Crisi climatica, già comparse la processionaria e le zecche: ''Presenti a quote sempre più elevate, anche a 2 mila metri e alcune piante sono in anticipo di un mese''
In alcune zone del Trentino, ma anche del Bellunese e dell'Alto Adige, è già iniziata la processionaria e alcune zecche si sono già risvegliate, ci si aspetta breve anche la ricomparsa delle zanzare tigri. Il biologo della Fondazione museo civico di Rovereto, Gionata Stancher: "La fioritura anticipata e la presenza di questi insetti sono una conseguenza e un effetto della crisi climatica"

TRENTO. "I monitoraggi botanici e le osservazioni indicano che c'è un anticipo delle fioriture ma anche della schiusa delle uova". A dirlo a Il Dolomiti il biologo della Fondazione museo civico di Rovereto, Gionata Stancher. "Un altro trend riguarda la presenza della zanzara tigre o delle zecche a quote non usuali fino a 20 anni fa: adesso esemplari di zecche si possono trovare anche a 2 mila metri d'altitudine".
Nelle ultime settimana si è già intervenuti per rimuovere i nidi di processionaria. Sono 1.245 quelli rimossi dall'Azienda forestale dal 24 gennaio al 10 febbraio scorso, di cui 300 nella circoscrizione Argentario, 290 sul Bondone, 240 a Villazzano, 210 a Meano e 205 tra Povo e Mattarello, dove sono stati trovati rispettivamente 145 e 60 nidi. Questi i dati forniti dall'amministrazione comunale di Trento (Qui articolo).
Ma in alcune zone del Trentino, ma anche del Bellunese e dell'Alto Adige, è già iniziata la processionaria e alcune zecche si sono già risvegliate, ci si aspetta breve anche la ricomparsa delle zanzare tigri. "L'inverno è stato fino a oggi particolarmente mite - evidenzia Stancher - la fioritura anticipata e la presenza di questi insetti sono una conseguenza e un effetto della crisi climatica: i nostro botanici hanno notato che alcune specie erbacee si sono sviluppate un mese prima rispetto all'usuale, alcune piante annuali sono addirittura sopravvissute al periodo freddo".
Quello delle zanzare è un problema che sta molto a cuore alla Fondazione Museo Civico, che dal 1997 esegue e coordina la campagna di monitoraggio della zanzara tigre. Ricercatori e operatori contano le uova raccolte su migliaia di ovitrappole piazzate in varie zone del territorio.
"Arrivata in zona dalla pianura padana - dice il biologo della Fondazione museo civico di Rovereto - si è diffusa e adattata anche qui. Non c'è solo la proliferazione molto forte e rapida, l'aspetto forse più eclatante è l'adattamento a quote sempre più alte. Un discorso simile si può fare per zecche e processionaria. Ormai si trovano anche a mille metri, ormai queste ultime si trovano addirittura ad altitudini più elevate".
Una fragilità ambientale testimoniata in realtà anche dalle fioriture anticipate. "Si salvano più uova do zanzara tigre a causa delle temperature più alte per il periodo", spiega Stancher. "Se la percentuale di mortalità per il freddo era fino a qualche anno fa molto elevata, ora quasi tutte riescono a sopravvivere all'inverno. Non solo, ci sono più esemplari e c'è più tempo per la riproduzione, questo causa una forte proliferazione. Questo comporta la necessità di una sorveglianza sanitaria perché questi animali sono vettori di virus e malattie, anche molto gravi. Nel caso dei morsi di zecca è consigliato seguire la profilassi e vaccinarsi. Per la zanzara tigre la pericolosità è decisamente più bassa ma può comportare problemi. La processionaria richiede grandissima attenzione sui bambini e se si è proprietari di animali domestici".
Il picco per le zecche è tra maggio e luglio, l'estate scorsa si è assistito a un'invasione. D'altra parte i dati indicano un aumento dei casi, anche in Trentino, di malattia di Lyme e di Tbe (encefalite virale), cioè le due principali malattie trasmesse da zecche. In particolare, solo sul nostro territorio, si è passati da una media di 17 casi/anno di malattia di Lyme ai 41 casi degli ultimi 5 anni per arrivare a 45 nel 2020.
E' salita anche la media annuale della Tbe: da 9,7 casi/anno a 23,2 nell'ultimo quinquennio per arrivare, nel 2020, a quota 32 casi. Anche l'ultimo report dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari riporta un aumento della pericolosità delle zecche, l'anno scorso sono stati registrati, purtroppo, due decessi.
Per la Tbe è possibile vaccinarsi, la somministrazione è consigliata in particolare "per chi è esposto ai morsi zecca, quindi chi va nei boschi, dove la vegetazione è rigogliosa". La letalità non è elevata ma la malattia può lasciare sequele prolungate.
Insomma il caldo e l'umidità sono favorevoli alla proliferazione di queste specie animali. Un aiuto per "abbattere" la presenza di processionaria, zanzare tigri e zecche potrebbe arrivare da un colpo di coda dell'inverno. Ma una gelata repentina e tardiva avrebbe impatti sull'agricoltura, sulle coltivazioni e sulle piante ingannate da una primavera anticipata.
"Un aspetto che merita un approfondimento è comunque la capacità di adattarsi a quote sempre più elevate, si nota in modo evidente e chiaro questo spostamento verso l'alto della presenza di questi animali", conclude Stancher.

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