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Carenza medici e infermieri, l'Apss mette in campo il 'Team accoglienza''. Benetollo: ''Sanitari che se ne vanno? Naturale turnover. Altre regioni messe peggio''

Lo scopo del nuovo team accoglienza è cercare di trovare una sintesi tra i bisogni dell'organizzazione con quelli del professionista. In merito a medici e infermieri che decidono di andarsene per i turni troppo pesanti Benetollo spiega: "Non è  un problema in Trentino. Il numero di medici per unità operativa rispetto altre realtà è a noi favorevole"

Di Giuseppe Fin - 10 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. Da un 'team accoglienza' ai nuovi rapporti con le comunità locali per cercare di venire incontro ai bisogni dei professionisti sanitari che decidono di approdare in Trentino.

 

La carenza di medici e infermieri si fa sempre più sentire e l'Azienda sanitaria sta cercando mettere in campo alcuni interventi per rispondere alle criticità che si sono venute a creare sul territorio. “E' un problema che non ha solamente il Trentino ma è stato rilevato anche in altre regioni. Proprio su questo nelle scorse settimane un documento della Conferenza delle Regioni ha messo in evidenza la situazione al Governo” spiega a ilDolomiti il dottor Pier Paolo Benetollo, direttore del Servizio Ospedaliero Provinciale (Sop).

 

Le questioni da affrontare non sono poche, dal pronto soccorso di Trento dove alcuni medici sono pronti ad andarsene alle situazioni che si stanno vivendo in altre unità operative sul territorio come quella di Ginecologia a Cles. Il tutto unito al particolare e delicato momento che sta vivendo l'Azienda sanitaria di riorganizzazione. 

 

Dottor Benetollo, questi due anni di pandemia hanno completamente stravolto l'organizzazione dell'Azienda sanitaria. Il 31 marzo è terminato lo stato di emergenza,  come vi state riorganizzando?    
Per prima cosa è bene chiarire che lo stato di emergenza è finito, ora in queste ultime settimane il numero dei ricoveri è stabile ma abbiamo visto un aumento rispetto al mese scorso. Questo fa si che rispetto alla percezione complessiva, l'ospedale è ancora in una situazione di tensione. Tutti i giorni dobbiamo lavorare per trovare il punto di equilibrio tra i letti occupati dai malati Covid e i letti per tutte le altre patologie. Confidiamo che nelle prossime settimane con l'arrivo della bella stagione, come già avvenuto in passato, la malattia si esaurisca.

 

Detto questo, come andare avanti per il futuro? Già durante la pandemia abbiamo aumentato di dieci letti quelli di terapia intensiva, con l'apertura al Santa Chiara della terapia intensiva neurochirurgica con un'accelerazione, quasi una scommessa. 

Tra quest'anno e il prossimo, inoltre, andremo anche a potenziare la rete ospedaliera  per quanto riguarda la terapia semi-intensiva sul territorio. Almeno sul piano logistico-strutturale questo ci porterà un ulteriore miglioramento e ci consentirà di mantenere una attività operatoria su livelli molto buoni. 

 

C'è poi l'integrazione ospedale e territorio. 
Uno degli aspetti che ha funzionato bene, in particolare nell'ultima ondata di Covid, è stato il meccanismo creato di collegamento fra gli ospedali  e le strutture private e intermedie. Queste hanno consentito il trasferimento dei pazienti appena le condizioni cliniche lo consentivano, mettendo in moto un meccanismo che ci ha permesso con molta rapidità di liberare posti letto trovando una collocazione più consona per quelle persone che non avevano bisogno di rimanere in ospedale ma non potevano ancora tornare a casa.

 
Ora questo meccanismo è stato messo in piedi e adesso stiamo lavorando assieme all'intera rete per portarlo a regime per usarlo anche in altri casi e non solo per i malati Covid. E' uno dei grossi impegni che stiamo portando avanti. 

