugli ecosistemi naturali e seminaturali di lame e torbiere. Non si tratta di impedirne totalmente l’accesso, ma di ridurre la pressione su questi habitat favorendo quindi la popolazione faunistica che li abita”.

 

Cuore di tutto ciò la tecnologia: saranno installate centraline meteorologiche avanzate e sensori IoT (Internet of Things), dispositivi dotati di software in grado di raccogliere e condividere dati. In questo modo, si potrà monitorare la salute del territorio e fornire agli allevatori dati su microclima e disponibilità idrica. “Qui - aggiunge Piazza - la Fondazione la fa da padrona. In collaborazione con un’associazione di ragazzi che a Sovramonte si occupano di robotica, installeremo tre centraline sul territorio ma l’idea è allargare la rete nel tempo. Una di esse è già pronta per Malga Van (qui l’articolo)”.

 

Ma non solo: ci saranno anche recinti virtuali per il bestiame. “Esistono già in Scandinavia, Nuova Zelanda o Stati Uniti: all’animale è applicato un collare - prosegue - che riceve segnali non dolorosi né dannosi che comunicano il limite del recinto, evitando così di dover piantare pali e recinzioni. Coinvolgendo le scuole bellunesi, vogliamo promuovere un concorso di idee e sviluppare qualcosa che si adatti al territorio alpino”.

 

Il progetto durerà tre anni, per un budget totale di 363 mila euro più un co-finanziamento di 73 mila euro. Fondamentale il contributo di Fondazione Cariverona (290 mila euro). “A differenza del Psr (Programma sviluppo rurale) - conclude Piazza - lo strumento Cariverona permette di muoversi su più fronti: produttivo per il ripristino dei pascoli, ecologico per la salvaguardia degli habitat umidi, e turistico con la manutenzione dei sentieri ed eventi di comunicazione sul territorio. Ora siamo nella fase di progettazione esecutiva, speriamo di avviare gli interventi già nei prossimi mesi”.

 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
| 11 giugno | 13:11
E' questo quanto emerge dalle campagne di monitoraggio condotte nell'ambito della convenzione Sat-Pat-Muse per lo studio dei ghiacciai sul [...]
Cronaca
| 11 giugno | 13:37
Abbandona i rifiuti nel bosco, ma la polizia locale lo rintraccia. Riconosciuto l’atto, ha provveduto a ripulire l’area: ha incaricato una [...]
Montagna
| 11 giugno | 11:25
L'incendio nella serata di ieri a oltre 3mila metri di quota sul territorio di Ponte di Legno: l'amministrazione conferma che la Capanna Lagoscuro [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato