Boom di psicofarmaci tra i minori in Trentino: “Netto peggioramento della salute mentale degli adolescenti”. L’esperto: “Al Centro crisi in sei mesi circa 70 ricoveri”
Le problematiche più frequenti sono quelle legate alla suicidalità (ideazione suicidale, tentativi suicidali, autolesionismo), al comportamento (agitazione, aggressività), ritiro scolastico, depressione maggiore e psicosi. Rodolfo D'Agostini: "La velocità con cui è cresciuta la richiesta, l’aumentata complessità e le modalità spesso emergenziali di manifestazione hanno messo sotto forte pressione il sistema e richiesto il potenziamento e la riorganizzazione dei Servizi pensando nuovi modelli di cura"

TRENTO. Nell'ultimo rapporto sull’uso dei farmaci in Trentino per il 2024, realizzato dal Servizio politiche del farmaco e assistenza farmaceutica dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino emerge un quadro preoccupante.
Stiamo parlando della fotografia fatta sulla prescrizione e consumo di psicofarmaci nei bambini e nei ragazzi. I dati sono raddoppiati negli ultimi 10 anni e in Trentino, nel 2024, circa 4 bambini e ragazzi su 1.000 (0-17 anni) hanno ricevuto almeno una prescrizione di antidepressivi, antipsicotici o psicostimolanti.
Dopo il Covid 19, viene spiegato sempre nel rapporto, l’uso di psicofarmaci in età pediatrica è cresciuto del 55%. “Questo dato deve essere associato al fatto che a livello mondiale, nazionale e anche in Trentino nello stesso periodo di tempo si è registrato un netto e progressivo peggioramento della Salute Mentale degli adolescenti con una forte anticipazione nell’insorgenza dei disturbi” spiega Rodolfo D'Agostini Medico psichiatra presso il Centro Crisi Adolescenti dell'Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino. La nuova struttura nel corso dei primi sei mesi di attività sono stati circa 70 i ricoveri con una media di durata di circa due settimane.
Dottor D'Agostini l'aumento del consumo di psicofarmaci nei bambini e nei ragazzi preoccupa. Parliamo di numeri raddoppiati negli ultimi 10 anni. Quali sono le cause di tutto questo?
L’analisi di questo dato, che se osservato singolarmente colpisce e può allarmare, deve essere associato al dato che a livello mondiale, nazionale e anche nella nostra Provincia nello stesso periodo di tempo si è registrato un netto e progressivo peggioramento della Salute Mentale degli adolescenti con una forte anticipazione nell’insorgenza dei disturbi. La Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (Sinpia) stima che in Italia negli ultimi dieci anni il numero di bambini e adolescenti seguiti dai servizi sia raddoppiato. Nella nostra provincia il dato sembra ancora maggiore: negli ultimi dieci anni il numero di giovani under 25 seguiti dai Centri di Salute Mentale (Csm) è quasi triplicato. Nei soli ultimi due anni l’incremento nella fascia 12-24 anni è stato del 30%. Al 2025, sono oltre tremila i giovani trentini seguiti per disturbi legati ad ansia, depressione e disturbi alimentari (anoressia e bulimia) seguiti dai Servizi del Dipartimento transmurale di Salute Mentale.
In questa chiave di lettura l’incremento prescrittivo registrato non solo è atteso ma è anche “rassicurante” confermando l’adeguamento della risposta sanitaria a l'aumentato bisogno di questa fascia di popolazione.
C'è una reale crescita dei disturbi psicologici o una maggiore capacità di diagnosi?
La nostra provincia registra uno dei tassi italiani più alti di accesso ai servizi da parte dei giovani. Questo dato viene letto in modo duale: da un lato conferma la fragilità diffusa; dall'altro, tenendo in considerazione anche l’Indice di Soddisfazione Generale per i Servizi di Salute Mentale, superiore alla media nazionale, restituisce il dato che, essendovi servizi efficienti e poco stigmatizzati, i cittadini chiedono aiuto più facilmente.
Negli anni la sensibilità e la formazione promossa dall’Azienda Sanitaria rispetto a questo tipo di problematiche ha promosso fra i clinici maggiori competenze e sensibilità diagnostiche, anche in fasi sempre più precoci, rispetto al passato.
In quali situazioni è necessario ricorrere agli psicofarmaci in età evolutiva?
Gli psicofarmaci forse più di altre cose “psi-“ sono oggetto di particolare stigma e timore. Certamente sono farmaci complessi che comportano effetti collaterali ma lo sono al pari di altre classi farmacologiche (es. farmaci oncologici, farmaci neurologici, farmaci reumatologici…) che non sono oggetto di altrettanto timore e rifiuto.
La scelta prescrittiva di un farmaco è sempre un atto medico complesso che richiede un’attenta comprensione della storia specifica dell’individuo e del suo contesto di vita, una ponderata valutazione del beneficio atteso e degli svantaggi e rischi che può comportare, una pianificazione attenta del monitoraggio, una accurata comunicazione e condivisione, e una strategica collocazione nel piano di cura perché agisca sinergicamente con gli altri interventi non farmacologici (psicologici, educativi, sociali, …).
La particolare complessità nell’età pediatrica e nell’adolescenza rispetto l’età adulta è insita nella dinamicità della crescita, fisica e psichica dell’individuo.
Quali sono le patologie più frequenti?
L’ambito della Salute Mentale copre uno spettro ampio di manifestazioni che richiedono interventi diversi: vi sono patologie in cui il farmaco può avere un ruolo minore o non essere proprio indicato e altre in cui è assolutamente prioritario.
