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Belluno
09 maggio | 18:07

Zecche: encefalite Tbe e malattia di Lyme in crescita, il Bellunese uno dei luoghi più colpiti. L'Ulss Dolomiti aderisce al monitoraggio Monzec

Quanti casi di infezione e quanti vaccini sono registrati nel nostro territorio? Ne parlano due dottoresse del reparto malattie infettive e del servizio igiene e sanità pubblica, con alcuni consigli di prevenzione

BELLUNO. Nel Bellunese i casi segnalati di Tbe sono stati 14 nel 2023, 19 nel 2024 e finora, nel primo quadrimestre del 2025, ce n’è stato uno. I comuni più colpiti sono quelli del Cadore orientale, dell’Agordino e Longarone. La malattia di Lyme ha colpito in 19 casi nel 2023, 29 nel 2024 e 5 fino ad aprile 2025. Sono questi i numeri, evidentemente in crescita, che mostrano quanto il problema delle zecche sia serio e non vada preso alla leggera. Da marzo 2024 l’Ulss 1 Dolomiti aderisce al progetto Monzec (Monitoraggio delle zecche), che durerà fino al 2026 e sarà utile ad analizzare e monitorare la distribuzione delle zecche sul territorio (coinvolge Tirolo orientale, Val Pusteria e provincia di Belluno) in collaborazione con le associazioni venatorie, alle quali è stata fornita un’app per fotografare gli esemplari rinvenuti. Ma quanti casi di infezione e quanti vaccini sono registrati nel nostro territorio?

 

A livello regionale, la Provincia di Belluno registra un’incidenza di casi di encefalite virale (Tbe) e di malattia di Lyme molto più significativa rispetto al resto della Regione. Per questo, dal 2019 il vaccino per i residenti è gratuito e questo ha notevolmente incentivato le somministrazioni.

 

Ma partiamo dalle infezioni. La tipologia di zecca prevalente nel Bellunese è la Ixodes ricinus, classica zecca dei boschi che vive nelle aree umide, e le principali infezioni trasmesse sono la malattia di Lyme, batterica, e l’encefalite Tbe, di tipo virale. “Nel primo caso - spiega Daniela Piacentini, medico di malattie infettive - va evidenziato che c’è sempre un periodo di latenza prima dell’esordio della manifestazione: è infatti una lesione tipicamente non dolente né pruriginosa e anche la parte “visiva” (aumento del diametro del rossore, con una parte più chiara all’interno) non è sempre costante. A fianco a questo, possono esserci, con tempistiche più lunghe, sintomi molto aspecifici e disseminati come malessere generale o cefalea, ma anche casi più gravi di meningite o artrite. Le manifestazioni più tardive, infine, possono verificarsi anche dopo anni, diventando quindi difficili da ricondurre all’infezione, come l’artrite cronica, neuropatie e acrodermatite. Il trattamento è legato alla somministrazione di antibiotici.

 

Nel caso della Tbe, invece, nel 70% dei casi all’infezione non segue un quadro clinico manifesto, quindi possiamo accorgercene solo previa analisi del sangue. Quando invece c’è una manifestazione, nel 30% dei casi può avvenire mediamente dopo una settimana dal morso. Inizialmente i sintomi sono molto generici e, a volte, blandi, come febbre, cefalea, malessere e dolori muscolari e articolari. Si va oltre questa prima fase nella maggioranza dei casi (due su tre) e ritornano febbre molto alta, cefalea intensa, e possibili meningite ed encefalite. In quest’ultimo caso, la mortalità arriva fino all’1-2% dei casi e, per fortuna, nei bambini la prognosi è migliore. Qui non c’è una terapia antivirale, ma solo una terapia di supporto con antinfiammatori e ricorso a cure intensive in caso di grave compromissione”.

 

 

“Le misure di prevenzione raccomandate - prosegue Anna Voltolini, del servizio igiene e sanità pubblica - sono sicuramente abiti protettivi di colore chiaro, camminare sui sentieri, utilizzare repellenti, effettuare un attento controllo di cute e indumenti e rimuovere l’eventuale zecca quanto prima, ma senza applicare sostanze come alcol e vaselina e senza schiacciarne il corpo durante l’estrazione. Inoltre, la Tbe è prevenibile con un vaccino, sicuro ed efficace, che prevede dei richiami di mantenimento (il primo dopo 3 anni, e poi ogni 5 anni sotto i 60 anni di età, mentre al di sopra si torna a farlo ogni 3 anni). Grazie alla delibera di Giunta regionale del 2019, con la quale i residenti possono vaccinarsi in maniera gratuita, abbiamo fortunatamente registrato un notevole aumento delle somministrazioni”.

 

Se infatti nel 2016 il numero totale di dosi (quindi sia prime dosi sia i richiami) è stato di 4.083, nel 2019 sono salite a 13.729, nel 2020 (con l’introduzione dei drive-in vaccinali in periodo pandemico) a 24.995, mentre lo scorso anno si sono attestate a 18.956. Al 30 aprile di quest’anno, invece, si sono vaccinate 4.645 persone.

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