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PODCAST. "La montagna grida dolore", l'artista Giulio Boccardi: "Serve un cambio di passo per una convivenza tra essere umano e natura"

Su il Dolomiti la nuova puntata del podcast, realizzato da Marta Manzoni, che racconta la montagna a 360 gradi. Nell'intervista Giulio Boccardi parla delle sue installazioni e performance. "Il mio invito è seguire ciò che la natura ci può insegnare e tradurlo in azione”

Di S.M. - 10 dicembre 2023 - 20:36

TRENTO. “La montagna richiama alla mente un luogo ostile, dove superare delle sfide. Oggi, quello che noi importiamo in montagna dalla città è un modello che punta ad accomodare gli ospiti. In questo modo la montagna perde la propria essenza. Dobbiamo cambiare paradigma. Solo così vedo possibile una convivenza tra essere umano e natura”.

 

A dirlo è Giulio Boccardi, fotografo, artista, performer, ospite della puntata di questa settimana di "Da quassù", il podcast de Il Dolomiti realizzato dalla giornalista Marta Manzoni, che racconta la montagna a 360 gradi, dando voce a chi la vive e la studia e la ama, per offrire diverse prospettive sulle terre alte.

 

Specializzato in fotografia all'Accademia delle belle arti di Brescia, Boccardi è autore di diverse opere, installazioni site specific e performance. L'ultima si intitola “Ti chiedo scusa”. L'autore ha fisicamente rotolato in salita fino in cima al Monte Bondone per chiedere scusa alla montagna. “Considerata la condizione dell'ambiente montano – racconta, - martoriato dalle costruzioni artificiali realizzate in nome del divertimento a discapito del loro danno ambientale, ho deciso di sottoporre il mio corpo e la mia anima a questa forma di penitenza. Ho accolto il dolore della montagna, diventando cassa di risonanza per esso. Un gesto simbolico, di denuncia, per condividere il dolore delle terre alte, una forma di comunione con la natura”.

 

La comunione tra essere umano e natura – secondo Boccardi – è andata perduta. "Io sono pessimista - dice. - Secondo me è difficile cambiare in futuro ciò che noi abbiamo contribuito ad attivare. La montagna richiama alla mente un luogo ostile, dove superare delle sfide. Oggi, quello che noi importiamo in montagna dalla città è un modello che punta ad accomodare gli ospiti. In questo modo la montagna perde la propria essenza. Questo non vuol dire che bisogna smettere di lottare. Dobbiamo porre le basi per un lento cambiamento”.

 

Giulio Boccardi l'estate scorsa è stato protagonista di un'altra performance realizzata al Museo delle scienze di Trento per i dieci anni del Muse. Si chiamava “Eden”, come richiamo al paradiso terrestre, dove essere umano e natura convivono. L'artista ha vissuto 24 ore all'interno della serra tropicale del Muse, in simbiosi con l'ambiente, con le piante e gli animali. “Ho scelto la serra perché è l'emblema di questa epoca, un luogo dove l'essere umano controlla tutto, il clima, le piante, gli animali, è un paradiso artificiale – precisa. - Di solito nella serra l'essere umano è estraneo e spettatore delle meraviglie naturali. In questo caso, invece, io ero completamente inserito nell'ambiente: le piante e gli animali in qualche modo mi hanno accolto e io ho accolto loro. I visitatori potevano interagire con me, dandomi da mangiare per esempio. Però, ci sono state reazioni di imbarazzo, di curiosità, a volte di vergogna. Era come se le persone non accettassero il fatto di vedere un essere umano dove di solito risiedono animali e piante. Ho voluto mettere in piedi questa performance proprio in un museo, che è un luogo dove a volte si inscena l'impossibile, proprio per dimostrare l'impossibilità di una convivenza pura tra uomo e natura.

 

Le opere e le performance di Giulio Boccardi invitano a riflettere sul rapporto uomo natura. “Il mio invito è seguire ciò che la natura ci può insegnare – conclude – e tradurlo in azione”.

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