Escursionista si ritrova con una 30ina di zecche addosso, l'esperta: "Sono più 'affamate' perché con il caldo in inverno non sono andate in diapausa"
E' soltanto di pochi giorni fa la segnalazione di una giovane escursionista che è stata 'invasa' da questi artropodi nei boschi del bellunese. L'intervista a Tagliapietra di Fem: "La scarsità di precipitazioni dovrebbe sfavorire però la loro proliferazione e attività perché amano l'umidità. Cambiamenti climatici? Potrebbero spostarsi sempre più in quota e verso il Nord Europa"
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TRENTO. "Con il caldo le zecche tendono a rimanere attive e quindi consumare maggiore energia. Per questo potrebbero risultare 'più affamate' in questo periodo". E' questo il commento dell'esperta Valentina Tagliapietra dell'Unità di ecologia applicata della Fondazione Edmund Mach. E' soltanto di pochi giorni fa infatti la segnalazione, arrivata a il Dolomiti, di una giovane escursionista 'invasa' da una trentina di zecche nei boschi sopra Sospirolo nel Bellunese.
"E' normale che l'attività delle zecche cominci già da marzo - aggiunge l'esperta -. E in alcune zone sicuramente si trovano in concentrazioni maggiori, come alcune aree del bellunese. Gli inverni caldi, come quello passato, possono però incidere sulla loro attività: le temperature più alte rispetto alla media stagionale permettono a questi artropodi di rimanere attivi durante l'inverno, quando invece dovrebbero andare in diapausa".
Rimanendo attive però le zecche consumano anche una maggior quantità di energia e di conseguenza "diventano più 'voraci' e 'affamate' e cercano quindi un 'ospite' su cui nutrirsi". Se da una parte però inverni risultano essere miti, dall'altra sono anche siccitosi. "La scarsità di precipitazioni - dichiara Tagliapietra - dovrebbe sfavorire la proliferazione e l'attività della zecca perché loro amano l'umidità".
Per ora sembra essere tutto nella norma, sostiene Tagliapietra: "Ma se la situazione dovesse proseguire così, con inverni caldi e periodi prolungati con temperature superiori allo zero, potrebbero cambiare le condizioni. Bisognerà capire a quel punto che strategia adotteranno per sopravvivere".
Anche se in questi giorni "le aree più colpite sono quelle di fondovalle, dove è più freddo rispetto alla montagna, normalmente le zone sono quelle in quota tra i 1.000- 1.200 metri di altitudine, dove c'è presenza di cespugli di bosco e animali selvatici". Potrebbe essere quindi che in futuro con i cambiamenti climatici le zecche cambino la loro aree di diffusione, "sempre più in quota e verso il Nord Europa", conclude.













