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Simone Moro, le parole dell'alpinista tornato dal Manaslu: "Ci riproverò a dicembre. La montagna vince sempre, non c'è vergogna nel rinunciare"

Inizia già a fare piani per il futuro l'alpinista bergamasco che a dicembre vuole tornare ad affrontare per la quarta volta il Manaslu. Sulla tragedia del K2 dichiara: "È stata l'invernale più tragica della storia. Mi dispiace di non essere stato lì per aiutare Tamara"

Foto: Simone Moro, Facebook
Di Mattia Sartori - 10 marzo 2021 - 15:20

TRENTO. “È una delle poche volte che tornato a casa ho già chiaro cosa fare: affronterò il Manaslu per la quarta volta a dicembre 2021”. Queste le parole di Simone Moro, alpinista bergamasco specialista dell’alta quota, a pochi giorni dal suo ritorno in Italia. Moro è tornato a casa dopo aver tentato per la terza volta in vita sua di raggiungere la vetta del Manaslu, la montagna di 8.156 metri che si erge nel Nepal centrale.

 

Ripartirò i primi di dicembre – racconta Moro, spiegando i suoi programmi per il nuovo tentativo -, voglio arrivare prima ed acclimatarmi per qualche settimana, magari scalare l’Ama Dablam. Il 21 dicembre dovrei arrivare al campo base e da lì partirò per raggiungere la vetta del Manaslu, sfruttando il tempo stabile che di solito si trova gli ultimi giorni di dicembre”.

 

Riguardo al viaggio appena compiuto Moro racconta: “Non ho mai visto un inverno così bello, un sacco di giornate limpide anche se con un vento fortissimo. Un giorno le raffiche hanno sollevato una tenda da 200 chili. Abbiamo proseguito per la via normale finché non abbiamo incontrato un crepaccio che non siamo riusciti a superare. Per aggirarlo abbiamo aperto una variante, ma le condizioni sono peggiorate e non sarebbe stato prudente proseguire, per questo ho deciso di ritirarmi”.

 

Non è la prima volta che Moro tenta di conquistare il Manaslu. I suoi tentativi precedenti risalgono al 2015 e 2019, ma finora è sempre stato costretto al ritiro. “Questa rinuncia mi è costata di meno – commenta -. Forse anche perché avevo sentito della tragedia del K2 e questo mi ha portato ad andare avanti con molta più prudenza. Dobbiamo capire che la montagna vince sempre, se non vuole lasciarci salire non ci riusciremo. Non c’è nulla di cui vergognarsi nel rinunciare a una vetta, può succedere”.

 

La tragedia avvenuta sul K2 ha di sicuro influenzato molto il mondo dell’alpinismo nel corso degli ultimi mesi. Dopo la prima salita invernale alla vetta, impresa mai compiuta prima e riuscita a un gruppo di dieci alpinisti nepalesi, hanno perso la vita cinque alpinisti tentando di raggiungere lo stesso obiettivo. Tra i sopravvissuti l’altoatesina Tamara Lunger. Sugli avvenimenti drammatici che hanno colpito gli alpinisti sul K2 Moro commenta: “Questa è stata l’invernale più tragica della storia, anche perché probabilmente è stata la più seguita di sempre”.

 

Mi dispiace di non essere stato lì per aiutare Tamara – continua -, non tecnicamente ma emotivamente. Sta passando un momento molto difficile e avrei voluto esserci per lei. Sono molto addolorato per la morte di tutti e cinque gli alpinisti, ma in particolare mi dispiace per Alì. Sarebbe dovuto diventare un caposcuola, un trascinatore per tutti gli alpinisti pakistani. Purtroppo la fine per lui è arrivata troppo presto”.

 

Moro aggiunge anche un commento per quanto riguarda affrontare l’inverno sugli 8mila. “È una scelta che deve essere consapevole, non può essere presa alla leggera. Bisogna sapere che si va incontro a temperature estremamente rigide e venti forti. Bisogna sapere che è necessario armarsi di pazienza perché servono le condizioni giuste a partire. Bisogna sapere che, nonostante i permessi costino meno, servono più attrezzature e più sherpa per arrivare in cima e quindi alla fine i costi sono superiori. È un’impresa e questa è allo stesso tempo la maggiore attrattiva e il più grande ostacolo”.

 

Per quanto riguarda i prossimi passi Simone Moro non ha dubbi: si ritorna sul Manaslu. “Dopo il Manaslu mi piacerebbe anche conquistare il Masherbrum e il Gasherbrum IV. Sono pochissimi quelli che ci sono riusciti. Inoltre sarebbe fantastico provare ad aprire il Fantasy Ridge, una via alternativa per la vetta dell’Everest ancora non utilizzata. Infine vorrei riuscire a compiere la traversata Everest-Lhotse”.

 

Al momento però bisogna aspettare dicembre per tornare sul Manaslu. “Nel frattempo mi dedicherò agli allenamenti e al progetto filmico su Gino Soldà, che affronterò assieme a Simon Messner. Inoltre mi dedicherò al mio progetto elicotteristico. Ho appena acquistato il terzo velivolo e devo mantenerli tutti”.

 

Ai giovani che vogliono seguire questa strada - conclude Moro – consiglio di non privarsi di nessuna parte del viaggio. Non andate subito a caccia delle vette famose, gustatevi il percorso, anche quello culturale. Studiate quello che è stato fatto, conquistate vette ancora inesplorate anche se non sono sopra gli 8mila metri. Ve lo assicuro, quello è il vero alpinismo”.

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