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| 14 ott 2022 | 19:42

Caso "Twenty", l'Unione commercio: "Inammissibile dieci anni per una sentenza definitiva. Timore che si autorizzino nuove superfici commerciali in zona produttiva"

A seguito della sentenza del Consiglio di stato che dichiara illegittime la concessione edilizia che la variante urbanistica del centro commerciale, il presidente dell'Unione commenta: "Il commercio al di fuori dei centri urbani indebolisce l’attività economica di paesi e città. A marzo 2021 erano 189 i locali produttivi sfitti per un totale di 13.531 metri quadrati"

Caso Twenty, l'Unione commercio: Inammissibile dieci anni per una sentenza definitiva
di F.C.

BOLZANO. "In Alto Adige l’attività del commercio al dettaglio è regolamentata dalle leggi sull’urbanistica e sul commercio, che stabiliscono dove è permesso esercitare il commercio al dettaglio e dove no. Questo è un fatto". L'Unione commercio turismo servizi Alto Adige prende posizione sul caso "Twenty", il centro commerciale situato nella zona produttiva Bolzano Sud. Con la sentenza del Consiglio di stato dello scorso 6 ottobre sono state dichiarate illegittime e quindi da annullare, sia la concessione edilizia che la variante urbanistica del centro commerciale.

 

A parlare è il presidente dell'Unione Philip Moser che spiega che, a parte alcune eccezioni ben specificate, il commercio al dettaglio può essere esercitato nei centri urbani e non al di fuori di essi. "Il motivo è chiaro: il commercio al di fuori dei centri urbani indebolisce l’attività economica di paesi e città e, di conseguenza, la vivacità e la qualità della vita degli stessi".

La recente sentenza del Consiglio di Stato non sorprende l’Unione. "La situazione venutasi a creare non è nuova, perché già nel 2019 il Tribunale amministrativo aveva disposto la chiusura sulla base dell’ampliamento".

A questo proposito Moser sottolinea la necessità di avere una certezza del diritto. "Le aziende devono potersi fidare del fatto che le autorizzazioni e le licenze concesse abbiano poi anche un’effettiva validità". Inoltre sostiene, per uno stato di diritto, "non è semplicemente ammissibile che una sentenza definitiva richieda quasi dieci anni".

 

E' discutibile, secondo il presidente, il fatto che in ultima analisi, questa sentenza si vada a ripercuotere anche sulle tasche del contribuente: "A prescindere da come andrà a finire, da una parte o dall’altra saranno presentate ingenti richieste di risarcimento al Comune e alla Provincia".

Il timore è che, ora come possibile soluzione, la politica conceda ai ricorrenti l’autorizzazione all’apertura di nuove superfici commerciali in zona produttiva. "Ciò, a sua volta, avrebbe ulteriori effetti negativi sull’intero tessuto commerciale dell’Alto Adige, a carico dell’attrattività e della vitalità dei nostri centri urbani", sottolinea il presidente.

A fornire cifre impressionanti e preoccupanti è la rilevazione dei locali sfitti già esistenti nel capoluogo tramite la Geoanalisi: a marzo 2021 ci sono 189 locali produttivi sfitti, situati a piano terra, e utilizzabili per attività commerciali, gastronomiche e dei servizi – la maggioranza dei quali (91) nei quartieri Europa-Novacella-Casanova e, a seguire, nel quartiere del centro storico (56). Si tratta di un totale di 13.531 metri quadrati. I risultati confermano che ulteriori superfici commerciali di nuovo sviluppo "risulterebbero del tutto obsolete".

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