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Tossicodipendenza: “Dopo il lockdown situazione gravissima, sempre più giovani abusano di sostanze e dalla sanità trentina solo molta confusione”

A fotografare la situazione delle dipendenze sul territorio trentino Paola Meina e Antonello Panetta, dell'associazione Famiglie Tossicodipendenti: “La crescita nel numero di nuovi tossicodipendenti è ancora difficilmente valutabile, ma il peggioramento è chiaro, bisogna solo stabilirne l'entità. Per migliorare la situazione bisogna dare alternative ai giovani, senza limitarsi a criticare”

Di Filippo Schwachtje - 21 July 2021 - 06:01

TRENTO. “Nei primissimi giorni dopo l'inizio del lockdown siamo rimasti commossi dalla risposta dei nostri ragazzi alle limitazioni: decine di giovani abituati a gettare la loro vita in una siringa stavano seguendo alla lettera le regole, partecipando ogni giorno alle nostre attività online. É stata una reazione veramente inaspettata”. Poi però il lockdown è finito, i ragazzi sono tornati a uscire, le piazze a riempirsi (anche di pusher), e nello stesso tempo a causa della pandemia sono aumentati i problemi nella gestione della tossicodipendenza sul territorio. E' questo il quadro delineato da Paola Meina e Antonello Panetta, responsabili dell'associazione Famiglie Tossicodipendenti, che da quarant'anni lavorano sul territorio per aiutare i più fragili.

 

“Quando sono iniziate le prime riaperture – spiega Meina – da un lato c'è stato il ritorno di quelle dinamiche di consumo di sostanze che il lockdown aveva giocoforza attenuato, dall'altro una grande confusione nelle strutture sanitarie. In poche parole, proprio quando le ricadute sono state più frequenti c'è stata una risposta sbagliata da parte del sistema”. Secondo la direttrice dell'associazione, dopo mesi di chiusura c'è stata una vera e propria “esplosione di fragilità”. “La crescita nel numero di nuovi tossicodipendenti è ancora difficile da valutare – spiega Meina – visto che per stabilire clinicamente un caso di dipendenza è necessario un periodo di utilizzo continuativo di sostanze. Il peggioramento però è chiaro, bisogna solo stabilirne l'entità: da quanto possiamo osservare noi sono moltissimi i giovani che si trovano proprio ora sulla strada che li porterà nel giro di qualche mese alla dipendenza”.

 

Tra le sostanze più abusate in Trentino la cocaina (“tantissima e tagliata malissimo”), l'eroina e “fiumi di psicofarmaci”, oltre a droghe sintetiche che, dice Meina: “Sono difficilmente quantificabili. Bisogna poi tenere in considerazione che 9 volte su 10, quando un tossicodipendente riesce a tenere a bada l'utilizzo di queste sostanze si butta sull'alcool. É rarissimo trovare soggetti dipendenti da una sostanza sola”. “L'arrivo del Coronavirus ha reso più difficoltoso lo sbrigamento delle questioni burocratiche – sottolinea invece Panetta – anche, o meglio soprattutto, a livello amministrativo sanitario. Già in una popolazione 'normale' in questo modo si allontanano le persone dalla cura, nel caso di pazienti tossicodipendenti la problematica si acuisce ulteriormente. La sofferenza del comparto sanitario, per effetto domino, ha portato alla sofferenza anche di quello sociale. Quello che chiediamo noi, in sostanza, è una maggiore e più efficace comunicazione per un'integrazione socio-sanitaria”.

 

Un dialogo che, dalle piazze e dalle strade, dovrebbe, secondo i dirigenti di Famiglie Tossicodipendenti, costruirsi man mano, entrando negli ambulatori e negli ospedali, per individuare le particolarità dei singoli casi ed agire in maniera precisa. “Noi guardiamo quello che succede nelle strade – dice Panetta – ma non sappiamo per esempio cosa succede all'interno delle case dei trentini, dove sono moltissimi i cittadini con qualche forma di dipendenza da psicofarmaci. Tra un anno vedremo quanta della popolazione 'normale' ha fatto uso di queste sostanze per superare l'emergenza”.

 

Tra i pazienti più difficili da aiutare, continuano i due, i cosiddetti 'doppia-diagnosi', quelli quindi che si trovano a dover affrontare una tossicodipendenza e allo stesso tempo una patologia psichiatrica. “I casi in questo ambito stanno aumentando – spiega Meina – e non si capisce se a causarli sia l'aumento del consumo di sostanze sul territorio o la sanità che non funziona. Stiamo parlando di persone con problemi psichiatrici e dipendenze e la relazione di causalità può andare in entrambe le direzioni. Quando si parla di 'doppia-diagnosi' in Trentino la sanità sballotta il paziente da un servizio all'altro, con una diagnosi che cambia continuamente da 'caso psichiatrico' a 'tossicodipendente'. I giovani così non vengono curati. In altre situazioni italiane, penso a Trieste, Torino, Roma, i servizi nascono adeguati alle varie patologie, qui no: abbiamo inoltrato la richiesta in tutte le sedi consone per dare il via a una mappatura del territorio, per identificare queste persone ma ci hanno detto di no. Abbiamo anche giovani trentine 'doppia-diagnosi' che si trovano nelle mani di spacciatori che le usano per la prostituzione”.

 

Una delle problematiche alla base dell'abuso di sostanze, dice Meina è la mancanza di forze aggregatrici sul territorio: “A salvare i giovani dalla tossicodipendenza sono le alternative che siamo in grado di offrire loro, dal punto di vista sociale, aggregativo, culturale. Se non ci pensiamo noi quell'alternativa la offriranno i pusher. Cosa propone di sano la nostra cultura trentina per le prossime generazioni? Il problema non è solo politico, è sociale e sanitario e coinvolge tutto il sistema: in questi anni stiamo raccogliendo quello che hanno seminato anche le Giunte precedenti. E' una questione trasversale”.

 

Famiglie Tossicodipendenti, che festeggia quest'anno il quarantennale dalla nascita, ha come obiettivo quello di interpretare i bisogni sul territorio dei soggetti più fragili. “Siamo sostanzialmente un centro educativo per le dipendenze – conclude Panetta – la struttura nasce dall'esperienza raccolta dalla strada e oggi offriamo un servizio di accoglienza con aree residenziali appartamenti di riferimento. I due servizi semiresidenziali con cui siamo presenti quotidianamente nelle piazze trentine sono Punto Donne (centro di ascolto per donne con dipendenza, un unicum sul territorio trentino) e il nostro Centro diurno”.

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