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Trento
05 gennaio | 06:00

Emergenza droga, impennata delle richieste di aiuto, oltre 5 mila accessi all’Associazione Famiglie Tossicodipendenti: “Tra ictus e aggressività, nuove sostanze devastanti"

Il dolore non è più quello “di una volta” spiegano gli esperti dell'associazione: “Ci ritroviamo con corpi più fragili, relazioni ingestibili e tanta aggressività". Gli appartamenti che offre Aft sono sempre sovraffollati e le richieste anche nel 2025 sono aumentate. Sono tantissimi anche i migranti con problematica legate alla tossicodipendenza che chiedono un aiuto

Emergenza droga, impennata delle richieste di aiuto, oltre 5 mila accessi all’Associazione Famiglie Tossicodipendenti

TRENTO. Devasta, lascia segni neurologici, genera ictus e moltiplica l’aggressività. Sono gli effetti, sempre più gravi, che lascia la droga. Le nuove sostanze stanno mettendo a dura prova la tenuta del sistema di cura.

 

L'Associazione Famiglie Tossicodipendenti, operativa a Trento dal 1981, in questi anni ha aiutato migliaia di giovani grazie anche all'impegno continuo dei volontari. Un impegno quotidiano grazie al centro diurno e a una ventina di posti letto in quattro appartamenti. Negli anni è diventata sempre più un punto di riferimento per tantissime famiglie che si trovano in difficoltà e che affrontano il problema della droga.

 

“I posti letto sono sempre occupati, gli appartamenti sovraffollati” ci spiega la direttrice terapeutica dell'associazione Paola Meina. L'associazione negli ultimi anni ha registrato un continuo aumento di persone che chiedono aiuto.

 

Nel corso del 2025 abbiamo avuto un centinaio di nuove persone che ci hanno chiesto aiuto. L'anno prima, nel 2024, erano state 97, nel 2023 erano 45 e nel 2022 erano 14 persone. Questi numeri ci mostrano che sono triplicate le richieste” ci spiega l'operatore Federico Tavernini impegnato nell'associazione. Considerando gli accessi totali, invece, nel 2024 erano stati 4034 mentre nel 2025 si superano i 5000.

 

A preoccupare sono le nuove sostanze che vengono assunte e l'arrivo a chiedere aiuto di persone sempre più giovani. “Purtroppo nel corso del 2025 – ci spiega la la direttrice terapeutica Meina – siamo stati costretti a chiamare diverse volte le forze dell'ordine. Le nuove sostanze sono dei cocktail di droghe, psicofarmaci e metadone che producono effetti mai visti prima”.

 

Il dolore non è più quello “di una volta” spiegano gli esperti dell'associazione. “Ci ritroviamo con corpi più fragili, relazioni ingestibili e tanta aggressività. Stiamo assistendo ragazzi dai 18 anni in su, fino ai 50-55, intrappolati in una dipendenza che il sistema sanitario ha imparato a contenere, ma sempre più raramente a spezzare” continua la direttrice terapeutica.

 

Ma il dato più rilevante riguarda la durata della dipendenza. Uscirne è sempre più difficile. Non solo per la potenza delle sostanze, ma per un modello di intervento che, dopo la definizione dell’Oms della tossicodipendenza come malattia cronica recidivante, tende sempre più al contenimento piuttosto che all’uscita dal circuito.

 

A questo si aggiunge una modifica legislativa che risale al 2012 e che ha reso, purtroppo, difficile affrontare queste problematiche. Questa modifica legislativa ha, infatti, stabilito che le persone debbano essere curate esclusivamente nel territorio di residenza e non possano essere mandate in altri posti. “Questa – spiega Paola Meina - è una mossa che ha aiutato moltissimo la cronicità. Lo stare nello stesso ambiente, con le stesse persone, rende ancora più difficile uscire dalla situazione di tossicità e di dipendenza. In un territorio piccolo come il Trentino in cui i ragazzi frequentano la stessa piazza, lo stesso Serd, le stesse comunità, è diventato difficile trovare la direzione giusta per la cura”.

 

Il sistema regge grazie all’impegno degli operatori e dei volontari che va al di là delle differenze sociali e politiche. Fondamentale l'impegno messo in campo con il Serd che dovrebbe portare al potenziamento dei servizi dell'Aft e alla distribuzione di materiale di profilassi. Un potenziamento che è necessario per un sistema che non può rimanere fermo davanti all'incremento dei casi e delle fragilità.

 

“Il bando del volontariato – ha continuato Meina - ci ha creato un gruppo di volontari davvero unici e importanti che bisogna ringraziare per l'impegno che stanno portando avanti ogni giorno. Siamo davanti a una rete di spaccio internazionale, una rete che non conosce confini, ed è per questo che allo stesso tempo serve una uguale rete di solidarietà e di cura trasversale. Solo uniti è possibile contrastare questo dramma”.

 

Lo scorso febbraio in Consiglio comunale a Trento è stata approvata all'unanimità una delibera per riuscire a potenziare l'Aft affinché diventi un drop in anche sanitario.  “Nonostante fino ad oggi non si sia concretizzato nulla – conclude la direttrice terapeutica - l'unanimità di intenti di quel momento è stata un segnale importante. Una unità che noi vediamo ogni giorno in chi ci aiuta e che serve replicare”. 

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