Le malattie più biologiche, (es. psicosi, disturbo bipolare, depressione endogena) risultano essere stabili nei tassi di incidenza. Ad essere esplose sono state soprattutto situazioni complesse determinate da fattori multifattoriali di natura socio-culturale ancora prima che sanitaria che si esprimono però attraverso sintomatologia depressiva e ansiosa e spesso in manifestazioni dirompenti (es.ideazione e condotte suicidarie, comportamenti autolesionistici o eteroaggressivi) che richiedono interventi in emergenza-urgenza.
Le situazioni di complessità che oggi troviamo nei giorni sono in continuo aumento. Il sistema sanitario offre sufficienti servizi di supporto psicologico?
Secondo il Rapporto nazionale CREA Sanità 2025, il Trentino occupa la seconda posizione assoluta in Italia per la qualità delle cure nel campo della Salute Mentale sia per la spesa sanitaria destinata sia per l'efficienza con cui viene impiegata. Nonostante le risorse economiche, maggiori rispetto ad altre regioni, anche in Trentino vi è il problema della scarsità di alcune figure professionali (es. neuropsichiatri).
Riesce a dare una risposta a tutti?
Per quanto riguarda specificatamente bambini e adolescenti, la velocità con cui è cresciuta la richiesta, l’aumentata complessità e le modalità spesso emergenziali di manifestazione hanno messo sotto forte pressione il sistema e richiesto il potenziamento e la riorganizzazione dei Servizi pensando nuovi modelli di cura per rispondere a bisogni di Salute, diversi rispetto il passato.
Cosa ha influito in questi anni sulle prescrizioni di psicofarmaci? L'uso eccessivo dei social media, la pandemia e i problemi scolastici possono aver influito sull’aumento delle prescrizioni?
La Rivoluzione digitale che stiamo vivendo è sicuramente uno dei fenomeni che sta determinando radicali trasformazioni nella società e nell’individuo. È solo negli ultimi anni che si sta sviluppando la consapevolezza riguardo gli effetti negativi sulle capacità cognitive, attentive, di regolazione emotiva, di relazione. È di questi giorni la notizia che dopo l’Australia anche la Francia sta per promulgare delle leggi per regolare l’uso del digitale fra i giovani. La pandemia è stata il detonatore definitivo di una tendenza già precedente avendo estremizzato l’isolamento e la “relazionalità digitale”. In assenza ad oggi di conoscenze complete, strumenti legislativi, sociali e sanitari specifici, si risponde al bisogno di salute con gli strumenti al momento ancora imperfetti che abbiamo a disposizione, psicofarmaci compresi.
Nel vostro Centro di Arco, quanti sono i bambini e i ragazzi che seguite?
Il Centro dispone di 6 posti letto per ragazzi di età compresa fra i 14-22 anni (+/-2 anni di margine secondo situazioni specifiche). Accoglie da tutto il territorio provinciale situazioni prevalentemente di emergenza-urgenza e ha il mandato di fornire un ambiente dedicato che permetta la gestione e il superamento della crisi acuta, l’intervento intensivo multiprofessionale, l’inquadramento diagnostico, l’aggancio alla rete territoriale e quindi la dimissione. Nel corso dei primi sei mesi di attività sono stati circa 70 i ricoveri con una media di durata circa due settimane.
Quali sono le problematiche più frequenti e quanti sono sottoposti a psicofarmaci?
Le problematiche più frequenti sono quelle legate alla suicidalità (ideazione suicidale, tentativi suicidali, autolesionismo), al comportamento (agitazione, aggressività), ritiro scolastico, depressione maggiore e psicosi.
Data la gravità e pericolosità delle manifestazioni l’utilizzo di almeno uno psicofarmaco, che sia come terapia longitudinale o come terapia al bisogno, è in una percentuale sicuramente elevata ma non del 100% ed è sempre integrato con interventi psicologici, riabilitativi ed educativi individuali o gruppali secondo modalità evidence based.
La prescrizione di uno psicofarmaco a un ragazzo viene preceduta da un percorso di qualche genere?
L’atto prescrittivo prevede la raccolta dell’anamnesi psichica e fisica con utente e caregiver, misurazione dei parametri auxologici e l’esecuzione di esami di controllo. Definita la proposta farmacologica, nel caso di utenti minorenni vi è la spiegazione della proposta farmacologica all’utente, qualsiasi sia l’età, soffermandosi su una comunicazione completa tecnica e attenta all’esperienza soggettiva. Analogamente si effettua colloquio (in presenza o in videochiamata) con entrambi i genitori raccogliendo il consenso informato scritto. Solo poi si introduce il farmaco. Nei giorni successivi si effettua un attento monitoraggio clinico oltre a interventi psicoeducativi per consolidare le competenze.
Nel caso di utenti maggiorenni, si effettuano i medesimi passaggi e ugualmente si incoraggia il coinvolgimento dei genitori incontrandoli assieme al paziente.
Ci possono essere genitori preoccupati di fronte a una possibile prescrizione di psicofarmaci per i propri figli. Cosa dire a loro?
La preoccupazione è comprensibile e deve essere accolta. Distinguere almeno due tipologie principali: la paura determinata dalla malattia psichica che spesso si “oggettiva” nel farmaco che da strumento di cura diventa segno stigmatizzante che la conferma e la paura degli effetti collaterali. In entrambi i casi l’indicazione che sento di dare è di informarsi e parlarne sempre apertamente con un tecnico. La sintomatologia psichica, al pari di quella fisica, necessità di interventi anche farmacologici.













