Salute mentale, emergenza silenziosa tra i minori. La Garante: "Nella presa in carico in comunità e nel reinserimento sociale le famiglie si sentono spesso sole"
Il Garante è un organo di garanzia e tutela dei diritti di cui sono portatori i bambini e gli adolescenti. Nell'ultimo anno "quella della salute mentale, soprattutto in adolescenza, è stata una delle problematiche maggiori che ci è stata rappresentata dalle famiglie" spiega a il Dolomiti Anna Berloffa, Garante dei Minori del Trentino. "L'attenzione in Trentino non manca ma in alcuni ambiti servono risorse umane"

TRENTO. La salute mentale dei minori non è più un tema marginale ma nel corso degli ultimi anni è diventata una vera emergenza sociale. Il boom dell'uso di psicofarmaci (QUI L'APPROFONDIMENTO) mostra chiaramente come un netto peggioramento e le richieste di aiuto sono in continuo aumento.
A dirlo senza giri di parole è la dottoressa Anna Berloffa, Garante dei Minori del Trentino a partire dalla fine del 2024. “La salute mentale, soprattutto in adolescenza, è stata una delle problematiche maggiori che ci è stata rappresentata dalle famiglie” ha spiega a il Dolomiti.
Il Garante è un organo di garanzia e tutela dei diritti di cui sono portatori i bambini e gli adolescenti. Interviene, d’ufficio o su richiesta, per tutelare i minori nei casi specifici in cui vengano segnalate violazioni di tali diritti.
Famiglie lasciate sole, servizi sotto pressione per la mancanza di personale, risposte che non sempre arrivano in tempo e una comunicazione che spesso manca. Le sfida che il Trentino ha davanti sono davvero tante.
Minori e tutela della salute mentale, dottoressa Berlofffa il Garante dei Minori del Trentino se ne sta occupando?
Certo, direi che è uno dei temi che abbiamo anche maggiormente trattato. In questo primo anno dalla mia nomina sicuramente quella della salute mentale, soprattutto in adolescenza, è stata una delle problematiche maggiori che ci è stata rappresentata dalle famiglie.
Segnalazioni relativamente a condizioni piuttosto gravi dei figli dove spesso trovano una difficoltà in una risposta, perlomeno dal loro punto di vista, sufficientemente adeguata a livello sanitario e a volte anche sociale. È un tema sul quale noi cerchiamo di entrare in maniera specifica. Facciamo incontri direttamente con le famiglie ma poi anche con gli operatori dei servizi e con livelli superiori e la parte politica come l'assessorato alla salute.
Quali sono i motivi che portano le famiglie a rivolgersi al Garante?
Spesso ritengono le risposte ricevute in quel momento non sufficientemente adeguate. A volte riguardano l'individuazione o il collocamento del figlio o della figlia in una comunità terapeutica. Parlo anche di un periodo che ha preceduto il Centro crisi di Arco, un periodo difficile, un periodo in cui mancando un centro ad hoc che potesse accogliere nella fase di acuzie questi ragazzi e ragazze succedeva che venivano ricoverati in pediatria a Trento, in stanze rivolte a loro ma sicuramente in un reparto non adeguato alla loro situazione oppure in un reparto di psichiatria per adulti, una situazione anch'essa non adeguata. C'è poi la necessità di un intervento di tipo residenziale e terapeutico. Iniziano allora le problematiche per l'individuazione di questa risposta in un contesto grave.
L'altro aspetto segnalato dalle famiglie è la loro solitudine. Il non sentirsi sufficientemente sostenute, accompagnate nell'affrontare questa grande sofferenza legata proprio alla salute del loro figlio o della figlia. C'è poi la problematica sull'accompagnamento di questi ragazzi nel percorso successivo, ad esempio, all'uscita dalla comunità terapeutica. Parliamo della necessità di accompagnamento, di reinserimento nella vita sociale, e anche qui le famiglie si sono sentite spesso sole.
Come Garante nell'ultimo anno, quanti sono stati gli interventi affrontati e le richieste di aiuto?
Abbiamo avuto tante richieste, credo che siano stati aperti un centinaio di fascicoli. In questo momento non abbiamo i numeri precisi. Stiamo preparando la relazione annuale e andremo ad estrapolare le varie richieste e si farà chiarezza anche in termini numerici per presentare una fotografia completa.
L'intervento del Garante dei Minori è risolutivo? È riuscito ad incidere e ad aiutare le famiglie?
