Il Dolomiti a Belluno al Festival Oltre Le Vette. L'incontro sul bostrico e i cambiamenti climatici. Torreggiani: "Servono investimenti sulla montagna: bisogna accelerare i tempi"
Intervista a Luigi Torregiani ospite della serata di domani di Oltre Le Vette a Belluno nell'ambito della rassegna ''Un'ora per acclimatarsi'': "Vaia è stata una dolorosa ferita, mentre il bostrico è come malattia che avanza inesorabile giorno per giorno, trascinando con sé angosce e domande''. Un'epidemia con disastrose conseguenze "da cui possiamo però prendere spunto e imparare, per immaginare e ri-costruire fin da oggi i boschi del futuro"

TRENTO. "Vaia è stata una dolorosa ferita, mentre il bostrico è come malattia che avanza inesorabile giorno per giorno, trascinando con sé angosce e domande". La racconta a partire dalla citazione "di Ulderica Da Pozzo, una fotografa carnica da me intervistata qualche tempo fa", Luigi Torreggiani, dottore forestale e giornalista della rivista tecnico scientifica Sherwood, la situazione delle Alpi e dei suoi boschi, prostrati da un'epidemia con disastrose conseguenze "da cui possiamo però prendere spunto e imparare, per immaginare e ri-costruire fin da oggi i boschi del futuro". Tema che presto verrà portato a Belluno in occasione del festival "Oltre le vette".
In occasione dell'ultima edizione del Trento Film Festival è nato, dalla collaborazione tra Il Dolomiti, il collettivo Ci sarà un bel clima, Protect Our Winters Italy e Alto-Rilievo/voci di montagna, il format Un'ora per acclimatarsi, per esplorare e a divulgare l'impatto dei cambiamenti climatici sull'ambiente e sulle società delle Alpi e degli Appennini. Un viaggio di un'ora fra riflessioni e interviste a persone che in montagna ci vivono o che la incontrano quotidianamente nei loro studi, nelle loro passioni.
"Un'ora per acclimatarsi" verrà ora riproposto anche al festival "Oltre le vette" di Belluno a partire da domani venerdì 13 ottobre, con l'appuntamento "Da Vaia al bostrico" fissato alle 19 in piazza dei Martiri. Nel salottino all’aperto, insieme a Pietro Lacasella (Alto Rilievo - Voci di Montagna), Michele Argenta (Ci sarà un bel clima), al nostro direttore Luca Pianesi (Il Dolomiti), Sofia Farina (Pow - Protect Our Winters) che hanno curato l’iniziativa ci saranno il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, il dottore forestale Luca Canzan, Daniela Perco (antropologa, ricercatrice, direttrice del Museo Etnografico Dolomiti dall'apertura al 2016) e Iolanda Da Deppo (antropologa, ricercatrice indipendente).
Seguiranno, poi altri due appuntamenti sabato 14 ottobre, alle 11.30 per l'incontro Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi e ancora sabato alle 19 per discutere di turismo di massa e montagna. L'obiettivo è confrontarsi insieme a diversi ospiti su temi di stringente interesse per il territorio e sulle diverse visioni di sviluppo.
Torreggiani, che sarà presente come ospite alla serata, sta attualmente lavorando alla stesura di un libro con l'antropologo e blogger Pietro Lacasella, con la volontà proprio di "immaginare i boschi del futuro" a partire dalla fotografia della situazione attuale, ma guardando anche a una storia, quella in particolare della "monocoltura" dell'abete rosso e dei rimboschimenti, molto più antica e complessa di quello che sembra: "L'idea è partita guardando alla condizione dei boschi delle Alpi, soprattutto dopo Vaia - premette l'esperto -. Un evento che ha scosso l'opinione pubblica e del quale molto si è parlato. Ai danni causati dalla tempesta si sono aggiunti (e continuano ad aggiungersi) quelli del bostrico, che c'è sempre stato, fa parte dei nostri ecosistemi, ma che, visto quanto accaduto nel 2018 e alle più recenti ondate di calore e siccità che hanno 'stressato' i boschi, sta 'approfittando' per proliferare".
"Le tempeste di vento costituiscono uno dei grandi inneschi per le epidemie di bostrico, che si possono tuttavia creare anche a seguito di grandi periodi di siccità, come sta accadendo attualmente - spiega Torreggiani -. Trovando dinanzi a sé tantissimi alberi in sofferenza, questo coleottero prolifera in maniera impressionante: è come se un gruppo di affamati si trovasse di fronte ad una tavola imbandita e ne approfittasse quindi per abbuffarsi".
Sul tema sono state poste molte domande negli ultimi anni "e date molte risposte spesso frammentarie, che non affrontano la complessità che si cela dietro a questi eventi, che abbracciano (anche) la storia dei nostri boschi - fa notare -. Proprio per questo, abbiamo pensato di scrivere un volume, provando ad approfondire cosa sta avvenendo e tentare di immaginare come risolvere questa situazione", ribadisce.
"I boschi sono la nostra storia, la storia della nostra cultura e di un percorso molto più articolato di quanto sembra: la "monocoltura" e rimboschimenti di abete rosso non sono stati imposti dalle grandi multinazionali, come qualcuno sembra quasi suggerire, ma si tratta di una specie autoctona, già presente naturalmente, che è stata storicamente favorita dall'uomo fin dal Medioevo, poiché produce legno semplice da impiegare e utile per molti scopi. Ciò ha consentito agli abitanti delle Alpi, nei secoli, di creare un'economia e di far vivere e resistere le popolazioni sulle terre alte, evitando ad esempio di dover emigrare in America".
I boschi puri e coetanei di abete rosso, oggi, tuttavia, si mostrano assai fragili, poco resilienti, una realtà che "va ripensata alla luce dei cambiamenti climatici in atto - fa notare -. Fortunatamente, un grande cambio di mentalità era avvenuto già dai primi anni '60, quando sulle Alpi è stata introdotta la selvicoltura naturalistica. Certo è che per cambiare la storia di un bosco ci vogliono decenni, ma vista la situazione attuale è necessario provvedere ad accelerare i tempi puntando su boschi più articolati, sia a livello di mescolanza di specie che di classi di età, incrementando quindi di molto gli investimenti sulla montagna, le politiche e le azioni rivolte alle terre alte: per troppo tempo si è guardato solo alle pianure, alle coste e alla città ma è giunta l'ora di investire sulla gestione forestale sostenibile".
"Le foreste non hanno bisogno di noi, ma siamo noi ad avere bisogno di servizi ecosistemici da esse generati. Per questo non possiamo pensare che 'lasciando fare' alla natura tutte le cose si sistemino da sole - conclude il dottore forestale -. I boschi ricoprono quasi il 40% dell'Italia, producono servizi ecosistemici essenziali che sono minacciati dal riscaldamento globale: cosa vogliamo farci? È arrivato il momento di porsi questa domanda, che è un'assunzione di responsabilità. Il bosco non può più essere soltanto uno sfondo verde e sfocato, ma deve tornare a diventare argomento di discussione e dibattito, parte integrante delle comunità e della società".
Dopo "Da Vaia a bostrico" il format "Un'ora per acclimatarsi" proporrà a Belluno anche l'appuntamento "Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi", fissato per sabato 14 alle 11e30 e un talk dedicato a "Turismi di massa" sabato 14 alle 19. Tutti gli eventi si terranno in piazza Vittorio Emanuele.












