Bruno Paoli morì sulle piste della Panarotta: quattro condanne: Giesse: ''Le norme di sicurezza sulle piste da sci non sono state rispettate''
Gli imputati sono stati condannati, in solido con i responsabili civili, al risarcimento del danno oltre che, due di loro, a due anni di reclusione e altri due a un anno ''con pena sospesa e non menzione''. Come sottolineava il consulente 'emerge uno sconsolante stato di incuria e imperizia ove la gestione della sicurezza fa riferimento a metodiche applicate agli albori della pratica dello sci e dove l’inconsapevole sciatore è messo di fronte a situazioni di pericolo occulte anche in piste apparentemente prive di difficoltà tecniche'

TRENTO. ''Le norme di sicurezza sulle piste da sci non sono state rispettate e le responsabilità sono finalmente state chiarite''. Questo quanto comunica la Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato nel risarcimento danni con sedi anche a Trento e Bolzano, in merito all'udienza conclusiva, tenutasi oggi al tribunale di Trento, del processo penale per la morte di Bruno Paoli, deceduto in seguito ad un incidente sugli sci sulla Panarotta il 20 gennaio 2018.
Paoli, 48 anni di Sant'Orsola Terme, poliziotto ed esperto sciatore, stava sciando con due dei suoi tre figli, quando stava percorrendo il “Collegamento Malga Rigolor” è caduto in dirupo precipitando per svariati metri e sbattendo violentemente la testa su un sasso in un tratto che sarebbe dovuto essere molto semplice perché classificato come pista ''blu''. Immediati, insieme ai soccorsi (che lo hanno portato al Santa Chiara dove sarebbe morto due giorni dopo), erano stati i rilievi dei forestali e successivamente dei tecnici incaricati dalla procura di Trento che hanno analizzato a più riprese nei dettagli il luogo del sinistro e le altre piste del comprensorio rilevando la mancanza di reti di protezione non solo nel tratto teatro dell’incidente, ma anche in altri punti delle piste.
''Dalla relazione del consulente tecnico incaricato dal pm, la dott.ssa Maria Colpani, - spiegano dalla Giesse - che ha svolto indagini attente e approfondite, emergono anche altre gravi mancanze, tra le quali: segnaletica imprecisa, presenza di pietre sul margine della pista, ceppaie sulla scarpata a valle, addirittura tubi di metallo e cemento non protetti. Come sottolinea lo stesso consulente 'emerge quindi uno sconsolante stato di incuria e imperizia ove la gestione della sicurezza fa riferimento a metodiche applicate agli albori della pratica dello sci e dove l’inconsapevole sciatore è messo di fronte a situazioni di pericolo occulte anche in piste apparentemente prive di difficoltà tecniche'''.
''La giudice Marta Schiavo - proseguono dal gruppo specializzato in risarcimento danni - ha condannato a due anni di reclusione due imputati, a vario titolo soci della società Panarotta Srl che gestisce le piste del comprensorio trentino, e ad un anno altri due indagati. Pena sospesa e non menzione per tutti gli imputati''. La famiglia della vittima, come detto, è stata assistita da Giesse Risarcimento Danni e dall’avvocato Marco Mayr del foro di Trento.
''Ad aggravare la posizione della Panarotta Srl e dei suoi soci responsabili della sicurezza - spiega ancora Giesse - il fatto che più volte è stata segnalata, da clienti e autorità, la pericolosità di alcuni tratti delle piste, tra cui anche quello incriminato, dove in passato già altri sciatori avevano subito lesioni a causa dell’assenza di protezioni. Alle segnalazioni e alle rassicurazioni da parte degli indagati sulla messa in sicurezza delle piste, però, non è mai seguita né nel concreto la realizzazione di quanto necessario per risolvere le problematiche, né la necessaria opera di vigilanza da parte dei dirigenti provinciali addetti alla sicurezza delle piste, fino al tragico epilogo dell’incidente mortale ed il susseguente sequestro degli impianti''.
“Ci troviamo di fronte ad una morte inaccettabile - evidenzia Maurizio Cibien, responsabile delle sedi Giesse di Trento e Bolzano – Bruno Paoli è spirato in modo cruento proprio sotto gli occhi dei suoi due giovanissimi figli che saranno sempre segnati dalle immagini quei terribili momenti. La cosa che fa più rabbia è il disinteresse e la superficialità dimostrata su più fronti in materia di sicurezza e la consapevolezza che questa tragedia si sarebbe certamente potuta evitare. Gli imputati sono stati condannati, in solido con i responsabili civili, al risarcimento del danno. Il giudice ha anche concesso una provvisionale immediatamente esecutiva. Dal punto di vista professionale siamo soddisfatti per quanto deciso anche in sede penale, anche se nulla potrà colmare mai la mancanza di un papà, marito, fratello”.












