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| 22 nov 2021 | 09:30

Storia di Arrigo Castelli, il 'pioniere dell'industria trentina' e inventore del magnetofono oggi avrebbe compiuto 100 anni

Sulla straordinaria vita di Castelli (che si divideva nella stessa giornata, dicono i familiari, tra un pranzo con l'Avvocato Gianni Agnelli e un pomeriggio di caccia insieme agli amici in Trentino), è in arrivo una mostra itinerante con una serie di eventi interattivi rivolti soprattutto alle scuole. Il lancio dell'iniziativa avverrà con la fine dell'anno al Muse e in estate arriverà proprio a Cavareno

Storia di Arrigo Castelli, il 'pioniere dell'industria trentina' e inventore del magnetofono oggi avrebbe compiuto 100 anni

TRENTO. Inventò il magnetofono e l'elettrocardiografo, due strumenti che grazie al suo genio vennero esportati dall'Italia, e in particolare dal Trentino, in tutto il mondo: a 100 anni dalla nascita di Arrigo Castelli in arrivo una mostra interattiva itinerante per celebrare l'inventore che scommise sulla Val di Non e venne nominato 'pioniere dell'industria trentina'. Castelli è nato nella bergamasca il 22 novembre 1921, a San Giovanni Bianco, ed è scomparso nel 2007. Numerosi sono i brevetti frutto del genio dell'inventore nel corso degli anni, tra i tanti però due hanno ottenuto un successo tanto clamoroso da diventare dei simboli a livello mondiale: il magnetofono (prodotto a Milano dalla famosa Magnetofoni Castelli, nata alla fine degli anni '50, e utilizzato, tra i tanti, anche dagli astronauti della missione Apollo 11 per registrare le prime parole sulla Luna) e l'elettrocardiografo (strumento in grado di registrare il battito del cuore di un paziente), per il quale l'imprenditore lombardo ha invece deciso di puntare sul Trentino ed in particolare sulla Val di Non, dando vita a Cavareno ad Elettronica Trentina.

 

 

Castelli infatti aveva conosciuto nel piccolo centro abitato noneso Liliana Nava, sua futura moglie e l'amore di una vita, decidendo di creare un centro industriale in un territorio che all'epoca (si parla dell'inizio degli anni '60) era vocata quasi interamente all'agricoltura. Con Elettronica Trentina Castelli ha creato centinaia di posti di lavoro nella valle, dando la possibilità a moltissimi nonesi di costruirsi una vita ed una famiglia senza dover scappare in cerca di altre opportunità. Una scommessa che, nel 1996, è valsa all'imprenditore lombardo il titolo di 'pioniere dell'industria trentina'. Gli strumenti prodotti a Cavareno, gli elettrocardiografi (o Cardioline, come venivano chiamati normalmente dal personale ospedaliero), vennero esportati in tutto il mondo e ancora oggi i dispositivo odierni, pur cambiando nella struttura, si basano sullo stesso concetto. Ora sulla straordinaria vita di Castelli (che si divideva nella stessa giornata, dicono i familiari, tra un pranzo con l'Avvocato Gianni Agnelli e un pomeriggio di caccia insieme agli amici in Trentino), è in arrivo una mostra itinerante con una serie di eventi interattivi rivolti soprattutto alle scuole. Il lancio dell'iniziativa avverrà con la fine dell'anno al Muse e in estate arriverà proprio a Cavareno.


“Mio padre aveva svolto il servizio militare proprio in Val di Non – racconta a il Dolomiti la figlia di Arrigo, Serena Castelli – dove aveva conosciuto mia madre. Sul posto di lavoro, come a casa, ha sempre tenuto un comportamento molto rigido, sciogliendosi spesso però in momento di affetto”. Un uomo che, spiega la figlia, non aveva preclusioni a parlare e a confrontarsi con nessuno. “In azienda parlava tanto con l'operaio quanto con il dirigente – sottolinea Serena – in Val di Non si trovava a fare la polenta coi capi officina. Un amore per questa valle che gli è valsa anche una via, intitolatagli a Cavareno dove, anni fa, avevamo già organizzato una piccola mostra a livello familiare in Comune. Quando mio padre ha deciso di produrre gli elettrocardiografi in Trentino, in Val di Non non c'erano industrie, per questo gli è stato riconosciuto il titolo di 'pioniere'”. Arrigo lavorava “per passione”, dice la figlia “non aveva come fine il business, il ricavo, per lui erano questioni completamente secondarie. Ha sempre avuto un grande intuito, una grande visione”.


Visione che, spiega il marito di Serena, Sergio Consonni: “Lo spingeva a cercare di rendere disponibili le sue tecnologie a tutti. Con il Gelosino per esempio (un piccolo registratore portatile ndr) ha creato un oggetto che rispetto alla concorrenza costava 10 volte di meno, e tra il 1955 e il 1957 è riuscito a venderne 4 milioni di esemplari. Da un punto di vista tecnologico gli elettrocardiografi avevano molto in comune con i magnetofoni ed è curioso che le caratteristiche principali di entrambi gli strumenti siano, ai tempi nostri, confluite nella creazione dei registratori Holter”. Consonni ha collaborato per anni con Castelli, seguendo lo sviluppo e il lancio delle nuove invenzioni del fondatore di Elettronica Trentina. “Nulla di quanto è stato sviluppato negli anni è andato perso – continua – tutte le competenze sono state messe a frutto nei migliori modi possibili, alcuni microcomponenti sono stati addirittura realizzati ad hoc all'interno dello stabilimento”. Quella di puntare su Cavareno, continua Consonni, è stata “una scelta di cuore, emotiva, perché lì aveva conosciuto sua moglie”.


All'interno dello stabilimento trentino all'apice della produzione lavoravano oltre 150 persone, quasi tutte provenienti dalla Val di Non e che hanno potuto costruirsi una vita grazie all'investimento di Elettronica Trentina. “Io l'ho conosciuto negli ultimi anni del suo trascorso lavorativo – spiega Mauro Larcher, un dipendente storico dell'azienda per anni al fianco di Arrigo Castelli – era molto legato al territorio, alla Val di Non e a Cavareno in particolare. Quando entrava in fabbrica salutava tutti, indipendentemente da chi si trovava davanti. Come è noto il signor Castelli aveva brevettato diverse parti dei suoi apparecchi, tra cui il sistema scrivente dell'elettrocardiografo. Noi chiamavamo 'traliccio' il pennino che scriveva sulla carta, si tratta dello stesso meccanismo che oggi troviamo sui sismografi”. Larcher ha lavorato a Cavareno dal 1991 al 2011 quando l'Elettronica Trentina (poi Et Medical Devices) ha chiuso i battenti. “Per il nostro territorio il signor Castelli ha significato moltissimo – conclude Larcher – se consideriamo che negli anni in cui ha iniziato era arrivato ad impiegare circa 180 addetti, vuol dire che grazie a lui hanno potuto costruirsi una vita 180 famiglie, un numero importantissimo rapportato alla nostra zona a quei tempi”.

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