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| 29 ago 2021 | 11:14

Rifugio anti-Green pass in Lessinia: scatta la chiusura (e la sanzione) dopo il controllo dei carabinieri

Diversi i clienti che hanno segnalato la mancanza di controlli al rifugio Bocca di Selva in Lessinia negli scorsi giorni. Segnalazioni alle quali è poi seguito il controllo dei militari dell'arma, che si sono presentati nella struttura in borghese chiedendo di poter mangiare seduti al tavolo. Anche in questo caso nessuno ha chiesto loro di esibire il Green Pass

Rifugio anti-Green pass in Lessinia: scatta la chiusura (e la sanzione) dopo il controllo dei carabinieri
Foto Facebook Rifugio Bocca di Selva

BOSCO CHIESANUOVA (VERONA). I gestori del rifugio Bocca di Selva in Lessinia lo avevano scritto, non più tardi di un mese fa, direttamente sulla loro pagina Facebook: “No al Green Pass obbligatorio, siamo ristoratori non controllori”. E a quanto pare hanno tenuto fede alle loro parole: i carabinieri hanno fatto visita alla struttura dove la Certificazione verde non veniva richiesta ai clienti ed è quindi scattata sanzione e sospensione per 5 giorni.


Diversi i clienti che hanno segnalato la mancanza di controlli al rifugio in Lessinia negli scorsi giorni. Segnalazioni alle quali è poi seguito il controllo dei militari dell'arma, che si sono presentati nella struttura in Lessinia in borghese chiedendo di poter mangiare seduti al tavolo. Detto fatto, i carabinieri sono stati fatti accomodare per prendere le ordinazioni. Ma anche in questo caso, nessuno ha chiesto loro di esibire il Green Pass.

 

A quel punto è scattata la chiusura dell'attività per 5 giorni (che potrebbero diventare anche di più in base alle decisioni della Prefettura). Arriverà anche una sanzione, come da decreto, da 400 a 1.000 euro. “Il Green Pass certifica solamente l'avvenuta vaccinazione, non il fatto che chi lo esibisce sia positivo o meno al Covid-19 – scrivevano i titolari sulla pagina Facebook del rifugio il 27 luglio scorso – e pertanto non ne comprendiamo l'utilità”. L'obbligo di Green Pass sarebbe una “discriminazione politica” secondo i gestori del Bocca di Selva, che “di sanitario ha ben poco, alla pari di discriminazioni sulla base di orientamenti sessuali, religiosi, di razza eccetera”.

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