Dopo le nuove serre per affrontare i cambiamenti climatici e i 16 gradi registrati nei fondovalle anche Coldiretti lancia l'allarme per le produzioni agricole
In Trentino proprio ieri sono state presentate le nuove serre di Sant'Orsola per proteggere i piccoli frutti e creare un microclima adatto alle produzioni visto che il caldo degli ultimi anni sta provocando un cambiamento degli assetti anche in questo senso. In provincia di Sondrio ecco l'allarme di Coldiretti su questi giorni dalla temperatura quasi primaverile

SONDRIO. Ormai è sotto gli occhi di tutti e anche in ambito agricolo le preoccupazioni sono sempre più evidenti. I cambiamenti climatici sconvolgeranno nei prossimi anni anche le produzioni dei diversi territori e non è un caso se la quota di coltivazione delle viti si sta alzando sempre di più e se in Trentino proprio ieri è stato presentato un progetto di serre ''contro il cambiamento climatico'' per i piccoli frutti.
Fenomeni atmosferici sempre più rapidi e intensi (venti forti, grandinate, violenti acquazzoni alternati a periodi di forte siccità) da un lato e temperature in costante crescita (nelle serre trentine la scorsa estate si sono superati i 45 gradi e in quelle del Sud Italia sempre di Sant'Orsola i 52) hanno imposto a Sant'Orsola di investire su coperture nuove, più resistenti e capaci di mantenere dei microclimi più adatti alla produzione di fragole, more, lamponi, mirtilli, rispetto a quanto ''natura'' ormai offre.
E anche da Sondrio arriva un grido d'allarme da Coldiretti. Di fatto ci troviamo davanti a una primavera anticipata a fine gennaio con temperature che nel fondovalle hanno superato i 16 gradi negli ultimi giorni. Ovviamente il rischio è che le piante cominciano a risvegliarsi, viste le temperature miti, e che poi subiscano un brusco stop quando queste temperature torneranno a scendere (com'è giusto che sia in questo periodo dell'anno). Inoltre c'è il ''pericolo'' parassiti e insetti dannosi che senza un vero inverno potrebbero già rimettersi in moto con conseguenze nefaste nei mesi a venire.
L’inizio del 2024 conferma quindi la tendenza al surriscaldamento anche in Italia dove lo scorso anno è stato il più caldo mai registrato facendo registrare lungo la Penisola una temperatura superiore di 1,14 gradi rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr che rilevano le temperature dal 1800. La classifica degli anni più roventi da oltre due secoli si concentra infatti nell’ultimo decennio e comprende nell’ordine dopo il 2023, il 2022 il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020, secondo le elaborazioni Coldiretti.
“Il cambiamento climatico – osserva il presidente di Coldiretti Sondrio Sandro Bambini - è stato accompagnato da una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal freddo al caldo, con sbalzi termici significativi. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dal maltempo e dalla siccità che hanno superato i 6 miliardi di euro lo scorso anno”.












