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L'impatto del cambiamento climatico sulla viticultura. Tozzi: "Ce ne renderemo conto quando produrremo il Morellino e il Barolo in Svezia"

Da sempre in prima linea nella lotta al climate change, il primo ricercatore del Cnr ha rilasciato una lunga intervista a Il Gusto di Repubblica: "Gli agricoltori che protestano contro il Green Deal non capiscono che, anziché tutelarli, stanno perdendo i propri affari. Il governo dovrebbe defiscalizzare chi diminuisce l’uso di pesticidi e la produzione di combustibili fossili, chi fa in modo che la terra si rigeneri e che si possa continuare ad avere dei polmoni verdi invece di soccombere soffocati dall’inquinamento”

Pubblicato il - 02 marzo 2024 - 20:15

TRENTO. Da sempre Mario Tozzi, geologo di fama internazionale, divulgatore scientifico, saggista, autore e conduttore televisivo italiano, è in prima fila nella lotta al cambiamento climatico.

 

Nei giorni scorsi Tozzi, attualmente primo ricercatore CRN, ha rilasciato una lunga intervista a Il Gusto, l'hub multimediale di Repubblica.it che si occupa di cibo, vino e di turismo enogastronomico, parlando dell'impatto che hanno l'innalzamento delle temperature, la siccità e i fenomeno atmosferici estremi sull'agricoltura. Nella fattispecie sulla viticultura.

 

Senza, sarebbe impossibile farlo, trascurare l'argomento delle proteste in piazza degli agricoltori riguardo il Green Deal, ovvero le proposte dell'Unione Europea in materia di politiche agricole per contrastare il climate change.

 

"Il cambiamento climatico sta impattando nella maniera peggiore sulla viticultura - queste le parole di Tozzi a Il Gusto - anche perché si sta facendo niente né per mitigarlo né per agire sulle cause, anzi ci si ribella al Green Deal dell'Unione Europea. Ma facendo così ci si ritroverà a coltivare il Sangiovese del Morellino di Scansano a Göteborg e il Nebbiolo per il Barolo a Stoccolma. Le proteste di coloro che si sono scagliati contro il rinnovamento agricolo previsto dalle leggi europee sono suicide. L’agricoltura, la viticoltura, dovrebbero impattare meno sull’ambiente. Invece ci sono ancora persone che si ostinano a voler usare pesticidi e diserbanti, a produrre combustili fossili. Persone che non capiscono che così facendo quegli affari – che protestando credono di tutelare – in realtà li stanno perdendo. Oggi ancora il raccolto ce l’abbiamo, ma domani?”.

 

Ecco, allora che, secondo Tozzi, il cambiamento dovrebbe partire dai viticoltori: ognuno di loro, nel proprio piccolo, potrebbe attuare cambiamenti per "riconvertirsi" anziché "subire gli eventi".

 

“Possono darsi da fare per attuare le esperienze neo-rurali - prosegue Tozzi nell'intervista rilasciata alla giornalista Lara Loreti -: si tratta di esperimenti, fatti anche su larga scala, in cui si coltiva con rispetto della natura e il risultato non è la desertificazione, ma la biodiversità. Si può coltivare alternando varie colture con i boschi, favorendo la presenza degli animali, non perdendo nulla. È una forma di strutturazione del sistema produttivo: nel Pavese, a 15 km da Milano (Giussago, ndr), ci sono 30 ettari di risaie fatte come una volta. L’agricoltura è uno dei settori, se non il settore più assistito da fondi che ci sia, in Italia e in Europa (un quarto delle risorse previste dal bilancio Ue vanno all'agricoltura, ndr). Questo dato dovrebbe indurre a non protestare, ma ad impegnarsi per fare sempre meglio. I viticoltori sono imprenditori? Bene, allora pensino a riconvertirsi con intelligenza invece di subire le cose per trauma”.

 

E chi ha l'idea di spostare la produzione a quote più elevate per, ovviamente, combattere la siccità?

 

"“Ma scherziamo - prosegue -, che cosa vogliamo fare, coltivare sul Cervino? Quest’idea che possiamo produrre ovunque non va bene. Il vino è fatto di uve, clima e suolo, se cambi suolo fai un altro vino. E poi, non puoi produrre più di tot di bottiglie, la produzione di qualità non può essere piegata alla quantità. Un esempio? Parliamo del lardo di Colonnata, marchio di cui si fregiano in tanti: ma quanti maiali possono arrivare a Colonnata?”.

 

Poi il geologo romano entra nel merito dell'aspetto politico della vicenda. Dunque parlando di Green Deal e lanciando una proposta riguardo a cosa potrebbe fare il governo per incentivare il cambiamento "green".

 

“Le leggi europee rappresentano una soluzione reale perché spingono a riconvertire l’agricoltura in maniera sostenibile. Si protesta contro un Green Deal che peraltro non è ancora in pratica: siamo indietro anni luce e non ce ne rendiamo conto. Il governo deve incrementare la riconversione sostenibile, defiscalizzando ad esempio chi diminuisce l’uso di pesticidi e la produzione di combustibili fossili, chi fa in modo che la terra si rigeneri e che si possa continuare ad avere dei polmoni verdi invece di soccombere soffocati dall’inquinamento”.

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