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| 20 mar 2023 | 09:52

Crisi climatica e agricoltura: "Le coltivazioni si spostano sempre più in alto. In futuro il Sangiovese in Trentino? Può darsi, ma lavorare per mantenere varietà presenti"

Gli impatti della crisi climatica nei prossimi anni si faranno sentire anche sul mondo agricolo, mentre le coltivazioni sul nostro territorio si alzano di quota per ritrovare quelle condizioni che erano comuni in fondovalle nei decenni scorsi: "Tornando indietro di soli 25 anni - dice a il Dolomiti Maurizio Bottura della Fem - la quota ritenuta massima per la coltivazione della vite era di circa 700 metri. Oggi in molte aree si coltiva ben più in alto e con ottimi risultati"

Crisi climatica e agricoltura: Le coltivazioni si spostano sempre più in alto

TRENTO. Dalla gestione della risorsa idrica alla perdita di biodiversità fino all'aumento dei fenomeni meteorologici estremi, gli effetti della crisi climatica (come già riportato, Qui Articolo) nei prossimi anni andranno ad impattare trasversalmente su tutti i settori produttivi in Trentino e tra questi, ovviamente, anche su quello agricolo. In quest'ambito in particolare però, come spiega a il Dolomiti il direttore del Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Edmund Mach Maurizio Bottura, negli ultimi decenni l'innalzamento delle temperature ha già modificato non poco la situazione sul territorio, con la previsione di ulteriori evoluzioni future innescate proprio dall'accelerazione del cambiamento climatico. Ma proseguiamo con ordine.
 

“Diciamo che – dice Bottura – è come se il Trentino fosse 'sprofondato' di circa 200 metri d'altitudine e molte coltivazioni si stanno quindi spostando più in alto, per ritrovare quelle condizioni che erano comuni in fondovalle 20 o 30 anni fa”. Parlando in particolare di due dei settori più importanti per il nostro territorio, quello melicolo e quello vitivinicolo, per l'esperto della Fem il cambiamento nella gestione delle colture è infatti già in atto, portando da una parte le piante a quote che solo qualche anno fa erano impensabili e dall'altra alla prospettiva di modificare pratiche da sempre adottate sul nostro territorio.
 

“Tornando indietro di soli 25 anni – spiega Bottura –, la quota ritenuta massima per la coltivazione della vite era di circa 700 metri, ed in zone tra l'altro ben esposte. Oggi in molte aree si coltiva ben più in alto e con ottimi risultati, stesso discorso per quanto riguarda altre zone meno elevate e meno esposte alla luce del sole”. Una dinamica che si sta osservando anche per quanto riguarda il mondo delle mele, coltivate sempre più in quota sia in alta Val di Non che in Val di Sole: “Stiamo osservando – dice il direttore del Centro trasferimento tecnologico – da una parte inverni meno rigidi e dall'altra primavere più precoci. Questo si traduce in temperature minime più alte, in meno gelate invernali ed in partenze primaverili anticipate, con il conseguente rischio di gelate tardive e, in estate, di raccolti precoci”.
 

Quest'ultimo aspetto in particolare preoccupa non poco gli agricoltori: per favorire infatti la colorazione delle mele o l'aumento del contenuto zuccherino all'interno delle uve (un fattore che ne stabilisce in definitiva la qualità in vista della produzione del vino), sono necessari gli sbalzi termici subiti dalle piante passando dalle temperature del giorno a quelle della notte. “Per andare però a ritrovare un'escursione termica adeguata – ribadisce Bottura – anche in Trentino ormai è necessario tendere a salire di quota rispetto ai fondovalle”. Pensando al futuro bisognerà quindi rivedere le priorità dei produttori anche sul nostro territorio: “Se un tempo il problema era riuscire a far maturare le coltivazioni, oggi bisogna ragionare su metodologie che prevengano per esempio la scottatura della frutta. In questo giocano un ruolo importante anche le reti antigrandine, che oltre a proteggere la frutta stessa 'schermano' in parte i raggi del sole”.

 

A cambiare però, come detto, dovranno essere anche le pratiche dei produttori stessi: “La sfogliatura delle vigne per esempio – spiega Bottura – è sempre stata considerata fondamentale in Trentino, per aumentare la quantità di irraggiamento ricevuto dai grappoli. In futuro dovremo valutare la necessità di ridurre questa pratica per proteggere invece i grappoli stessi dal sole”. In generale dunque, con l'attuale trend di aumento delle temperature le coltivazioni che oggi vediamo in fondovalle tenderanno come detto a 'salire' più in quota, sfruttando quindi le caratteristiche del territorio montano. Nel mondo vitivinicolo però, ciò significa che in futuro sarà forse possibile introdurre alle quote più basse varietà rosse a ciclo più lungo, che un tempo era più difficile riuscire a far arrivare a maturazione in Trentino mentre il nostro clima, come ha spiegato l'ingegnere ambientale e membro di Meteo Trentino Alto Adige Giacomo Poletti (Qui il Podcast), sembra assomigliare oggi sempre di più a quello tipico della Toscana degli anni '70.

 

“Per quanto riguarda il rosso – dice l'esperto della Fem – con il progressivo aumento delle temperature potrebbe riuscire a maturare sul nostro territorio una varietà come quella del Sangiovese o, se guardiamo al mondo dei vini bianchi, il Verdicchio. Ma in questo caso stiamo parlando di ipotesi a livello puramente accademico diciamo: più che stravolgere la varietà tipica di produzione nel nostro territorio dobbiamo infatti lavorare per mantenerla, adattando alcune azioni per migliorare la resilienza di queste colture”. Non si può parlare insomma di un futuro Chianti in veste trentina, ma quel che è certo è che una varietà come il Cabernet Sauvignon, una di quelle a ciclo più lungo presente sul nostro territorio, anni fa spesso faticava a maturare mentre le condizioni oggi sono sicuramente più favorevoli. “Il problema è invece inverso per quanto riguarda ad esempio il vino base per lo spumante – precisa Bottura –. In questo caso l'uva matura normalmente nell'ultima settimana di agosto, ma con l'aumento delle temperature la vendemmia si sta anticipando. Anche in questo caso dunque sarà probabilmente necessario alzare la quota delle coltivazioni”.

 

Un'altra delle sfide che la crisi climatica metterà davanti al settore, continua Bottura, è quella relativa alla gestione dell'acqua: “In Trentino siamo stati bravi, andando per esempio ad installare quasi ovunque gli impianti a goccia per risparmiare la risorsa idrica. In futuro però dovremo esserlo ancora di più, puntando ad investire in ulteriori invasi e in automazione, ottimizzando la risorsa presente ed abbattendo gli sprechi”. Per quanto riguarda le fitopatologie invece, il discorso è più complesso: “Nella maggior parte dei casi – conclude Bottura – i funghi sono per esempio avvantaggiati dall'umidità e dall'abbondanza di precipitazioni. Con prolungati periodi di bel tempo e con l'aumento delle temperature si troverebbero svantaggiati, anche se lo stesso discorso non si può fare per quanto riguarda gli insetti. In questo caso però direi che la minaccia maggiore, più che dalla crisi climatica, è rappresentata dall'arrivo di specie aliene, che si moltiplicano sul territorio senza trovare competitor naturali”.

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