"Bostrico? Fenomeno preventivato, ma ci siamo trovati impreparati". L'appello di Mountain Wilderness: "Ritornare a investire nel lavoro dei boschi"
Mountain Wilderness ha elaborato un documento per la gestione del territorio alla luce dei cambiamenti climatici: spopolamento delle montagne, consumo di suolo fino alle alte quote, la fragilità dei boschi sono solo alcuni dei temi toccati: "Attacco del bostrico? Gli ettari di superficie forestale ad oggi colpiti nella Provincia sono 2.953 a giugno 2022, in costante aumento"

TRENTO. "L'attacco del bostrico era un fenomeno preventivato, ma anche in questo caso in Italia ci siamo fatti trovare impreparati, pubbliche amministrazioni e attori della filiera del legno. Ora la diffusione del parassita da endemica è nella fase epidemica". Questo è soltanto uno dei temi trattati dall'associazione ambientalista Mountain Wilderness Italia nel loro documento stilato a fine agosto, un invito alle popolazioni delle montagne italiane, agli amministratori pubblici, dalle regole alle Asuc, dai Comuni alle Provincie, dalle Regioni allo Stato, a riprendere in mano la "gestione giornaliera del territorio investendovi risorse economiche, umane, scientifiche con una particolare attenzione a diversi fenomeni sociali e naturali in atto", come i cambiamenti climatici.
Tra questi emerge l'attacco del bostrico, che sta travolgendo le foreste trentine, come già era stato riportato a giugno (Qui l'articolo): "Dal 1990 al 2020 - riporta Mountain Wilderness - si è avuta una media di 2.200 metri cubi all'anno. Dal 2021 si superano i 20 mila metri cubi. Nelle trappole di cattura del bostrico a ferormoni nel 2019 vi era una media di catture annuali per singola struttura di 3.380 insetti, nel 2020 si è passati a 26.753, nel 2021 a 22.315, al 10 agosto 2022 siamo a 23.111; ad oggi si registrano diffusi attacchi del parassita anche a quote prossime i 2000 metri e vengono interessati anche larici". Gli ettari di superficie forestale ad oggi colpiti nella Provincia "sono 2.953 (giugno 2022), in costante aumento".
In Veneto la situazione sembra ancora più difficile. "Se il valore soglia di allerta è stimato in 7/8.000 insetti per trappola la media nel bellunese nel 2021 è stata di 38.355, 44.045 nell’Agordino, 41.524 nel Feltrino fino ai 43.998 nel Longaronese e nello Zoldano. Se nel 2020 le superfici colpite dall’insetto erano stimate in 153 ettari, nel 2021 si è passati a 975 ettari. Il 2022 sarà ancor più disastroso".
Generalmente a una schiantata da vento o da neve segue un quasi analogo danno da attacco da bostrico: "Il ciclo dell’attacco varia dai 5 ai 7 anni - spiega l'associazione - alte temperature e situazioni siccitose aumentano la virulenza dell’insetto nell’attacco a piante in sofferenza e quindi incapaci di resistenza".
Ed è proprio in particolare nei territori colpiti dalla tempesta Vaia che porzioni di bosco hanno cambiato tonalità, a causa dell'elevatissimo numero di piante danneggiate che hanno permesso al bostrico di passare da una presenza endemica a una epidemica sottolineando tutta la fragilità del territorio (Qui l'articolo).
Dal punto di vista selvicolturale, accompagnando il lavoro dello sviluppo naturale degli insetti antagonisti, "più che asportare grandi superfici di piante morte o intervenire sui margini è consigliabile intervenire sulle piante appena colpite e asportare fin da subito il legname dalle superfici forestali, scortecciando quanto prima il tronco".
Con il tempo perciò "si dovrà accompagnare la crescita naturale dei boschi del domani favorendo, laddove possibile, l’incremento di resistenza e la resilienza delle strutture forestali. Quindi boschi misti e disetanei, attivare un impegno coerente e costante rivolto allo sviluppo della selvicoltura naturalistica, che risulti essere meno funzionale possibile alle tecnologie meccaniche di esbosco e soprattutto seguire le indicazioni e i tempi della natura piuttosto che voler accelerare tutto magari con scelte sbagliate".
Dallo spopolamento delle montagne al consumo di suolo sempre più diffuso fino alle alte quote, dalla grande fragilità dei boschi che se da un lato aumentano invadendo pascoli abbandonati, dall’altro diminuiscono in seguito ad attacchi di insetti, agli incendi e tempeste di vento. Ma anche la perdita di biodiversità nei boschi e sugli alpeggi, l’abbandono della cura di sentieri e aree vicine a malghe e piccoli borghi montani, l’arrivo in montagna di nuovi soggetti che fuggono dalle città sempre più bollenti e al limite della vivibilità.
Su questa base è stato costruito il documento, nato dalle sempre più frequenti sollecitazioni ricevute. "Il ripetersi di questi fenomeni con frequenze sempre maggiori ci deve portare da subito a superare gli interventi di emergenza. La cultura dell'emergenza chiama in causa commissari straordinari e affida alla comunque benemerita ed efficiente Protezione Civile le operazioni di pronto intervento, appunto emergenziali".
L'appello quindi è quello di cercare di "ritornare ad investire nel lavoro dei boschi - conclude Mountain Wilderness - con nuove condizioni ecologiche con linee guida prescrittive che seguano il più possibile e in modo diffuso l’evoluzione naturale dei nuovi boschi, potenziando le aree di protezione, preparando anche la strutturazione nel tempo di foreste vetuste".

















