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| 14 giu 2023 | 13:41

Con la bella stagione torna l'allerta zecche: “Una su cinque è infetta, la presenza è ormai confermata anche al di sopra dei 1600 metri"

Con l'estate ormai alle porte Annapaola Rizzoli, medica veterinaria e responsabile dell'Unità di ricerca ecologia applicata della Fondazione Edmund Mach, fa il punto sulla presenza dei fastidiosi (e potenzialmente pericolosi) artropodi in Trentino

Con la bella stagione torna l'allerta zecche: “Una su cinque è infetta

TRENTO. Le segnalazioni non sono certo mancate, partendo da quelle 'fuori stagione' (Qui Articolo) fino alle più recenti (Qui Articolo), e ora la conferma arriva anche dagli esperti: con l'arrivo della bella stagione e la crescita delle temperature, anche in Trentino la presenza delle zecche “risulta confermata, con un'ampia distribuzione ed attività sul territorio in tutti gli ambienti vocati”. A parlare è Annapaola Rizzoli, medica veterinaria e responsabile dell'Unità di ricerca ecologia applicata della Fondazione Edmund Mach, che da anni si occupa del monitoraggio dei fastidiosi (e potenzialmente pericolosi) artropodi sul territorio provinciale. Un'attività particolarmente importante in particolare con l'arrivo della bella stagione. L'attività delle zecche, come riporta l'Iss, si concentra infatti normalmente nei mesi caldi mentre gli artropodi tendono a proteggersi dal freddo durante la stagione invernale, rifugiandosi sotto le pietre o interrandosi in profondità.

 

Proprio in ragione però delle elevate temperature registrate lo scorso inverno, già a marzo una prima segnalazione era arrivata da Sospirolo, nel Bellunese, dove una giovane escursionista s'era ritrovata una trentina di zecche addosso dopo un'uscita tra i sentieri sopra l'abitato di San Gottardo, a circa 1.000 metri di quota. Pochi giorni fa, all'inizio di giugno, una situazione analoga si era verificata, sempre in Veneto, sul Monte Grappa, in particolare in due percorsi tra i 600 ed i 1.400 metri di quota. “In termini di distribuzione e abbondanza – precisa Rizzoli parlando della situazione in Trentino – non si riscontrano particolari variazioni rispetto agli scorsi anni. Tuttavia si riscontrano variazioni sull'attività di ricerca dell'ospite in relazioni alle condizioni climatiche, poiché nelle giornate di maggior piovosità l'attività risulta ridotta per poi tornare intensa nelle giornate con precipitazioni ridotte o assenti”.

 

Da un punto di vista sanitario, come più volte ribadito, i potenziali rischi del morso di una zecca sono rappresentati in particolare da due patologie (Qui Approfondimento): la malattia di Lyme (che può causare vari disturbi, anche gravi, alle articolazioni, al cuore e al sistema nervoso) e l'encefalite trasmessa da zecche (o Tbe, una malattia simile all'influenza che può guarire senza problemi o talvolta evolvere in una forma più grave, la meningite o encefalite appunto, che può lasciare danni permanenti al sistema nervoso e risulta mortale nel 2% dei casi). “La presenza del batterio Borrelia burgdorferi sl – dice Rizzoli – agente della Borreliosi di Lyme risulta diffusa in tutte le popolazioni campionate, con percentuali di infezione fino al 20%. La presenza del virus Tbe si attesta su percentuali di infezione inferiori all'1% con distribuzioni a focolaio

 

A livello generale per quanto riguarda il Trentino, dice l'esperta, la presenza delle zecche si conferma diffusa “in tutti gli ambienti forestali con cespugli e ricco sottobosco”, gli ambienti tipici nei quali gli artropodi presenziano in attesa di trovare un ospite. Rispetto a qualche anno fa però, l'altitudine limite entro la quale si muovono le zecche si è alzata, arrivando fino anche al di sopra dei 1.600 metri. Tra le possibili misure preventive, oltre al vaccino contro la Tbe (tutti i residenti in Trentino possono prenotarlo gratuitamente) esistono poi dei repellenti appositi per artropodi, come quelli per le zanzare che però in ogni caso, va sottolineato, non garantiscono la protezione totale.

 

Tra le buone pratiche da mettere in atto quando si affronta un'escursione, vista la diffusione delle zecche sul territorio, anche l'utilizzo di un abbigliamento adeguato, che copra possibilmente almeno le gambe. “Risulta sempre necessario – conclude poi l'esperta della Fondazione Edmund Mach – al termine dell'escursione un attento controllo del proprio corpo e di quello dei familiari, soprattutto ragazzi e bambini, oltre a quello di eventuali animali domestici, con rimozione immediata di eventuali parassiti riscontrati attraverso l'utilizzo di apposite pinzette”. Come spiegato infatti dal direttore del reparto di Malattia infettive del Santa Chiara, Massimiliano Lanzafame, a il Dolomiti, la probabilità d'infezione cala drasticamente se le zecche vengono rimosse entro 12 ore dal morso.

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