 

C'è poi la questione del personale. Mancano medici e infermieri cosa pensa di fare l'Azienda sanitaria?
E' uscito nei giorni scorsi un documento della Conferenza delle regioni, inviato allo Stato, nel quale si evidenziano situazioni anche peggiori delle nostre. Anche sul piano nazionale abbiamo una carenza di professionisti. In Veneto, per esempio, vi è una forte carenza di tecnici di laboratorio. Su questo come azienda stiamo lavorando con la Pat e le Università di Trento e Verona per aumentare i posti. Già da quest'anno il corso di laurea in scienze infermieristiche ha avuto un aumento dei posti e lo stesso avverrà nel prossimo anno. Così come la Provincia ha dato indicazione di aumentare il numero di posti nei corsi per gli Oss. 

 

Le criticità non sono poche. Solo per citare alcuni problemi, al pronto soccorso di Trento dai 3 ai 4 professionisti se ne andranno. A Cles l'unità di ginecologia è in sofferenza. 
Il turn over in uscita è assolutamente stabile e non registriamo in questo senso un aumento. Un'azienda che ha 8400 dipendenti è naturale  vedere andarsene  nel corso degli anni decine o centinaia di persone. Il problema è nel flusso in entrata. La Medicina d'urgenza è una delle specialità dove si registrano carenze e ancora di più in altre regioni per gli anestesisti. 

 

E l'Azienda sanitaria cosa sta facendo?
Ci sono dei meccanismi contrattuali che sono di competenza della Pat e per i quali sono stati predisposti dei tavoli a livello provinciale. Per conto nostro stiamo lavorando per investire nella fase di conoscenza delle opportunità professionali che ci sono in Trentino. Proprio per questo abbiamo attivato anche un “team di accoglienza" che ha iniziato a lavorare in  queste settimane formato da un medico e due amministrativi che lavorando, non in maniera esclusiva, per mettersi in contatto con i professionisti che hanno deciso di fare domanda per i nostri concorsi. Questo team spiega le possibilità che ci sono, cerca di comprendere quali possono essere le difficoltà che può avere un professionalità nel trasferirsi e i cerca di risolverli. 

 

Quindi un impegno a livello comunicativo?
Non solo, i bisogni oggi dei professionisti sono cambiati e non sono più quelli di un tempo. Le priorità che oggi hanno i giovani medici sono diverse da quelle di un tempo mentre le regole dei concorsi sono rimaste invariate. 
Lo scopo del team accoglienza è cercare di trovare una sintesi tra i bisogni dell'organizzazione con quelli del professionista. Un approccio pro – attivo.  Quindi non agiamo a livello comunicativo ma cerchiamo di capire le aspirazioni professionali e collaboriamo con le comunità locale su aspetti che non sono sono di competenza nostra come la ricerca di un alloggio, oppure di una baby-sitter o altri aspetti della vita sociale. 

 

Nelle strutture ospedaliere non sono pochi però anche i sanitari che decidono di andarsene per un ambiente giudicato “difficile”. Molti denunciano turni lunghissimi e “condizioni pesanti”. Voi queste situazioni le state registrando?
Sono aneddoti che voi giustamente riportate. I numeri ci dicono che abbiamo una mobilità in entrata maggiore di quella in uscita. Rispetto alle condizioni di lavoro e ai 'turni massacranti', non è certo un problema che si registra in Trentino. Il numero di medici per unità operativa rispetto altre realtà anche a noi vicine sono a noi favorevoli e le differenze sono di diversi punti percentuali. Ovviamente questo non significa che non ci siano problemi. Siamo al lavoro e il nostro obiettivo non è quello di andar dietro a quello che succede in altre regioni. 

 

Ma a Cles nel reparto di Ginecologia la situazione è critica. Lo dicono gli stessi sanitari che denunciano la mancanza di personale e le difficoltà nel portare avanti tante ore di lavoro. 
Sulle singole unità operative, quando i numeri sono piccoli, bastano uno o due malattie concomitanti per creare un problema. Si, abbiamo una criticità a Cles rispetto alla quale cerchiamo di lavorare mettendo a sistema le attività. Se noi guardiamo il numero complessivo di ginecologi, comunque, è uguale a quello che avevamo nel 2019 in epoca pre – covid. 
 

Il dottor Antonio Ferro è stato confermato alla guida dell'Azienda sanitaria.
Personalmente sono contento e gli faccio gli auguri. Oggi è importante che l'Azienda passi ad una situazione di stabilità, abbiamo assolutamente bisogno per procedere con la nuova riorganizzazione. 

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