La Sinistra Piave diventa sentinella climatica: al via un progetto per il ripristino dei pascoli alpini, tra centraline meteo e recinti virtuali per il bestiame
Il progetto prevede il ripristino dei pascoli, la gestione del bestiame e l’utilizzo dell’Internet of Things per monitorare il clima: ecco i dettagli

BELLUNO. La Sinistra Piave punta a diventare sentinella climatica della Valbelluna: parte infatti un progetto innovativo per la valorizzazione del patrimonio naturale, con capofila il Comune di Limana. “Come Fondazione Elserino Piol ci siamo mossi per imbastire il progetto: abbiamo incamerato le esigenze degli operatori agricoli di Valmorel e dei loro fabbisogni e analizzato il trend di diminuzione della superficie pascoliva, poi il Comune ha accolto la proposta e contiamo di partire tra l’estate e l’autunno”.
A raccontare a Il Dolomiti di cosa si tratta è Giacomo Piazza, responsabile Agritech della Fondazione Elserino Piol e segretario della cooperativa Pascolando che gestisce Malga Van. Il progetto si chiama “Sinistra Piave Alpina: valorizzazione della biodiversità e del patrimonio agro silvo pastorale” ed è presentato nell'ambito del bando "Capitale Naturale 2025" di Fondazione Cariverona. Oltre a Comune di Limana e Fondazione Piol, collaborano il Comune di Borgo Valbelluna, l’Università di Padova (Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente, Dafnae - che si occuperà di analisi dei pascoli, definizione degli interventi e monitoraggio finale) e diversi partner locali.
L’obiettivo è la tutela e il ripristino degli ecosistemi nelle Prealpi. “Il progetto - spiega il Comune - interviene su habitat di eccezionale valore, come torbiere, praterie alpine e lame, minacciati dall'abbandono e dai cambiamenti climatici. Le azioni previste includono il ripristino dei pascoli invasi dalla vegetazione arbustiva e la messa in sicurezza delle riserve idriche fondamentali per la fauna selvatica e il bestiame”.
Si tratterà quindi di recuperare gli ecosistemi di praterie alpine in degrado, valorizzare le torbiere, riqualificare la sete dei sentieri, aumentare la consapevolezza ambientale e la partecipazione civica. “Il grosso degli interventi - prosegue Piazza - andrà sul ripristino delle praterie alpine, poiché negli ultimi decenni il loro sottoutilizzo ha determinato una regressione di prati e pascoli a favore di formazioni boschive. L'ecosistema della prateria aperta è infatti ricco di biodiversità ed è essenziale riprendere una parte di quel territorio e gestire il margine boschivo per evitare che si allarghi ulteriormente”.
Centrale poi il tema acqua. “Vogliamo creare abbeveratoi supplementari partendo dall’acquedotto - spiega - affinché il bestiame vada a pesare meno sugli ecosistemi naturali e seminaturali di lame e torbiere. Non si tratta di impedirne totalmente l’accesso, ma di ridurre la pressione su questi habitat favorendo quindi la popolazione faunistica che li abita”.
Cuore di tutto ciò la tecnologia: saranno installate centraline meteorologiche avanzate e sensori IoT (Internet of Things), dispositivi dotati di software in grado di raccogliere e condividere dati. In questo modo, si potrà monitorare la salute del territorio e fornire agli allevatori dati su microclima e disponibilità idrica. “Qui - aggiunge Piazza - la Fondazione la fa da padrona. In collaborazione con un’associazione di ragazzi che a Sovramonte si occupano di robotica, installeremo tre centraline sul territorio ma l’idea è allargare la rete nel tempo. Una di esse è già pronta per Malga Van (qui l’articolo)”.
Ma non solo: ci saranno anche recinti virtuali per il bestiame. “Esistono già in Scandinavia, Nuova Zelanda o Stati Uniti: all’animale è applicato un collare - prosegue - che riceve segnali non dolorosi né dannosi che comunicano il limite del recinto, evitando così di dover piantare pali e recinzioni. Coinvolgendo le scuole bellunesi, vogliamo promuovere un concorso di idee e sviluppare qualcosa che si adatti al territorio alpino”.
Il progetto durerà tre anni, per un budget totale di 363 mila euro più un co-finanziamento di 73 mila euro. Fondamentale il contributo di Fondazione Cariverona (290 mila euro). “A differenza del Psr (Programma sviluppo rurale) - conclude Piazza - lo strumento Cariverona permette di muoversi su più fronti: produttivo per il ripristino dei pascoli, ecologico per la salvaguardia degli habitat umidi, e turistico con la manutenzione dei sentieri ed eventi di comunicazione sul territorio. Ora siamo nella fase di progettazione esecutiva, speriamo di avviare gli interventi già nei prossimi mesi”.












