Cambiamento climatico e frane, sul Sas da Lech 'un'installazione' "per studiare i movimenti causati dallo scioglimento del permafrost"
L'idea è quella di studiare in particolare lo scongelamento del permafrost, dovuto ai cambiamenti climatici, e l'effetto che questo fenomeno, con tanto di danni, possa avere. L'esperta: "Lo scioglimento del permafrost comporta anche il cambiamento della morfologia in quota ed è fattore predisponente all'innesco di fenomeni franosi"

BOLZANO. Studiare i movimenti e i cambiamenti causati dallo scioglimento del permafrost in zone di alta montagna a scopo conoscitivo. È l'obiettivo di un gruppo di ricerca attivato nella zona del Sas da Lech, "grazie alla proposta dell'università Milano-Bicocca sotto la guida dei professori Giovanni Crosta e Paolo Frattini di eseguire analisi sul territorio anche grazie ai fondi Pnrr stanziati dal Mur per il progetto "Geoscience", con il coordinamento di Ispra. Abbiamo accolto volentieri la possibilità di effettuare analisi nella nostra zona - anticipa Claudia Strada, dell'Ufficio geologia e prove materiali della Provincia di Bolzano, a Il Dolomiti -. Dati che risulteranno preziosi per comprendere differenti fenomeni".
In Alto Adige l'idea è quella di studiare in particolare lo scongelamento del permafrost, dovuto ai cambiamenti climatici, e l'effetto che questo fenomeno, con tanto di danni, possa avere: "Lo scongelamento del permafrost comporta anche il cambiamento della morfologia in quota", fa notare l'esperta, sottolineando le differenti frane avvenute nel corso degli ultimi anni in particolare nella zona del Sas da Lech nel gruppo del Sella.
La zona del Sas da Lech, caratterizzata dal ghiacciaio sepolto (rock glacier del Murfrait ndr) e comprendente il Lech dl Dragon è oggetto di studio dal 2004, "quando, a causa dello scongelamento del ghiaccio, l'abbondante quantità di detrito sciolto in quota fu causa predisponente di piú colate detritiche che interessarono la strada del Passo Gardena - ricorda Strada -. Dal 2011, in particolare, grazie a due progetti Interregg, la Provincia Autonoma di Bolzano ha potuto approfondire l'arretramento del permafrost nell'area nord del Sella".
I tanti crolli avvenuti negli ultimi anni, tra i quali uno nel 2019 che aveva "quasi raggiunto la teleferica che garantisce il trasporto dei viveri al rifugio Pisciadù, di proprietà del Cai di Bologna" hanno continuato a mostrare l'esigenza di portare avanti le indagini sul permafrost, il cui scioglimento è un fattore predisponente all'innesco di fenomeni franosi.
Così, in collaborazione con l’università Milano-Bicocca, si è lavorato nelle ultime settimane e coinvolgendo ben tre ditte, all’installazione di "strumentazione ad alta tecnologia e innovazione per cercare di capire i movimenti della Torre nord del Sas da Lech con inclinometri e sismografi inseriti in fori alla base della parete, unitamente a sonde termometriche per capire l’andamento delle temperature". I fori eseguiti hanno evidenziato la presenza del ghiaccio all'interno della roccia.
Il progetto iniziato nel 2022 con i primi rilievi Laserscan e due tesi di dottorato di ricerca è ancora ai suoi albori, tanto che ad oggi in zona ci sono ancora i ponteggi: “I monitoraggi verranno eseguiti fino al 2026 ed i dati saranno inseriti in un modello che riprodurrà l'andamento dei movimenti", conclude l'esperta.













