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Belluno
07 giugno | 17:34

Zecche, nel 2023 già 4 casi di Tbe nel Bellunese. ''Ci aspettiamo aumento dopo le abbondanti piogge e il ritorno del caldo. Importante vaccinarsi''

Le due principali patologie causate dalle zecche sono la borreliosi di Lyme e la encefalite (Tbe). Entrambe hanno fatto registrare un notevole incremento negli ultimi anni, spiegabile sia con le mutate condizioni climatiche sia con la maggiore attenzione nel diagnosticarle. La vaccinazione contro la Tbe nel Bellunese è gratuita e le 85mial dosi erogate sino ad oggi dall'Ulss1 rappresentano i due terzi di tutte quelle fatte in Veneto

Zecche, nel 2023 già 4 casi di Tbe nel Bellunese
di Valentina Ciprian

BELLUNO. Nel 2023 nel Bellunese sono già stati 4 i casi di Tbe di cui 1 con ricovero più grave. A causarli la puntura di uno dei parassiti più diffusi al mondo. Le loro punture non provocano un fastidio immediato, come possono fare quelle delle zanzare, ma possono trasmettere malattie anche molto gravi. Stiamo parlando delle zecche. In vista della stagione estiva, l’Ulss 1 Dolomiti punta nuovamente l’attenzione sul tema, per sensibilizzare la cittadinanza sulle possibili conseguenze nel caso la zecca che ci punge sia infetta.

 

''Ci aspettiamo un aumento dei casi da qui alle prossime settimane dopo le abbondanti piogge e con l’aumentare della temperatura - spiega il commissario dell’Ulss 1 Giuseppe Dal Ben, che questa mattina si è sottoposto alla vaccinazione, dando l’esempio in prima persona -. A tutti, ai cittadini ma anche ai tanti turisti che arriveranno tra le montagne bellunesi durante l’estate, rinnoviamo l’invito alla vaccinazione, perché la zecca si può prendere e può avere conseguenze importanti sul nostro organismo”.

 

Le due principali patologie causate dalle zecche sono la borreliosi di Lyme e la encefalite (Tbe). Entrambe hanno fatto registrare un notevole incremento negli ultimi anni, spiegabile sia con le mutate condizioni climatiche sia con la maggiore attenzione nel diagnosticarle. Mentre la borreliosi di Lyme è curabile con la terapia antibiotica, per la Tbe non esistono farmaci specifici e la terapia è solo anti infiammatoria e di supporto. Però può essere prevenuta con la vaccinazione, che è fortemente consigliata a chi frequenta aree endemiche.

 

Negli ultimi anni il territorio dell’Ulss 1 Dolomiti ha investito molto nel ciclo vaccinale anti Tbe, che prevede un ciclo di somministrazione di 3 dosi, con successivi richiami. Dal 2019, con una delibera della giunta regionale, la vaccinazione per la prevenzione dell’encefalite da zecca è gratuita per i residenti nella provincia di Belluno ed è prenotabile dal sito dell’Ulss 1 www.aulss 1.veneto.it. Ad oggi sono state somministrate oltre 85 mila dosi, con oltre 28.000 soggetti vaccinati.

 

“Le 85.000 dosi erogate nella provincia di Belluno rappresentano i due terzi del totale della regione Veneto - spiega Sandro Cinquetti, direttore del dipartimento di prevenzione Ulss 1 - è stato fatto un lavoro imponente, reso possibile grazie al gioco di squadra che ha coinvolto personale sanitario, amministrazioni locali, alpini e volontari di vario genere. Il risultato della gratuità è evidente, con 25.000 dosi somministrate anche in periodo di pandemia, rispetto alle 5.000 del periodo-pre Covid. Nel 2020 abbiamo inventato il sistema drive-in, adattando per la vaccinazione il sistema nazionale organizzato all’epoca per i tamponi. La soluzione è stata una delle primissime esperienze nazionali di utilizzo di questo tipo.”

 

La campagna vaccinale prosegue e la prenotazione può essere fatta online, accedendo al sito https://dolomiti.myprenota.it/vaccinazioni .

 

Con l’arrivo dei mesi più caldi e umidi, ogni anno la problematica si ripropone. Le zecche sono artropodi e per il loro sviluppo hanno bisogno di nutrirsi di sangue che si procurano vivendo da parassiti sugli animali, selvatici e domestici, e occasionalmente sull’uomo. Il loro habitat ideale si trova nelle aree boschive miste, umide, ricche di cespugli e vegetazione. Ma anche nelle zone di pascolo, nelle radure con erba alta, nelle aree verdi urbane. Preferiscono gli ambienti con un’umidità elevata (oltre all’80%) e si possono ritrovare in diversi luoghi, portate da animali parassitati. Sono più abbondanti ad altitudini inferiori ai 1000 metri, ma si possono trovare anche a quote più alte. Sono molto piccole, come una capocchia di spillo. Le zecche non saltano e non volano e l’incontro con l’uomo avviene per contatto stretto, ad esempio passando nell’erba alta.

 

La zecca ampiamente più diffusa in Italia è l’Ixodes ricinus, che può fungere da serbatoio e da vettore per numerose malattie. “Le due principali patologie sono il morbo di Lyme (trasmesso da un batterio, la borrelia) e l’encefalite da morso di zecca, nota anche come Tbe (trasmessa da un virus)”, spiega il dottor Renzo Scaggiante, Direttore Uoc di Malattie Infettive dell’Ulss 1.