La maggiore funzione del garante, in generale e anche in queste situazioni, è principalmente l'ascolto. Non è una banalità. È una delle esigenze maggiori. Un ascolto che deve essere autentico e che si avvicina a comprendere davvero la situazione che le persone stanno vivendo in quel momento. Importante è poi la funzione di mediazione rispetto ai servizi e agli interlocutori con le famiglie, dalla scuola alle istituzioni. Spesso il problema che ho rilevato è un'interruzione di comunicazione oppure una comunicazione non chiara reciproca. Quindi c'è l'esigenza di una figura terza, super partes, che può avere questo ruolo di cercare di recuperare una comunicazione interrotta, poco chiara.
Considerando che le richieste di aiuto sono in aumento, oggi il “sistema” Trentino è capace di affrontare queste situazioni?
Il Trentino sicuramente, parlo come istituzioni, servizi e come realtà del terzo settore, si sta impegnando già da qualche anno. Certamente bisogna però avere una visione che non sia esclusivamente sulla parte più emergenziale o sulle situazioni più gravi che vanno ovviamente prese in carico e a cui va data risposta. Ma credo che la sfida grande sia quella di partire dalla prevenzione e dal costruire percorsi fortemente integrati fra realtà diverse, sia per intercettare in modo precoce situazioni di disagio per evitare peggioramenti successivi.
Questo proprio perché potrebbe favorire anche un intervento successivo più leggero ed evitare peggioramenti anche sostenendo la famiglia nell'affrontare un problema che riguarda il loro figlio. Sicuramente è importante poi costruire un sistema integrato tra servizi di vario livello (sanitari, sociali e educativi) che interagiscano tra loro e che possano costruire progettualità alternative.
Come giudica il rapporto tra il Garante e le altre istituzioni del territorio?
Posso dire che sino ad ora ho trovato sempre molta apertura e collaborazione. Non ho mai incontrato difficoltà. Ho potuto rappresentare situazioni individuali, problematiche che mi erano state portate e soprattutto, cosa che secondo me è importante, riuscire a portare singole situazioni come spunto per affrontare temi generali.
La tutela della salute mentale dei minori rappresenta una sfida nuova. In Trentino è garantito questo diritto per tutti?
Sulla salute mentale il Trentino ha una storia di sensibilità. Anche con servizi che sono stati e sono alternativi e molto aperti alla comunità. È importante tenere questo interesse. L'attenzione quindi non manca. Abbiamo però bisogno, nella neuropsichiatria infantile per esempio, di risorse umane. Sono ambiti sovraccarichi di richieste. A volte i neuropsichiatri fanno quello che possono e situazioni che dovrebbero essere seguite con maggiore frequenza non lo sono e questa è molto ridotta.
Per quanto riguarda l'uso degli psicofarmaci è una questione che attiene agli specialisti che con la loro competenza e la loro grande attenzione li somministrano quando diventa necessario.
Ma non è sufficiente. Lo psicofarmaco, che è importante in determinate situazioni, non può essere la sola risposta e deve essere all'interno di una presa in carico che è anche psicoterapeutica, educativa e sociale. Altrimenti ci troviamo davanti a un intervento frammentato che rischia di non essere efficace.
Parlando del lavoro portato avanti dal Garante quali sono le tematiche più frequenti?
Sicuramente quella della scuola, le difficoltà che ci possono essere con singoli docenti, a volte anche proprio nell'organizzazione della scuola rispetto a specifici problemi che può avere il proprio figlio. Spesso problematiche legate all'autismo o alle difficoltà sui disturbi di apprendimento.
Laddove c'è la necessità di usare approcci diversi da quelli che normalmente si usano nell'insegnamento. A volte le famiglie rilevano che da parte di qualche docente ci sono delle carenze in tutto questo.
Anche qui generalmente, dopo aver approfondito la situazione, c'è sempre un incontro con la scuola con il dirigente o il preside, per affrontare la situazione. Sempre da parte mia con un approccio che vuole essere non tanto di voler mettere qualcuno sul banco degli imputati ma cercare di rappresentare una difficoltà o una problematica e vedere come affrontarla, rimettendo in circolo una comunicazione interrotta e cercando di rimettere al centro il bambino o la bambina, il ragazzo o la ragazza.
Le criticità stanno aumentando e anche il carico di lavoro da affrontare. Come vede il futuro del Garante dei Minori?
La figura del Garante è importante perché è terza ed è indipendente. Questo offre la possibilità e la libertà di poter affrontare le problematiche, che è fondamentale. Si deve rendere conto alla comunità e alla società con la libertà di muoversi e di agire nell'attenzione alle persone. Fuori da qualsiasi influenza sia di tipo politico che ideologico. Il mantenere questa posizione è un impegno. Il ruolo di interlocutore continuerà ad essere essenziale.


