 

Le zecche vivono diverse fasi della loro crescita, passando da larve a ninfe a individui adulti. “In provincia di Belluno sono proprio questi ultimi i responsabili della trasmissione della malattia di Lyme: il 2,6% delle ninfe e il 10% delle zecche adulte sono potenzialmente contagianti, perché hanno la borrelia nell’organismo. Inoltre, il 2,1% delle zecche trasmette il virus della Tbe - afferma Scaggiante -. Per la malattia di Lyme, essendo batterica, non è possibile una prevenzione di tipo terapeutico ma solamente una cura con antibiotici. Invece, per la Tbe, essendo virale, è possibile una prevenzione attraverso il vaccino”.

 

“La malattia di Lyme si può dividere in 3 fasi: una fase precoce localizzata, con un eritema che cambia attorno alla zona della puntura e una fase precoce disseminata con i primi sintomi (brividi, cefalea, rigidità alla nuca, dolori muscolo-articolari). Se non viene trattata adeguatamente con gli antibiotici, si sviluppa una fase tardiva che può essere presente anche dopo 12-24 mesi, con artriti e alterazioni a livello cerebrale e nervoso”, spiega Scaggiante.

 

La Tbe si manifesta in media a 8 giorni dalla puntura di zecca, ma l’esordio può verificarsi dai 4 ai 28 giorni dopo il morso. “Si possono evidenziare due fasi, la prima viremica in cui il virus trasmesso dalla zecca gira nel nostro sangue e provoca febbre, affaticamento, cefalea, dolori articolari. Dopo questa prima fase la sintomatologia può svanire del tutto anche senza terapia. Può però ricomparire a distanza di alcune settimane con manifestazioni neurologiche molto importanti: encefalite, meningite, mielite, paralisi flaccida acuta”.

 

La mortalità è dell’1-2% per il sottotipo europeo occidentale. Solitamente i bambini hanno una prognosi migliore rispetto agli adulti, perché hanno un sistema immunitario molto più efficiente. La diagnosi di Tbe non è sempre semplice e si effettua andando a cercare gli anticorpi nel liquor e nel sangue. Nel caso ne venga riscontrata la presenza, con una risonanza si rilevano anomalie nel 18% con lesioni a livello cerebrale e con un elettroencefalogramma si rilevano alterazioni nel 77% dei pazienti, perché è un’infezione del sistema nervoso centrale. Dopo l’encefalite, metà dei pazienti colpiti mostra sintomi anche a distanza di 6-12 mesi, e il 30% dei casi ha compromissioni gravi tali per cui non riesce più a condurre la vita di prima, a lavorare, a camminare adeguatamente, e necessita di riabilitazione importante.

 

 

Le malattie trasmesse dalle zecche registrano un’ampia diffusione nel nord-est d’Italia ed in particolar modo nell’area del bellunese e del vicentino, che si dividono equamente la distribuzione della casistica Tbe nel quinquennio 2018-22. Nel 58% dei casi nazionali del periodo, infatti, l’esposizione ad una zecca infetta è avvenuta in provincia di Belluno (29%, con 48 casi) o in provincia di Vicenza (29%, 48 casi). Per questo motivo la Regione Veneto ha individuato nell’Ospedale San Martino di Belluno il centro di riferimento per le patologie trasmesse da zecche. “La casistica non è enorme, non stiamo parlando di numeri elevati, ma comunque significativi - commenta l’Ulss - Negli ultimi 10 anni abbiamo trattato 700 casi di borreliosi. Nel 2023 sono già stati presi in carico 4 casi di Tbe, di cui solo uno ricoverato per sintomi più gravi. Tutti poi si sono risolti senza conseguenze”.

 

Come comportarsi per prevenire il contatto con le zecche? In generale, è bene ridurre l'esposizione della nostra cute all’esterno, quindi indossare abiti protettivi (preferibilmente di colore chiaro, per individuare più facilmente eventuali parassiti), evitare di entrare nell’erba alta e quindi restare sui sentieri durante le escursioni, utilizzare appositi repellenti, controllare accuratamente la cute e gli indumenti al termine della camminata. La zecca va rimossa quanto prima, estraendola con una pinzetta, senza schiacciarla ed evitando assolutamente di applicare sostanze come alcool o vaselina.

 

Importante è anche la prevenzione negli animali domestici, con repellenti (che evitano la puntura da zecca) e parassiticidi, utili nel caso la repellenza dovesse fallire, poiché uccidono la zecca solo quando ha effettuato il pasto di sangue contenente il principio attivo. La scelta del prodotto più adatto agli animali d’affezione deve essere valutata dal veterinario di fiducia. Al punto stampa di questa mattina, insieme al commissario Dal Ben, sono intervenuti il Direttore del Dipartimento di Prevenzione, Sandro Cinquetti, e il Direttore UOC di Malattie Infettive, Renzo Scaggiante per parlare delle principali malattie trasmesse da zecche, quali la Malattia di Lyme e l’Encefalite trasmessa da zecca (TBE), la diagnosi e le terapie a disposizione.

 

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